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Storia e Storie dello Sport in Italia,
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Ospiti
June 1st, 2008


di Enrico Campoli

Grazie ad una persona che ama davvero la scherma, – intesa come categoria assoluta, – da cui pur mi dividono numerose idee, sono venuto in possesso di un articolo, pubblicato dalla rivista francese specializzata “Ecrime Magazine,” (n. 10 – 1987, pag. 30 – 31), a firma del Presidente della Commissione di Propaganda della F.I.E., nonché Tesoriere della stessa, tale Sig. René Roch.

Già il titolo dello stesso è un programma niente male: “1989, Evolution ou devolution”. Ebbene le follie che vi sono contenute hanno dell’incredibile. Dico follie ma dovrei, ad essere più sincero, parlare di vere e proprie baggianate, e quando penso che si tratta del Presidente di una Commissione Internazionale mi si accappona la pelle.  Questo dirigente è una mina vagante che sarebbe assai opportuno qualcuno provvedesse a disinnescare in tempo.

Per ovvie ragioni di spazio non mi è possibile riportare tutto il contenuto, e comunque – a chi ha una discreta conoscenza del francese – consiglio di procurarselo. Il divertimento, ve lo assicuro, è garantito.

Nel leggere l’articolo la prima cosa che s’apprende è che la genialità del signor Roch è stata provocata dall’analisi degli arbitraggi svolta in occasione dei campioni del mondo di Losanna dove, – ha suo dire – , “anche i migliori non hanno potuto evitare qualche errore”. A prescindere dal fatto che l’infallibilità non è degli uomini, e meno che mai degli arbitri, viene da chiedersi: ma quali erano questi migliori? Forse il giapponese, il coreano, o il cubano che sono stati designati per la maggior parte delle finali in virtù del principio della neutralità assoluta?

Ma veniamo, dunque, alle geniali “modificazioni che io preconizzo”. (Mi astengo dall’usare punti esclamativi e soprattutto dal commentare quell’io maiestatico del tutto fuori luogo).

Esse sono:

  1. l’unificazione del tempo d’esecuzione schermistico per fioretto e sciabola;
  2. l’eliminazione del bersaglio non valido nel fioretto;
  3. l’uso di cellule fotoelettriche sul limite del metro (e dei due metri per sciabola e spada) di modo che lo schermitore abbia un certo terreno a disposizione da utilizzare senza che l’arbitro debba segnalarli nulla più se non l’avvenuto superamento del limite, che fa arrestare automaticamente l’apparecchio;
  4. l’istituzione del colpo doppio anche per la sciabola e il fioretto;
  5. l’utilizzazione di cartoncini per gli avvertimenti (come nel calcio cioè) ma per le modalità nessuna parola;
  6. le divise e le attrezzature degli atleti in pedana multicolori;
  7. la sostituzione della classica pedana con un più moderno ring.

    Non sto qui a controbattere minuziosamente l’assurdità delle proposte anche perché alcune si commentano da sole.

    Quel che meraviglia non è tanto l’astrusità (di cui ognuno si assume la responsabilità della propria) quanto in certi casi l’erroneità di certe posizioni di partenza.

    Partiamo dal bersaglio non valido nel fioretto. Il sig. Roch motiva questa innovazione sulla scia – afferma – di quanto accadrà nella sciabola elettrica. Egli dimentica, ma forse ignora, un particolare fondamentale e cioè che nella sciabola elettrica il bersaglio non valido non è stato affatto eliminato, tant’è che vi saranno due assessori preposti appositamente alla segnalazione dello stesso. Più semplicemente, dunque, per la sciabola elettrica non s’è trovato l’accorgimento tecnico per inserire nella segnalazione elettrica anche il bersaglio non valido (o meglio ciò avrebbe fatto lievitare ancor più i costi). Sul merito poi della c osa è meglio lasciar perdere.

    Quella dell’applicazione delle cellule fotoelettriche ha un qualche fondamento ma anche qui esprimo forti perplessità sul rapporto costo dell’operazione e reale beneficio. Circa il colpo doppio anche nel fioretto e nella sciabola cosa volete che dica: è uscito di senno. A suo avviso questo sarebbe un modo eliminare i simultanei, in quanto statisticamente (!) nella spada ce ne sarebbero di meno proprio perché conteggiati nel punteggio. Ma cosa centra questo? Allora tanto vale eliminare qualsiasi concetto di convenzione.

    E poi viene da chiedere: qual è utilità di mantenere tre armi distinte visto che oltre al colpo doppio egli  vuole anche unificare il tempo schermistico del fioretto e della sciabola? Cosa rimarrebbe come diversità: solo il differente bersaglio? Sic.

    Per quanto riguarda i cartoncini per gli avvertimenti anche il G. S. A. italiano ci si è provato. Si può anche fare ma è necessaria una preventiva opera di assemblaggio e semplificazione dell’intera materia degli avvertimenti in non più di 3 categorie. In caso contrario le idee e gli eventuali spettatori gli e le confonderemo ancor più che adesso (dove capita che non si accorgono di niente). Infine del ring – pur comprendendo la provocazione – c’è da dire che meglio non si potevano sintetizzare le stupidaggini precedenti. Si può dire che essa ne è la somma ideologica.

    La verità e che la scherma non potrà mai essere uno sport popolare a mò del calcio, della pallacanestro, della boxe perché mentre per tutti gli sport il risultato è sempre più o meno facilmente comprensibile non altrettanto può dirsi per la tecnica che porta ad esso.

    Mi spiego meglio: nel calcio la palla deve entrare in un determinato spazio e vince chi riesce a farlo più volte; nella boxe vince chi dà più cazzotti; e fin qui ci siamo perché nella scherma vince chi colpisce con un’arma più volte l’altro. Ma la differenza sta nella tecnica. Da una parte ci sono cose facili e visibili grossolanamente (che sò: la finta, il dribbling, la parata, il tunnel), dall’altra cose difficili da vedere (la cavazione in tempo, la circolata, il filo).

    Allora cosa pensano queste menti lucide? Semplifichiamo la tecnica, riduciamo il tutto ad un gioco di due lampadine colorate. Questa è la strada più semplice ma non sempre la semplicità và d’accordo con l’intelligenza.

    Cosa voglio dire con questo? Che la scherma sarà sempre uno sport per pochi, e che l’intelligenza non sta nel renderlo uguale agli altri bensì nel renderlo intelligentemente distante. E’ una scelta obbligata la nostra: non possiamo per andare incontro alla popolarità depauperarlo tecnicamente, il successo, ammesso che così si raggiunga, sarebbe un fuoco di paglia. Chi sogna un incontro di scherma in un palazzetto da 20.000 deve rendersi conto che non c’è bisogno di simili stravolgimenti che creerebbero addirittura un altro sport.

    E’ necessario invece cercare di divulgare il nostro sport e farne conoscere i contenuti: pian piano, con certosina pazienza, fidando nell’intelligenza dell’interlocutore, non perdendo nulla della nostra eredità che non sia desueto (e Dio solo sa quanto in tal senso c’è già da eliminare).

    “Chi pretende l’impossibile non ha voglia di ottenere nulla”; credo che quanto uno studioso italiano diceva nel settecento a proposito di velleitari rivoluzionari s’addica profondamente alle farneticazioni del “folle francese”.

    Che qualcun – che può – provveda a fermarlo ed a toglierlo da quella sedia.

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5 Commenti


5 Responses to “Fermate il folle”

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