La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010








Contro il target,
Bollati boringhieri 2008



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Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008




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Editori Riuniti 2003




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Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999




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Articoli
June 1st, 2008


Articolo sui notai pubblicato da La Stampa.

La palma della più inattesa pubblicità dell’anno, per una volta, non spetta a Oliviero Toscani. La conquistano invece i notai. Per contrastare, al limite anche con suggestioni subliminali, la crescente acrimonia che essi incontrano presso il pubblico, l’Ordine professionale più austero d’Italia ha comprato intere pagine di giornali. Ma ciò non ha commosso gli estensori della “manovrina”, che ci annovera (anch’io sono notaio) tra gli Uomini Neri delle Rendite.
E’ da qualche anno che commentatori economici, leader politici, imprenditori e gente comune hanno maturato una certa ossessione negativa verso i notai. Eppure una persona normale li incontra non più di quattro o cinque volte nella vita, e tendenzialmente in occasione di eventi fausti. In più ci va (ci andava, ormai) per vendere la macchina, ma con un costo di trenta euro, e non cinquecento come dice Capezzone. Per le imprese sono un costo ridicolo. Risultano la prima categoria di contribuenti italiani. Non saltano mai fuori in uno scandalo.
Senza entrare qui nel merito della discussione sulla loro utilità sociale, il meno che si possa dire è che tanta attenzione critica pare quanto meno sproporzionata e svela, al di là di ogni argomentazione razionale, un fastidio quasi idiosincratico. C’è dunque qualcosa nei notai che urta contro lo Zeitgeist? E che cosa?


In primo luogo, nulla più del notaio offre la dimensione di come si sia deteriorato il rapporto delle persone con lo Stato esattore. Il notaio, a dire il vero, non è precisamente un organo statale, anzi è un esempio ante litteram della privatizzazione della funzione pubblica che oggi tanto s’invoca, e al cliente, nei limiti del lecito, cerca di farle risparmiare, le tasse. Ma il suo peccato inestirpabile è di riscuoterle per conto dello Stato, ciò che lo rende agli occhi comuni con quello colluso e invischiato. Non importa al cittadino come i soldi all’atto di una transazione economica vengano ripartiti tra il notaio e l’Amministrazione: egli li vede come unica mala pianta. Come mai nessuno si lamenta delle somme versate agli agenti immobiliari, ben superiori ai compensi notarili? E perché nessuno ha mai rilevato che per le liti sui tamponamenti è ingiustificata la scienza giuridica di un avvocato e la spesa che ne consegue? Perché lì non si pagano tasse.
Un’altra colpa che sconta il notariato è la sua invisibilità. La notarietà è, per tradizione, l’antitesi della notorietà. Ma nella generale considerazione, la redditività è immeritata se disgiunta da una sovraesposizione mediatica. Nell’età in cui basta rendere pubblici se stessi a un reality show, possibilmente nella più spoglia grettezza dell’Io, il lavoro notarile, che si svolge dietro le quinte, puzza di bruciato. Lo stesso evento dell’atto pubblico, tanto meglio è riuscita la procedura preparatoria che del lavoro notarile è il cuore, tanto più soffre di incolore monotonia. Nulla a che vedere con la spettacolare millanteria della comparsa dell’avvocato o la truculenta estrazione del chirurgo. Alla fine, il notaio più stimato è quello che conferma in televisione, ossia dichiara che una cosa è avvenuta davanti ai suoi occhi, come qualsiasi imbecille di buona coscienza potrebbe fare.
Non meno antipatica risulta la funzione di vincolo e regolamentazione che consegue all’attività del notaio: a nessuno più garba di trovarsi imbrigliato durevolmente in un accordo che non possa essere buttato alle ortiche alla prima occasione di convenienza.
Infine, il notaio, rispetto al cliente, è una figura della prossimità: al pari del parroco o del farmacista, non a caso anche loro in calo di prestigio. Qualcuno che conosce i nostri segreti e aiuta ad amministrarli. Ma come la famiglia estesa si è dissolta a favore della famiglia nucleare, così la prossimità, che presuppone ascolto e continuità, si disperde nel reticolo dell’anonimato quotidiano. Il modello della grande distribuzione, in attesa di dominare persino i rapporti affettivi, trasla intanto dal settore del commercio a quello delle professioni.
Nel Novecento i notai si sono ritagliati una posizione di grande rispetto all’interno delle èlite, e non solo in Italia. Qualcuno vuole risospingerli nell’Ottocento, quando Balzac assumeva lombrosianamente che il notaio non potesse essere che un omino grasso dalla “maschera gonfia, vana e untuosa, di un certo appariscente color di burro fresco”. Invece di discutere seriamente su quanto si potrebbe innovare dentro quel mestiere, li si ammassa frettolosamente a fianco di categorie con le quali non sembra che abbiano poi granchè da condividere. Sulla stessa barca. Anzi, sullo stesso taxi.

(fonte img: Kontrotempo)

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5 Responses to “Gli Uomini Neri delle Rendite”

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