La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
La scherma si divide in tre specialità: fioretto, spada e sciabola. Diverse sono le armi e diverse sono le regole, che incidono anche sull’atteggiamento tattico.
Nel fioretto si colpisce validamente solo di punta, e il bersaglio per fare il punto è costituito dal tronco. La parte superiore, quindi, escluse braccia e testa. L’ideale è colpire senza essere colpiti. Ma cosa accade se gli schermitori si toccano entrambi? Se uno colpisce molto prima dell’altro il punto lo fa lui. Quanto prima è impossibile dirlo, non c’è un tempo prestabilito: è una cognizione che si acquisisce con la pratica, ma comunque stiamo parlando di frazioni di secondo. Se non c’è questo scarto temporale e gli schermitori si colpiscono entrambi, tendenzialmente il punto lo fa uno, quello che compie l’azione “giusta”. Qual è la logica dell’azione “giusta”? Per capirlo pensiamo al duello, dal quale la scherma mutua le sue regole. Se in duello il mio avversario mi si precipita addosso, io debbo preoccuparmi di deviare la sua lama con il mio ferro per impedirgli di colpirmi. Se, invece, mentre l’arma mi sta per trapassare mi limito a dirigere anch’io l’arma verso di lui compio un’azione suicida: magari muore anche lui però io muoio di sicuro. In funzione di questo ragionamento, la prima regola è che se due schermitori si colpiscono entrambi il punto lo fa quello che attacca, cioè si muove in avanti con le braccia e con le gambe. Se però quello che si difende sposta la lama dell’avversario con la sua e quindi “para”, il punto lo fa lui. Si dice, per la precisione, che si è trattato di una parata e risposta. In fondo, non è una situazione diversa da quella di due persone che contendono verbalmente. Se una persona mi rivolge delle accuse (mi attacca) non ha senso che gli parli addosso a mia volta ma è preferibile che “pari” le sue accuse e gli risponda per le rime. Un’ultima precisazione: immaginiamo che un fiorettista attacchi e colpisca la gamba e quello che si difende non riesce a parare ma colpisca comunque l’avversario in un punto valido, facciamo al cuore, tanto per inserire una nota melodrammatica (pochi sport, in realtà, sono fisicamente inoffensivi come la scherma).
Il quotidiano diretto da Mario Giordano segnala Contro il target il 20 aprile 2008. Il pezzo si intitola “Il marketing come ultima ideologia” ed è di Filippo M.Battaglia.
Leggi l’articolo da Il Giornale.
Il quotidiano di Rifondazione Comunista recensisce Contro il target il 6 maggio 2008. Il pezzo è di Vittorio Bonanni a pagina 14, e si intitola “Incubo target, liberiamocene”.
Leggi la recensione.
Il libro viene presentato il 7 giugno 2008 dal supplemento culturale del Tg2. Purtroppo il video non è più disponibile, ma si può leggere la scheda della puntata.
Viene dal blog La Barricata il 16 maggio, e dà vita ad un entusiastico dibattito nei commenti. In particolare, suscita interesse la proposta del link come strumento per detargettizzare la società. Riportiamo il post per intero:
Il recente libro di Remo Bassetti analizza, nelle sue conseguenze sociali, lo strumento principale dell’onnipresente e pervasivo marketing: il target.
Lungi dall’essere un mero mezzo tecnico a disposizione delle aziende, il target, secondo la condivisibile tesi dell’autore, è alla base della cristallizzazione sociale, delle continua riconferma nella percezione di sè delle persone e di segmenti della società.
Uno strumento de-emancipatore, quindi, volto ad incasellare, controllare e fermare l’identità percepita (anch’essa lungi dall’essere una ricerca personale): il consumatore è invitato continuamente a non cambiare.
E anche i partiti ragionano in termini di target? Certamente, nel momento stesso in cui si limitano a “comprendere l’orientamento” in atto nella società, rinunciando allo storico ruolo di fornire strumenti per orientare.
Come sfuggire al meccanismo? L’autore abbozza alcune soluzioni e, tra queste, la più interessante, anche alla luce dell’ambiente in cui ci troviamo, è quella di un modello sociale radicalmente innovativo e basato sul “linkaggio“.
Già, perchè nel web la pratica del link è ciò che più sfugge alla logica del target: con un solo link si possono incrociare stili diversi, passioni ed opinioni, ciò che è più lontano da noi, senza che la meta del viaggio sia decisa in partenza.
Consiglio la lettura (è anche breve)
Il 26 giugno 2008, Rosanna Sisti analizza Contro il Target sul quotidiano Avvenire. L’articolo, a pagina 31, si intitola “La società divisa per target”:
Se, piuttosto che filosofo, Platone fosse stato un uomo di marketing il mito della caverna avrebbe aperto ben altri scenari. Con la loro parete di fondo adibita a megaschermo delle ombre, quegli individui prigionieri a vita sarebbero diventati un target molto interessante. Una fetta di mercato da coltivare, dove piazzare decoder, riscuotere un canone, rilevare dati auditel, collocare prodotti che ottimizzano la vita al buio. E chissà, forse un partito, un sindacato o un’associazione di consumatori avrebbero riunito quei fanatici delle ombre sotto le proprie bandiere teorizzando valori e diritti su misura. In versione aggiornata e ironica il mito platonico ci dice che un posto nel target non si nega a nessuno. Chiunque oggi volesse far partire una rivista, una collana di libri, una trasmissione tv o radiofonica e pensasse a un pubblico indistinto, immaginando di allargare la base d’interesse e proponendo addirittura quell’iniziativa culturale come un ponte tra persone e sensibilità diverse, non troverebbe spazi d’impresa né sponsor, insomma nessuno disposto a rischiare. L’illuso dovrebbe preventivamente trovarsi un target. Perché senza, dice il marketing, non si va lontano. Individuato un target, l’azienda lavora per offrire ai suoi consumatori prodotti e servizi conformi. Non tanto ciò che desiderano ma ciò che sono. Logico che il marketing d’impresa lavori perché la loro personalità non si evolva, perché ciascuno resti quel che è. Nel mercato e anche oltre. Notaio di professione, giornalista e polemista per passione, direttore del mensile Giudizio Universale, Remo Bassetti è autore di un saggio intitolato Contro il target (Bollati Boringhieri; pagg.126, 12 euro) in cui affronta la detargettizzazione del mondo. Un problema che ci tocca da vicino e non solo perché tutti frequentiamo negozi e supermercati, tutti siamo bombardati da pubblicità e offerte speciali. «Il fatto è – spiega Bassetti – che la logica del target ha travalicato i confini del marketing d’impresa e ha abbracciato tutti gli altri campi: la politica, l’informazione, persino la cultura. Succede in politica dove – continua – al tradizionale compito di orientare la comprensione della realtà, è subentrato quello di comprendere l’orientamento, tastare gli umori delle persone per farne l’indirizzo della propria politica. Succede nell’informazione dove i principali quotidiani si sono costruiti un pubblico su misura che riconfermano continuamente nelle opinioni che già possiede. Ma il risultato è sconfortante.
L’8 aprile 2008, il blog Alta Tolleranza riporta la recensione del semiologo Gianfranco Marrone dedicata a Contro il target:
Un tempo, in guerra, si mirava a un obiettivo: strategie militari. Adesso, nel commercio, si individua un consumatore-tipo: strategie di marketing. Due mondi separati, due epoche diverse? Assolutamente no, per il semplice motivo che entrambi i sistemi usano i medesimi metodi e ragionamenti. Ma soprattutto perché tutti e due fanno riferimento a uno stesso oggetto: il target. Target, letteralmente, è il bersaglio da colpire, sia esso un obiettivo militare o un consumatore tipico. E non è un caso che a studiare oggi Della guerra di von Clausewitz non siano tanto i generali quanto gli uomini di marketing, impegnati a colpire il consumatore con procedimenti che rispecchiano la finezza e la determinazione dei grandi condottieri d’un tempo.
Il problema è che, come segnala Remo Bassetti nel suo argomentato pamphlet Contro il target (Bollati Boringhieri, pp. 125, € 12,00), il marketing non sta più soltanto nel mercato, non riguarda unicamente il commercio ma ogni aspetto e momento dell’esperienza umana e sociale: dal giornalismo alla politica, dalla cultura allo spettacolo allo sport. Viviamo in una società targettizzata. La collettività viene divisa in categorie non tanto sulla base delle esigenze, dei desideri e della progettualità degli individui, quanto a seconda dell’appartenenza a questo o a quel campione di persone, finalizzato alla vendita o alla pubblicizzazione di una qualche merce. Accade che l’attività politica finisca non più per orientare la comprensione della gente ma per comprenderne l’orientamento e agire di conseguenza. E nel mondo dell’editoria i giornali sono progettati su misura sui propri lettori, in modo da dir loro quel che vogliono sentirsi dire, senza alcuna dialettica. Non a caso, non spostano manco un voto. Insomma, la targettizzazione produce stasi, blocco dell’azione e del pensiero. Divisa in classi preconfezionate, la gente resta sempre com’è. E dato che le si propongono messaggi e prodotti che rispondono alle sue esigenze di sempre, essa non può che esserne contenta.
Detargettizzare la società è, per Bassetti, un compito civile di una certa urgenza. E per farlo occorre mettere in contatto mondi autonomi ed eterodiretti, lanciare collegamenti, proporre relazioni inattese, costringere a far propria la parola dell’altro. Due possibili vie di fuga contro il target sono, per l’autore, il link (che in Internet mette in collegamento un sito a un altro) e la metropolitana (mezzo di trasporto interclassista che raggiunge zone della città altrimenti senza alcun contatto fra loro).
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L’autore del blog Sindaco Spa dedica un post a Contro il target il primo luglio 2008, dove in particolare riflette sul legame sempre più stretto tra marketing e politica. Riportiamo per intero:
Le analogie tra marketing industriale e dei servizi da un lato, e marketing politico dall’altro sono molte. Consulenti e analisti si occupano molto di trasferire modelli e pratiche da un campo all’altro. Spesso con entusiasmo, e molto spesso senza alcuna preoccupazione critica. Però a un certo punto le analogie si fermano e cominciano le differenze. Da molto tempo mi ronza in testa un abbozzo di concetto: se il marketing di un prodotto ha successo con la vendita del prodotto stesso (i più avveduti arrivano a pianificare una soddisfacente “post-sales experience”), si può dire che la politica termina con il successo elettorale? Se la politica si limita a promettere quello che il target vuole già, mietendo consensi così come un prodotto che “incontra i gusti del pubblico”, non sta rinunciando a una funzione … come chiamarla? d’avanguardia? pedagogica? ecco, sul pedagogico penso al maoismo, rabbrividisco, e smetto di concettualizzare. Poi ho trovato sullo scaffale di una libreria “Contro il target”, di Remo Bassetti, pubblicato da Bollati Boringhieri: “Nella politica, al tradizionale compito del partito di orientare la comprensione (cercare di indirizzare le persone a un’ideologia attraverso la persuasione) è subentrato quello di comprendere l’orientamento (carpire gli umori delle persone, per farne l’indirizzo della propria azione politica).” Ecco, questa cosa qui lui la spiega proprio bene. E spiega anche che su questo piano, della rinuncia a immaginare, proporre e sostenere qualcosa di nuovo rispetto alle attese del target, Forza Italia (e tutti i suoi emuli nello spazio politico) e la Repubblica sono uguali.
Il 22 aprile 2008, presso la Libreria Bookàbar di Roma, Contro il target viene presentato in un incontro a cui partecipano – oltre all’autore – Stefano Rodotà, Marc Augè e Francesco Cataluccio.
Ascolta l’audio integrale della conferenza (da RadioRadicale.it)
Sempre sul Sole 24 Ore, Francesco Morace dedica a Contro il target la sua PreVisione 155, il 30 maggio 2008:
Già 15 anni fa in un libro intitolato i Nuovi Boom parlavamo – affrontando il futuro del marketing – dei rischi intrinseci alla logica del target. Il rischio di banalizzare le persone, di incasellarle come entomologi nelle caselle troppo anguste delle segmentazioni di mercato, è ormai sempre più evidente. E’ uscito in questi giorni un libro dal titolo emblematico Contro il target, il cui autore – Remo Bassetti – sottolinea la necessità di rendere più dinamica la lettura del mercato, abbandonando strumenti prescrittivi e di analisi passiva dei soggetti-consumatori. Perché il target crea, e asseconda alcuni aspetti della personalità del consumatore e alla fine la congela. “Un fenomeno assolutamente negativo dal punto di vista psichico e di evoluzione della personalità” spiega l’autore. Marc Augè, inventore del concetto dei non-luoghi e presente alla discussione per il lancio del libro rincara la dose “Il tratto che accomuna il target e i non luoghi è la necessità di avere un pubblico sostanzialmente passivo, che non decide, fossilizzato nel suo essere.” Ora sappiamo da molte ricerche condotte sul campo, che il pubblico è già molto più avanti, e che il rischio della passività è stato ampiamente superato. Le persone scelgono, e lo fanno a ragion veduta, anche se spesso sfuggono alle logiche tradizionali a cui siano abituati. E quindi non vengono comprese. Grande palestra di intelligenza e di pensiero che bisognerà dispiegare in tutta la sua potenza, per poter elaborare nuove strategie in cui il target sia solo il punto di arrivo di una osservazione partecipante. Ecco la previsione sui nuovi metodi di ricerche nel marketing e non solo.
Data di scadenza: 30 maggio 2012

