La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010








Contro il target,
Bollati boringhieri 2008



Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008




Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003




Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento





Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999




Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Antonio Franchini recensisce il libro su Il Diario della Settimana, 2 giugno 1999.

Al corpo-peccato della cultura cattolica di fine ottocento succede il corpo-lavoro dei movimenti socialisti si inizio secolo, ostentato in manifesti dove appaiono vigorosi torsi operai che battono su incudini o alzano al cielo le braccia che hanno spezzato le catene dell’oppressione. Più o meno in contemporanea si sviluppa l’idea del corpo-battaglia , che formerà l’educazione fisica fascista tra le due guerre. Alla fine si approda al corpo-piacere levigato, balestrato, superficialmente estraneo ai segni del tempo, con l’edonistica aspirazione all’immunità da sofferenza e da vecchiaia. E ‘ il corpo dei nostri tempi, lo incrociamo su giornali, cartelloni pubblicitari, televisione.

Se ne apprendono di cose, leggendo questo saggio appassionante e appassionato, che fonde diverse angolazioni e tutti gli approcci possibili per architettare una storia in stile vivace e gustoso, il cui impasto ricorda la prosa di notevoli scrittori che scrivendo di sport seppero esaltarsi. Il gusto per l’aneddoto, passaggio epico, ritratto (valga per tutti questa splendida miniatura del lottatore Vincenzo “Pollicino” Maenza: “Perennemente affaticato dalla brutture dietetiche per mantenere il peso, testimoniate dall’affilamento di un viso nel quale le ossa sfidavano ogni regola di pudica discrezione, protese alla conquista dell’aria aperta come un detenuto nell’ora di ricreazione”) si traduce in un repertorio stilistico che si appropria di guizzi, ironia, colta, osservazione antropologica che sono topoi classici della scrittura sportiva alta, da Gianni Brera a Emanuela Audisio. Orami il piacere di raccontare le grandi imprese dell’uomo o i suoi più patetici fallimenti si è concentrato soprattutto nel giornalismo  sportivo: è più facile leggere un articolo commovente su una partita di calcio, o su un match di pugilato, che su una guerra.

Come non versare lacrime su Dorando Petri o sullo sconosciuto caso dell’ostacolista  Facelli? In miseria dopo aver partecipato a quattro Olimpiadi, puri di assistere ai Giochi di Londra del 1948 è pronto a vendere le sue medaglie. Viene dissuaso da un giovanissimo Brera, che intercede presso il presidente del comitato organizzatore, già avversario di Facelli in pista. Dicendosi sorry per le condizioni del rivale di un tempo, il presidente scrive invitandolo in Inghilterra e offrendogli viaggio e soggiorno, ma l’amico al quale il semianalfabeta Facelli fa leggere la lettera non è che di inglese sappia molto più di lui. Sa che sorry significa “mi dispiace” e interpreta la lettera come un rifiuto, così Facelli non parte. Mai epico e patetico si rimescolano così profondamente come nelle storie di sport, nelle grandi sfide: Nuvolari e Varzi, Coppi e Bartali, Benvenuti e Mazzinghi, Mazzola e Rivera. In poche attività come nello sport si possono ricostruire le costanti del carattere nazionale, sia lungo la linea più prevedibile dell’Italia pigra e geniale, mammona e pastasciuttaia, da Panatta a Tomba, sia lungo un crinale più aspro e imprevedibile ma non meno rappresentato, quello di un’antitali a ascetica e scostante che corre da Coppi a Mennea.

Storie non e meno note, che favoriscono il talento narrativo dell’autore, mentre altri ritratti mettono in evidenza una spiccata  capacità di analisi dialettica e una non nascosta passione per l’argomentare eccentrico. Si leggano a questo proposito le pagine sull’elogio dello sportivo da poltrona (l’autore è sportivo praticante ed è stato un valente schermidore) e quelle sul doping, dense di cultura giuridica (Bassetti fa il notaio) e di voglia di approfondire proprio temi che di solito suscitano condanne facili e moralismi. In questa storia bassetti si prende tutte le libertà di chi è sterno alle regole di un mondo con alcune spregiudicate  analisi  dovunque di tocchino i delicati, evanescenti temi delle federazioni e della politica sportiva, come nel capitolo sull’attività del Coni e del presidente Onesti.

E’ vero – altra acuta osservazione del libro- che lo sport oggi ha perso molto in memorabilità. Come le altre merci, si consuma troppo in fretta. Ogni partita, ogni mach, ogni performance è troppo visibile, riproposta, replicata fino alla nausea, rispetto ai tempi in cui una partita di calcio o un incontro di pugilato l’avevano visto in pochissimi, e poi se ne parlava per anni, enfatizzandone, trasfigurandone il ricordo. Per questo, c’è ancora bisogno di sport raccontato , filtrato dalla letteratura e dal pensiero, perché grandi dello sport  ce ne sono ancora, e ce ne saranno finchè esisterà qualcuno capace di raccontarli.



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(disegno originale di Guido Scarabottolo)