La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
La recensione di Edmondo Dietrich compare su Repubblica il 22 marzo 1999. Si spiega come il libro racconti l’Italia da una particolare angolatura.
Al di là delle Olimpiadi greche che il poeta Pindaro elogiava con i suoi epinici ben remunerati, lo sport – intendiamo quello moderno – nasce e rinasce in Inghilterra. Sono gli inglesi a inventare tutto o quasi (mica solo lo sport), gli altri imitano. Così dove sono gli inglesi – sorgono ippodromi, campi di calcio, tennis e altro.
Da noi si comincia a vedere qualcosa intorno alla metà dell’Ottocento. La Federazione Ginnastica Italiana nasce a Venezia nel 1869. Qualche anno prima Quintino Sella aveva fondato il Club Alpino (forse, sostengono alcuni, soltanto per aiutare il turismo di quei luoghi9 e nel ’70 alcuni snob, diciamo aristocratici, disputano la prima corsa ciclistica italiana, da Firenze a Pistoia. E’ a Milano, comunque, che viene fondato il Veloce Club, ma ad avere la bicicletta sono soltanto i borghesi: i poveri si battono ancora per mettere insieme pranzo e cena, quindi non hanno né tempo né forze per fare sport. Alcuni inglesi in vacanza, invece, fondano il primo club italiano di tennis a Bordighera nel 1878.
Parte da queste date, insomma dall’Unità d’Italia, il lavoro di Remo Bassetti, Storia e storie dello sport in Italia ( Marsilio, pagg. 400, lire 40.000), notaio ed ex atleta, certamente appassionato e studioso di sport se di è avventurato in un tale ponderoso, arduo lavoro. Il libro è una lunga cavalcata di centotrentotto anni (1861-1999) nella quale Bassetti riporta alla memoria sportivi famosi e squadre e avvenimenti entrati ormai nella leggenda. Come Coppi, Nuvolari, Berruti, Girardengo, Bottecchia e Gerbi, Giacomo Agostani, Ascari, Zeno, Colò e altri. Ma anche l’Inter di Herrera, il grande Torino, Ferrari e la Ferrari, i mondiali di calcio, la Juventus e il Milan miliardario. E scrive anche di donne, la donna nello sport. Tutto senza frantumare con aride statistiche l’agile narrazione, puntando la lente soltanto sugli aspetti tecnici e umani essenziali dei protagonisti. Che importanza può avere, infatti, in una storia narrata come un romanzo quante vittorie e sconfitte subì nella sua carriera Tiberio Mitri? Meglio un affresco della sua, diciamola, scalognata vita di grandissimo pugile qual era. Le sue vittorie, frutto di classe e stile pugilistico, il titolo europeo, la strana e poco chiara avventura in America quando affrontò il torvo Jack La Motta, dal quale fu sconfitto dopo il drammatico combattimento e forse soltanto perché Mitri, al posto delle mani , aveva due piumini di cipria e non due martelli. Poi, il triste viale del tramonto.
Ma non c’è soltanto questo nel libro di Bassetti. C’è, per esempio, un perfetto spaccato di alcuni momenti della storia d’Italia, filtrati attraverso la lente dello sport. Come l’enfatizzazione che segnava l’età mussoliniana. E poi l’invenzione del Coni, l’eccessivo potere raggiunto con gli anni, la Sisal, la violenza negli stadi, il doping, argomento attualissimo. E un capitolo anche sul linguaggio sportivo: in primis quello di Gianni Brera, uno “stile gaddiamo”, come lo definì Umberto Eco.
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