La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010








Contro il target,
Bollati boringhieri 2008



Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008




Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003




Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento





Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999




Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento



Contro il target (estratti)
July 14th, 2008


Secondo estratto da Contro il target, siamo a pagina 41. Si parla del ruolo della politica nell’era del target, ridotto a “comprendere l’orientamento” del pubblico; e del perché questo non costituisce un progresso.

La politica aveva sempre avuto lo scopo di orientare la comprensione. A partire da un modello interpretativo del mondo, un partito cercava di conquistare adepti alla causa, provando a convincere gli individui della bontà del suo progetto sociale. La rivoluzione culturale della politica moderna, particolarmente visibile e anticipatrice nel laboratorio italiano, è il capovolgimento di tale assioma: al partito spetta ora di comprendere l’orientamento. Il partito è un mero contenitore, idoneo ad accogliere formule di organizzazione sociale fungibili. Dovrà solo avere cura di scegliere preventivamente un elettorato potenziale, e poi preoccuparsi di sedurlo senza sosta, seguirlo nei suoi spostamenti di opinione e assecondarlo.

Antonio Gramsci Ci si potrebbe chiedere se ciò non costituisca un progresso, dal punto di vista democratico. Non è forse paternalistico un modello elitista di politica, nel quale spetti ai ceti dirigenti confezionare progetti e al corpo sociale subirli, dal punto di vista creativo, e ratificarli o negarli? Il minimo che si può obiettare è che questo nuovo e antagonistico modello dovrebbe qualificarsi come matriarcale, per il suo incondizionato, protettivo e diseducativo assenso alle pulsioni e ai desideri dei figli-cittadini, per la sua predilezione per la cura piuttosto che per la pedagogia.

Ma sarebbe in ogni caso un dibattito irrilevante. Gli elettori non sono invitati a presentare un progetto di vita collettiva, ciò che è il senso della politica. I loro input riguardano essenzialmente la tutela della dimensione privata. Chi saluta con entusiasmo la morte delle ideologie, quale ultimo anello della secolarizzazione e liberazione dal dogmatismo, dovrebbe quanto meno essere invitato a riconoscere il valore altruistico delle ideologie stesse. Ogni propugnatore di ideologie non spiega solo come vorrebbe vivere lui, ma anche come sarebbe opportuno che vivessero gli altri. Solo se cerca di imporre le proprie modalità, l’ideologia diventa fanatismo o dittatura. Non è certo criticabile, all’inverso, la pacifica volontà di scuotere le coscienze e il proposito di indurre gli altri a modificarsi, relazionandosi criticamente con le loro esigenze. Al contrario, lo stile di vita, preso in considerazione quale target anche dalla politica, è un progetto di vita individuale. E’ assente ogni anelito all’interazione. Gli altri esistono lateralmente, come membri dello stesso gruppo d’impressione, da osservare con la coda dell’occhio per ricevere la conferma della propria posizione.



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(disegno originale di Guido Scarabottolo)