La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
L’autore del blog Sindaco Spa dedica un post a Contro il target il primo luglio 2008, dove in particolare riflette sul legame sempre più stretto tra marketing e politica. Riportiamo per intero:
Le analogie tra marketing industriale e dei servizi da un lato, e marketing politico dall’altro sono molte. Consulenti e analisti si occupano molto di trasferire modelli e pratiche da un campo all’altro. Spesso con entusiasmo, e molto spesso senza alcuna preoccupazione critica. Però a un certo punto le analogie si fermano e cominciano le differenze. Da molto tempo mi ronza in testa un abbozzo di concetto: se il marketing di un prodotto ha successo con la vendita del prodotto stesso (i più avveduti arrivano a pianificare una soddisfacente “post-sales experience”), si può dire che la politica termina con il successo elettorale? Se la politica si limita a promettere quello che il target vuole già, mietendo consensi così come un prodotto che “incontra i gusti del pubblico”, non sta rinunciando a una funzione … come chiamarla? d’avanguardia? pedagogica? ecco, sul pedagogico penso al maoismo, rabbrividisco, e smetto di concettualizzare. Poi ho trovato sullo scaffale di una libreria “Contro il target”, di Remo Bassetti, pubblicato da Bollati Boringhieri: “Nella politica, al tradizionale compito del partito di orientare la comprensione (cercare di indirizzare le persone a un’ideologia attraverso la persuasione) è subentrato quello di comprendere l’orientamento (carpire gli umori delle persone, per farne l’indirizzo della propria azione politica).” Ecco, questa cosa qui lui la spiega proprio bene. E spiega anche che su questo piano, della rinuncia a immaginare, proporre e sostenere qualcosa di nuovo rispetto alle attese del target, Forza Italia (e tutti i suoi emuli nello spazio politico) e la Repubblica sono uguali.
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