La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
In questi giorni ci racconteranno i giochi di Pechino in tutti i modi, ma ce n’è uno particolarmente curioso che compare alle Olimpiadi per la prima volta: si tratta dei blog curati dagli stessi atleti in gara, che vengono aggregati qui.
Articolo pubblicato su Minori e giustizia, con il sottotitolo “Una nuova politica criminale per le detenute madri”.

Quando ci si confronta con un sostenitore della pena come prevenzione generale pura è sempre il caso di domandargli: come mai nessuna legge prevede che la punizione venga scontata oltre che dal trasgressore anche dai suoi parenti più stretti? Si tratterebbe di un metodo dissuasivo efficacissimo, come ben sanno le organizzazioni mafiose. L’interlocutore dovrà ammettere che una scelta di questo tipo ripugna al comune senso di giustizia ma in questo modo non potrà che riconoscere come sia la giustizia a condizionare l’utilità e non il contrario (facendo immediatamente vacillare le premesse del suo discorso).
Nella personalità dell’esecuzione penale, dunque, deve ravvisarsi non soltanto un principio di garanzia individuale che contraddistingue la nostra civiltà giuridica ma anche la discendenza del diritto penale da principi morali assunti come universali.
Ciononostante, la pena applicata a un soggetto produce effetti riflessi su altre persone, in particolare sui familiari. Al di là dell’ovvio e dell’inevitabile, non pare tuttavia che l’ordinamento e la prassi si sforzino di alleviarli. La detenzione, con le modalità che attualmente la disciplinano, si sostanzia in una privazione affettiva che, rovesciandosi specularmente sulle parti innocenti del rapporto, diventa una vera pena collettiva.
I posteri giudicheranno la normativa che regola i colloqui come noi giudichiamo oggi le pene corporali degli ordinamenti arcaici, una brutale e gratuita barbarie. Le visite al detenuto sono razionate nella misura di una alla settimana, della durata di un’ora. Le conversazioni telefoniche non possono eccedere i dieci minuti settimanali. Le chiamate sono inoltrabili solo a un telefono fisso: questo significa per la maggior parte degli extracomunitari l’impossibilità di comunicare con i familiari, raggiungibili spesso soltanto su un cellulare (quando non siano tutti in patria). Persino più esigue sono le concessioni di contatti con l’esterno per coloro che si trovino soggetti al regime penitenziario dell’art 41-bis o del 4-bis.
Articolo pubblicato su La Stampa.

Si dice che nello studio di Rodin, ai primi del ‘900, ci fosse un via vai pazzesco e che le donne, vezzose aristocratiche come prosperose lavandaie, facessero praticamente la fila per posare nude al cospetto dell’artista. Il quale, per osservarle con criterio, ometteva anche di guardare il foglio su cui disegnava, lasciando che la matita vibrasse secondo impulsi emotivi piuttosto che geometrici. Poteva allora capitare, per via di questo pressappochismo sul punto di partenza, che al momento di aggiungere una gamba o un braccio il lato del foglio fosse esaurito. Poco male: Auguste riprendeva dalla parte opposta, se non sul retro, come se l’unico tabù, rispetto al fluire libidico, fosse quello di estrometterlo. Al Museè Rodin di Parigi sono esposti fino al 18 marzo, in un’antologica di rara completezza e ammirevole ordine, i disegni erotici dell’artista francese, in una mostra sotto il titolo Les figures d’Eros. La sorpresa, per i meno informati, è che i disegni non erano affatto preparatori alle sculture, bensì pensati e realizzati come opere a se stanti. Rodin ci lavorò con continuità negli ultimi trent’anni della sua vita, e il risultato è non meno emozionante delle sue statue. Sono figure femminili, chiamate soltanto a esprimere la loro sessualità, sottratte a qualsiasi sfondo e contesto: quasi mai c’è un oggetto, neppure il letto sul quale frequentemente sono stese.
Articolo pubblicato su La Stampa.

Anche se manca ancora oltre un terzo, possiamo facilmente pronosticare che il 2007 verrà ricordato come l’anno delle spie. Dalle intercettazioni telefoniche continuano a fiorire le crisi politiche. Il principale scandalo sportivo, doping a parte, è lo spionaggio della Mc Laren e il più squallido in assoluto i pedinamenti fotografici dei vip da parte di Corona, il quale, consapevole di essere portatore dello Zeitgeist, pensa di fondare un partito. Il film più apprezzato dalla critica è stato Le vite degli altri, dove si racconta della Stasi, e le si attribuisce un cuore, o almeno un’arteria periferica. Per l’Isola dei Famosi, templio della sbirciata voyeurista, tra poco metteranno una linea di aliscafi. L’intelligence che milita nelle file del nemico militare lo utilizzava già Ramsete per sconfiggere gli Ittiti, ma l’arte dello spionaggio domestico è non meno antica: una vecchia leggenda napoletana vuole che in Comune sia a disposizione un milione per chi si fa i cazzi suoi, e nessuno sia ancora andato a ritirarlo.
Articolo pubblicato su La Stampa.

Se la professoressa si è volontariamente consegnata alle sequenze e ai palpeggiamenti dei suoi alunni, il caso di Lecce non merita attenzione pubblica: si tratterebbe di un plateale e individuale squilibrio psichico. Se invece l’iniziativa e l’azione sono da ascrivere agli studenti, viaggiamo all’interno di una saga ormai quotidiana. La ripresa filmata dei maltrattamenti e delle molestie o violenze sessuali ha ormai preso il posto, come casistica di inedita devianza giovanile, dei sassi lanciati sulle macchine in corsa.
Apparentemente i delitti del cavalcavia e i filmati criminali sono due condotte agli antipodi. Nella loro spoglia strumentazione i primi sembrano regredire, materialmente e simbolicamente, a una nuova età della pietra, mentre i secondi presuppongono il ricorso a un oggetto tecnologico in una fase talmente sofisticata della produzione da determinarne un prezzo accessibile a tutti. Il sasso piomba sulla vittima da una mano nascosta e invisibile, e ne rimane traccia solo sul raggrinzirsi del parabrezza e sul corpo pudicamente piegato sul volante. Rimossa la scena dalla polizia scientifica, come annullato dalla sua stessa futilità, il delitto evapora. Il violentatore, al contrario, è (ovviamente) presente e riconoscibile, e l’immagine della sopraffazione si riproduce all’infinito sulla Rete. L’indagine sui lanciatori deve avanzare nel buio in cui gli autori si sono dileguati. I violentatori, al contrario, precostituiscono la prova confessoria che condurrà all’arresto e alla condanna.
In verità, colui che compie un abuso sessuale, fosse pure uno stupro, mai si preoccupa di celare l’identità, o di rendere difficoltoso il riconoscimento alla vittima. L’intimo e insopprimibile desiderio del disagiato protagonista è l’epifania della sua esuberante virilità. Liquida con eccesso di sicurezza il tangibile rischio che la donna corra a denunciarlo perché vuole credere che alla fin fine a lei sia piaciuto, e che anzi se vuole ritrovare lo stallone sappia dove cercarlo.
Al telegiornale delle 20, ieri sera. Il primo argomento di cui si parla è la notizia principale della giornata, ovvero le nuove misure per la sicurezza che portano l’esercito a pattugliare le strade. Come in altre recenti questioni italiane, il problema chiave è la mancanza di autorevolezza: che si cerca, invano, di risolvere con il ripristino dell’autorità.
E la mancanza di autorevolezza, con la scomparsa delle norme condivise, è anche uno dei temi più importanti in Stanno uccidendo i notai. In un mondo dove tutte le regole vanno allo sfascio, figurarsi infatti cosa può succedere tra i criminali propriamente detti: che possono perfino ritrovarsi ad avere bisogno di un notaio…
Infine un altro dei casi del giorno, ovvero la squalifica di Andrea Baldini dalle Olimpiadi. E’ la prima volta fra l’altro che si parla di doping nella scherma, anche perché in questo sport occorrerebbe “doparsi il cervello” per migliorare le prestazioni. Ecco il terzo e ultimo estratto dal telegiornale di ieri:
Clamorosa iniziativa dei Notai di Verona: ad un prezzo simbolico è ora possibile lasciare le proprie volontà per evitare, in caso di situazioni estreme, l’accanimento terapeurico. Il Collegio Triveneto si inserisce così nell’attuale vuoto legislativo, destinato probabilmente a durare a lungo.
Leggi la notizia su Il Mattino di Padova
C’è chi rischia la vita per vincere la corsetta ciclistica amatoriale alla sagra del prosciutto, siringandosi da sè. C’è chi riduce i propri testicoli a noccioline rinsecchite pur di gonfiarsi i bicipiti di un altro paio di centimetri [...]
Leggi l’inchiesta di Repubblica.it

