La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Articolo pubblicato su La Stampa.

Se la professoressa si è volontariamente consegnata alle sequenze e ai palpeggiamenti dei suoi alunni, il caso di Lecce non merita attenzione pubblica: si tratterebbe di un plateale e individuale squilibrio psichico. Se invece l’iniziativa e l’azione sono da ascrivere agli studenti, viaggiamo all’interno di una saga ormai quotidiana. La ripresa filmata dei maltrattamenti e delle molestie o violenze sessuali ha ormai preso il posto, come casistica di inedita devianza giovanile, dei sassi lanciati sulle macchine in corsa.
Apparentemente i delitti del cavalcavia e i filmati criminali sono due condotte agli antipodi. Nella loro spoglia strumentazione i primi sembrano regredire, materialmente e simbolicamente, a una nuova età della pietra, mentre i secondi presuppongono il ricorso a un oggetto tecnologico in una fase talmente sofisticata della produzione da determinarne un prezzo accessibile a tutti. Il sasso piomba sulla vittima da una mano nascosta e invisibile, e ne rimane traccia solo sul raggrinzirsi del parabrezza e sul corpo pudicamente piegato sul volante. Rimossa la scena dalla polizia scientifica, come annullato dalla sua stessa futilità, il delitto evapora. Il violentatore, al contrario, è (ovviamente) presente e riconoscibile, e l’immagine della sopraffazione si riproduce all’infinito sulla Rete. L’indagine sui lanciatori deve avanzare nel buio in cui gli autori si sono dileguati. I violentatori, al contrario, precostituiscono la prova confessoria che condurrà all’arresto e alla condanna.
In verità, colui che compie un abuso sessuale, fosse pure uno stupro, mai si preoccupa di celare l’identità, o di rendere difficoltoso il riconoscimento alla vittima. L’intimo e insopprimibile desiderio del disagiato protagonista è l’epifania della sua esuberante virilità. Liquida con eccesso di sicurezza il tangibile rischio che la donna corra a denunciarlo perché vuole credere che alla fin fine a lei sia piaciuto, e che anzi se vuole ritrovare lo stallone sappia dove cercarlo.
Il sovrappiù filmico, dal punto di vista dell’autore, prima che la prova del delitto potrebbe dunque essere la documentazione dell’erezione e del godimento. Ma una simile lettura sarebbe distorta: queste violenze, allo stesso modo di quelle bulliste su ragazzi o insegnanti, non sono state commesse e insieme filmate ma sono state commesse perché potessero essere filmate. E’ una patologia più generale: all’esistenza, e alla piena percezione dell’esperienza, si preferiscono la prova e la memoria dell’esistenza. E’ la posizione psicologica di coloro che visitando un bel luogo o durante la recita del figlio, anziché immergersi nella delizia del momento si affannano con scatti e riprese. Al ruolo di protagonisti e testimoni sostituiscono quello di spettatori. E così i bulli e i nuovi violentatori, ritirandosi dal presente e trasferendo il centro della loro azione nel futuro atto del guardare, più facilmente si deresponsabilizzano. Costruito in funzione di un alienato piacere dinanzi allo schermo il loro è, per questo, un delitto da display.
Ecco allora che la distanza con i cavalcavia si ricompone. Cosa fanno tecnicamente i lanciatori, mirando febbrilmente a bersagli in movimento che cambiano velocità e si spostano lateralmente se non giocare a un videogame? Anche questo è un delitto da display.
Il lanciatore non conosce la sua vittima, i violentatori che filmano quasi sempre sì: ma la medesima assenza di empatia consegue al filtro dello schermo sulla realtà. Se tradizionalmente il delinquente è colui che tenta di forzare a proprio vantaggio le regole e la realtà, i nuovi giovani criminali, nel cattivo rapporto che hanno con entrambe, cercano piuttosto di dissolverle.
(fonte img: Repubblica.it)
One Response to “Delitti da display”
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[...] poi filmate, vengono in realtà commesse solo per essere filmate (rinvio per questo all’articolo Delitti da display). Eppure i grandi scrittori riescono sempre a ricordarci come ciò che ci sembra nuovo e [...]