La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Articolo pubblicato su La Stampa.

Anche se manca ancora oltre un terzo, possiamo facilmente pronosticare che il 2007 verrà ricordato come l’anno delle spie. Dalle intercettazioni telefoniche continuano a fiorire le crisi politiche. Il principale scandalo sportivo, doping a parte, è lo spionaggio della Mc Laren e il più squallido in assoluto i pedinamenti fotografici dei vip da parte di Corona, il quale, consapevole di essere portatore dello Zeitgeist, pensa di fondare un partito. Il film più apprezzato dalla critica è stato Le vite degli altri, dove si racconta della Stasi, e le si attribuisce un cuore, o almeno un’arteria periferica. Per l’Isola dei Famosi, templio della sbirciata voyeurista, tra poco metteranno una linea di aliscafi. L’intelligence che milita nelle file del nemico militare lo utilizzava già Ramsete per sconfiggere gli Ittiti, ma l’arte dello spionaggio domestico è non meno antica: una vecchia leggenda napoletana vuole che in Comune sia a disposizione un milione per chi si fa i cazzi suoi, e nessuno sia ancora andato a ritirarlo.
In questo contesto, si riprende familiarmente in mano, pur uscito da qualche tempo, Un giorno all’anno di Christa Wolf (Edizioni E/O, pagg. 581, euro 19), in cui l’autrice descrive per quarant’anni, dal 1960 al 2000, ogni suo 27 settembre. Fu spiata o spiona, nella Ddr, la Wolf? Il tema rimane controverso. I fascicoli della Stasi, dice lei, “non contengono la verità né sulla persona fatta oggetto di osservazione né su coloro che compilavano i resoconti. Contengono ciò che quelli della Stasi (…) avevano il permesso di vedere. Rispecchiano la paranoia crescente degli spiriti più gretti, lo stesso linguaggio adoperato non è adatto a comprendere la verità”. E un diario, così curiosamente strutturato, con la preventiva scelta di un giorno e dunque di impostazione burocratica, coglie la verità? Dei fascicoli della Stasi sembra un curioso doppio, per quel suo amorevole indugio sul dettaglio quotidiano superfluo. Per un giorno all’anno la Wolf si fece spiata e spiona. Il parallelismo del diario, che come la Stasi è ossessionato dal terrore dell’oblìo, è tuttavia animato dalla finalità opposta del fascicolo segreto, far valere l’elemento di contraddizione (“hai detto questo ma hai fatto quest’altro, perché?”) a discolpa piuttosto che a favore. Ma l’osservazione esageratamente puntuale, provenga da sé o da terzi, perde sempre prospettiva e rende se stessa inutile a fini dimostrativi.
Altri tempi, altre ossessioni. Eppure chi l’avrebbe mai detto che crollato il muro di Berlino il problema quotidiano delle spie lo avremmo avuto noi occidentali? In primo luogo, per le tracce informatiche che lasciamo in giro quando ci muoviamo in Rete, e che formeranno banche dati commercialmente proficue e schede comportamentali. Lo spionaggio oggi, è principalmente, una fase imprescindibile del marketing. Christa Wolf, al tempo della Stasi, almeno scriveva a macchina.
(fonte img: IlaeAle)
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