La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento

Oggi si compie il primo mese di attività “piena” per questo sito. Colgo l’occasione di ringraziare tutti quelli che lo stanno seguendo, e per ripercorrere sinteticamente gli argomenti trattati:
- 1 settembre: l’appello del mese, “tuteliamo la sincerità dei rapporti”
- 3 settembre: i testamenti olografi, e un libro che raccoglie quelli più paradossali
- 4 settembre: il Panopticon, un modello di carcere che secondo Focault è l’emblema del potere nella società contemporanea
- 5 settembre: il mio editoriale di Giudizio Universale dedicato alla mostra dell’anno (ingiustamente sottovalutata finora da gran parte della critica)
- 7 settembre: sempre da Giudizio Universale, la stroncatura dell’open space ad opera di Stefania Stecca
- 17 settembre: si apre a Milano la mostra di Guido Scarabottolo, l’autore della homepage di questo sito
- 19 settembre: ancora da Giudizio Universale, la recensione di Michele Serra sui non-luoghi di lavoro
- 21 settembre: il filmato della mia intervista al Tg5 su Stanno uccidendo i notai
- 23 settembre: il caso di Pasquale Laganà, che sta passando una quantità inverosimile di anni di prigione senza avere mai commesso reati significativi
- 24 settembre: l’apertura di Torino Spiritualità, ed un tracciato di massima sui prossimi appuntamenti (al più presto aggiornamenti su orari, luoghi ed ospiti)
- 25 settembre: I nuovi meteci, l’articolo su La Stampa dedicato al libro di Michael Walzer sulle migrazioni
- 26 settembre: una introduzione alle teorie di Gilles Lipovetsky sulla “società degli iperconsumi”
- 28 settembre: un filmato tratto dal mio incontro con Lipovetsky a Torino Spiritualità. Solo un primo assaggio delle cose dette nell’occasione, altri contenuti seguiranno.
Vi invito ad intervenire ancora, nei commenti, via mail, o come preferite, per dare i vostri giudizi e dare inizio alla circolazione delle idee.
Ecco il primo filmato (scusate la pessima qualità) dell’incontro di ieri a Torino. Qui introduco i problemi principali legati al concetto di target, cominciando dal chiedermi: cosa succederebbe se si applicassero le strategie di marketing al mito platonico della caverna?
TRASCRIZIONE
Il target funziona così: dopo avere individuato quello che noi già desideriamo – dopo aver dedotto che in qualche modo noi siamo ciò che desideriamo, per questa intimità e confidenza che c’è nel rapporto fra noi e le nostre merci – il target ci avrebbe indotto a rimanere quello che siamo, offrendoci quegli stessi prodotti che noi già desideriamo e che noi già siamo. Sarebbe, sempre nel mito di Platone, nato poi un partito politico che avrebbe poi assecondato la legittima aspirazione di queste persone a godere delle proprie ombre. Sarebbero nati anche giornali e settimanali, [e si sarebbe] trovato un mercato interessante per descrivere i nostri consumatori ombrivaghi.
Allora, da questo io ricavo due cose: intanto che il mercato, la produzione, il consumo, svolgendosi attraverso il target consiste nel cercare di far rimanere le persone quello che sono. Il secondo rilievo è che quando parliamo di consumi noi oramai non parliamo più di mercati tradizionali, non parliamo più solamente di birre, di automobili, di veicoli; parliamo di politica, parliamo di cultura, perché se già nel dire “io non posso dedicarmi solo alla vita privata, devo allargarmi alla sfera pubblica” c’è ancora una sfumatura di ottimismo, è chiaro che se invece la sfera pubblica è stata già colonizzata da quella privata perché segue la stessa logica nella produzione, allora io non ho neppure più questa sfera pubblica dove rifugiarmi.
Questa volta viene dal sito web Il Re-Censore. L’autore è Matteo Di Giulio.

Leggi la recensione di Stanno uccidendo i notai.
Domattina a Torino, invece, si parla dei temi di Contro il target insieme a Gilles Lipovetsky. Ultimo promemoria: ore 11 presso il Cortile di Palazzo Carignano, a Torino.
Vai alla scheda di Contro il target.
Ricordo che l’incontro con Gilles Lipovetsky è dopodomani a Torino, alle 11 presso il Cortile di Palazzo Carignano. Del filosofo francese sono stati pubblicati diversi libri in Italia, il più recente è Una felicità paradossale:

Laddove la felicità in questione è quella del consumatore: anzi dell’iper-consumatore, tipico dell’attuale società dell’iper-consumo. Secondo Lipovetsky infatti la vecchia “società dei consumi” negli ultimi vent’anni si è trasformata, fino a diventare un’altra cosa: alla massificazione si è sostituita una segmentazione sempre più precisa (potremmo anche dire una targettizzazione), che va verso un consumo individualizzato.

Questa nuova fase porta con sé tutta una serie di implicazioni: la merce finisce di essere uno status symbol, da possedere in funzione del riconoscimento sociale, perché con la fine delle classi sociali il lusso diventa alla portata di tutti. Nella spinta ai consumi, che non hanno più ordini gerarchici, diventano centrali gli aspetti dell’emotività e della seduzione: e i prodotti devono essere rivestiti di un’anima che è indipendente dal valore d’uso.
Vai alla scheda di Una felicità paradossale su Anobii.
Leggi gli altri post sull’argomento.
Ecco l’articolo pubblicato ieri su La Stampa: “Oscar Wilde, Michael Walzer e i nuovi meteci”. E’ la recensione del libro Sfere di giustizia.
Le persone che non riescono a guadagnarsi da vivere nel proprio paese hanno «il diritto di trasferirsi in paesi non sufficientemente popolati, dove tuttavia non devono sterminare quelli che vi trovano, ma costringerli ad abitare in spazi più ristretti di terreno afferrando ciò che vi trovano». Lo dice un anarchico o un sovversivo islamico? No, lo scriveva Thomas Hobbes, benché naturalmente non pensasse ai barconi al largo di Lampedusa ma ai colonizzatori. È vero, parlava di «spazi non sufficientemente popolati», ma è sempre difficile cristallizzare un concetto tanto relativo, e in fondo sarebbe solo una buona ragione per suggerire agli immigrati di imboccare la strada delle colline del Chianti piuttosto che quella dei vicoli torinesi attorno a Porta Palazzo.
In realtà, lo sappiamo, l’unico motivo oggi concesso agli stranieri per insediarsi sul nostro territorio è quello di far loro svolgere lavori infami, che i cittadini considerano inaccettabili. Non si è infatti realizzata la previsione di Oscar Wilde per la quale sarebbero state le macchine a un certo punto a «occuparsi di tutti i servizi igienici, alimentare la caldaia sui vapori e pulire le strade, e consegnare la posta nei giorni di pioggia e fare tutto quello che è noioso e deprimente». A distanza di secoli e decenni i grandi pensatori possono apparire paradossali.

Inizia oggi il festival culturale dedicato al tema della Speranza: l’inaugurazione è alle 18 con Speranza senza fede, dialogo fra Eugenio Scalfari ed Alessandro Baricco.
Il dialogo fra me e Gilles Lipovetsky dal titolo: “Ripensare i consumi, i desideri, le necessità” è invece domenica 28 alle 11 (con ingresso libero, fino all’esaurimento dei posti). Entrambi gli appuntamenti sono al Cortile di Palazzo Carignano, il programma completo è qui.
A parte questo, nel mese prossimo ci sarà un calendario abbastanza ricco di incontri:
- 7 ottobre a Roma, ore 21, presentazione di Stanno uccidendo i notai. Partecipano Giulio Ferroni, Vauro e Melissa P.
- 11 ottobre all’Accademia Ars Aulica di Bologna, ancora per Stanno uccidendo i notai
- 17 ottobre alla Festa del Villaggio del Libro presso Frassineto Po, ore 17, sempre per il romanzo
- 21 ottobre all’Hotel Gallia di Milano, ore 21. Qui invece la partecipazione sarà come relatore al convegno La customer satisfaction dei servizi in Italia
L’elenco è comunque provvisorio, altri aggiornamenti a breve. Intanto vi aspetto domenica.
Papero Giallo discute sulla necessità di limitare, in tempi di crisi, l’acquisto di giornali e riviste:
[...] Da alcuni giorni devo fare una scelta perché non mi voglio caricare di spese inutili.
La mia mazzetta si è “ridotta” a quattro giornali
Corriere della sera
Stampa
Sole24ore
Repubblica
elencati esattamente nell’ordine di lettura.
Ci sono poi i periodici e quindi ecco l’ Espresso, cancellata invece Panorama, fondamentale l’Internazionale per avere una visione d’insieme.
Tra i mensili leggo il Giudizio Universale e quel che capita a seconda della copertina o degli argomenti [...].
Leggi il post di Papero Giallo.

Quando, tra il 2001 e il 2002, ho fatto il mio giro delle carceri per scrivere il romanzo “Derelitti e delle pene”, ho spesso incontrato tra i detenuti persone di una certa dolcezza. Alcuni di loro avevano visto la loro vita stravolta da qualche Grande Errore; altri non avevano avuto neppure questo risvolto di grandiosità, ma marcivano regolarmente dentro una cella perché invischiati in una lunga, interminabile, ineluttabile serie di Piccoli Errori, perché non erano riusciti ad accomodarsi decentemente con la quotidianità né, probabilmente, avevano trovato qualcuno che li aiutasse ad accomodarcisi. Uno di questi, Pasquale Laganà, aveva passato una quantità inverosimile di anni in prigione, almeno un terzo dei suoi più-o-meno quaranta, ma senza mai essersi macchiato di un reato serio, caduto nel meccanismo della recidiva e quindi schiacciato sotto un cumulo di condanne di scarso significato sociale, tra le quali qualche impazienza nello svincolarsi dagli obblighi coattivi di soggiorno. Era assolutamente cosciente delle sue responsabilità, ma non mi pareva vittimista quando si doleva del fatto che una volta risucchiati nella china sbagliata, specialmente in Meridione (il colloquio era avvenuto nel carcere di Reggio Calabria), è difficile riconquistare la fiducia degli altri o farsi offrire un lavoro stabile. Mi è sembrato una persona sostanzialmente per bene, e quella è stata una delle circostanze in cui mi sono reso conto che tale positiva inclinazione di personalità possa tranquillamente sposarsi con una biografia comprendente una quindicina di anni di carcere, e senza che nessuno ci abbia messo un sovrappiù persecutorio. Accade perché, nel nostro sistema di vita, può accadere. Punto.
Un mesetto fa, Pasquale Laganà, del quale mai più avevo avuto notizie, mi ha prima telefonato e poi scritto una lettera molto disperata. Ad essa allega una sentenza della Corte d’Appello di Reggio, che sostituisce la misura dell’obbligo di firma con gli arresti domiciliari perché Laganà è stato visto da un maresciallo girare sopra un motorino fuori dal comune di Campo Calabro, nel quale doveva rimanere. Laganà mi scrive che non è vero, e io ovviamente non sono in grado di dire chi abbia ragione: però constato che, sulla base della semplice dichiarazione di una persona e senza nessun altro elemento indiziario, è stato adottato un provvedimento decisivo per la vita di un’altra persona. In parole povere, tra uomini liberi nessuno potrebbe mai essere condannato solo perché, senza alcun elemento a sostegno che la sua testimonianza (che potrebbe anche essere frutto di una svista), viene accusato di qualcosa da una persona. Se invece si tratta di una persona sottoposta a misura di sicurezza, questo principio di parità viene meno e la parola di uno vale, per definizione, meno di quella di un altro. E’ una delle tante pene accessorie del carcere, uno dei tasselli di smantellamento di quella personalità che, teoricamente, il carcere dovrebbe aiutare a ricostruire. Per inciso, da quel che leggo sul provvedimento che riguarda Laganà, la misura di sorveglianza speciale serviva a Laganà per raggiungere il centro di cura riabilitativa, che ora presumo sospesa.
Quando si dice buttare la chiave.

L’intervento nella rubrica di Carlo Gallucci, del 9 settembre, è disponibile grazie a Notariato.it.
Nel dialogo si parla di Stanno uccidendo i notai, e della sua vena moralista: “la difesa del notariato assurge a metafora della difesa delle regole nella nostra società”. Ed è anche l’occasione per chiarire l’origine della professione notarile: “il notaio nasce non come giurista ma come intellettuale, come letterato”; che si concilia dunque perfettamente con le attività di saggista e giornalista.
Guarda l’intervista al Tg5 del 9 settembre 2008
Nel nuovo numero, Michele Serra recensisce questa copertina:

Ed in particolare, riflette sui cambiamenti impressi dalla rivoluzione tecnologica al mondo del lavoro:
[...] E’ vero che molti lavori, rendendosi “liquidi”, perdendo il loro ancoraggio a una fabbrica, un ufficio, un luogo fisico e collettivo, hanno messo in crisi le identità di gruppo, la coscienza di classe. Hanno disperso il lavoro in una specie di diaspora polverizzata, in una sommersione diffusa, in un iper-individualismo che ha sgretolato molti degli antichi legami sociali. Ma è altrettanto vero che – comodità a parte – la “restituzione” del lavoro, o perlomeno di parecchi tipi di lavoro, ai singoli individui, al loro arbitrio, alla loro autogestione, ha anche un aspetto “anarchico”, nel senso migliore del termine [...]
Vai al sommario di Giudizio Universale n.36, settembre 2008

