La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Ecco l’articolo pubblicato ieri su La Stampa: “Oscar Wilde, Michael Walzer e i nuovi meteci”. E’ la recensione del libro Sfere di giustizia.
Le persone che non riescono a guadagnarsi da vivere nel proprio paese hanno «il diritto di trasferirsi in paesi non sufficientemente popolati, dove tuttavia non devono sterminare quelli che vi trovano, ma costringerli ad abitare in spazi più ristretti di terreno afferrando ciò che vi trovano». Lo dice un anarchico o un sovversivo islamico? No, lo scriveva Thomas Hobbes, benché naturalmente non pensasse ai barconi al largo di Lampedusa ma ai colonizzatori. È vero, parlava di «spazi non sufficientemente popolati», ma è sempre difficile cristallizzare un concetto tanto relativo, e in fondo sarebbe solo una buona ragione per suggerire agli immigrati di imboccare la strada delle colline del Chianti piuttosto che quella dei vicoli torinesi attorno a Porta Palazzo.
In realtà, lo sappiamo, l’unico motivo oggi concesso agli stranieri per insediarsi sul nostro territorio è quello di far loro svolgere lavori infami, che i cittadini considerano inaccettabili. Non si è infatti realizzata la previsione di Oscar Wilde per la quale sarebbero state le macchine a un certo punto a «occuparsi di tutti i servizi igienici, alimentare la caldaia sui vapori e pulire le strade, e consegnare la posta nei giorni di pioggia e fare tutto quello che è noioso e deprimente». A distanza di secoli e decenni i grandi pensatori possono apparire paradossali.
Quando il tempo è più breve, tuttavia, ci si può sbalordire dell’attualità quotidiana di certi scritti. E così, prendendo in mano Sfere di giustizia di Michael Walzer, che Feltrinelli ha in questi mesi ristampato a distanza di 25 anni dalla sua stesura, pare di leggere, in tutti i temi che vengono affrontati e in particolare sulla questione dell’immigrazione, il commento alle notizie della settimana. Il filosofo americano, tra i tanti motivi egoistici e neotribali che danno per scontata la rigidità delle frontiere nazionali, ha anche il pregio di ricordarne uno più profondo, e storicamente collaudato: abbattere le mura dello Stato non vuol dire creare un mondo senza mura ma creare mille piccole fortezze, perché le comunità di vicinato, minacciate in quella che sentono come propria identità, tendono a chiudersi all’estraneo.
Però, aggiunge Walzer, una volta che gli «ospiti» lavorano, e duramente, sul territorio, escluderli dai diritti della cittadinanza e dalla partecipazione politica, e dunque dalle decisioni che direttamente incidono sulla loro vita, significa instaurare una situazione uguale a quella della famiglia con la servitù. O a quelle dei meteci nella Grecia classica (il felice paragone è stato recentemente riproposto da Annamaria Rivera). Insomma farli vivere sotto una tirannide. Anche se un giorno qualcuno spiegherà loro che una tirannide, alla fin fine, non è il male assoluto.
5 Responses to “I nuovi meteci”
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