La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010








Contro il target,
Bollati boringhieri 2008



Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008




Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003




Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento





Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999




Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento



Il Fermacarte
September 29th, 2008


Ecco il primo filmato (scusate la pessima qualità) dell’incontro di ieri a Torino. Qui introduco i problemi principali legati al concetto di target, cominciando dal chiedermi: cosa succederebbe se si applicassero le strategie di marketing al mito platonico della caverna?

TRASCRIZIONE

Il target funziona così: dopo avere individuato quello che noi già desideriamo – dopo aver dedotto che in qualche modo noi siamo ciò che desideriamo, per questa intimità e confidenza che c’è nel rapporto fra noi e le nostre merci – il target ci avrebbe indotto a rimanere quello che siamo, offrendoci quegli stessi prodotti che noi già desideriamo e che noi già siamo. Sarebbe, sempre nel mito di Platone, nato poi un partito politico che avrebbe poi assecondato la legittima aspirazione di queste persone a godere delle proprie ombre. Sarebbero nati anche giornali e settimanali, [e si sarebbe] trovato un mercato interessante per descrivere i nostri consumatori ombrivaghi.

Allora, da questo io ricavo due cose: intanto che il mercato, la produzione, il consumo, svolgendosi attraverso il target consiste nel cercare di far rimanere le persone quello che sono. Il secondo rilievo è che quando parliamo di consumi noi oramai non parliamo più di mercati tradizionali, non parliamo più solamente di birre, di automobili, di veicoli; parliamo di politica, parliamo di cultura, perché se già nel dire “io non posso dedicarmi solo alla vita privata, devo allargarmi alla sfera pubblica” c’è ancora una sfumatura di ottimismo, è chiaro che se invece la sfera pubblica è stata già colonizzata da quella privata perché segue la stessa logica nella produzione, allora io non ho neppure più questa sfera pubblica dove rifugiarmi.

Oggi i partiti politici si costituiscono prima di tutto nell’individuare quale è la domanda di mercato, quale è lo spazio politico, in funzione di quella domanda, in funzione di quell’area – quindi non in funzione di un progetto a monte, di quelle che si chiamavano ideologie – viene formato il partito, che è esattamente lo stesso meccanismo del mercato. Quindi se oggi ci fosse in giro una nuova nuova, grande, montante percentuale di antisemitismo, noi dovremmo trovare marketologicamente ragionevole formare un partito antisemita.

I giornali funzionano allo stesso modo. Chi è che oggi cambia la sua intenzione di voto leggendo il giornale? Nessuno, perché ognuno ha già il giornale che lo identifica: noi abbiamo il nostro quotidiano che disegna gli articoli per come ci piace leggerli, ogni giornale ha il suo pubblico quindi non sposta più un voto, non modifica più un’opinione, il giornale si è ritagliato il suo pubblico su misura. Questo oggi significa evidentemente la definitiva depressione dell’opinione pubblica: l’opinione pubblica è invece nel cortocircuito, nello scambio.

Quindi, vedete che parlare di consumi oggi significa parlare anche di questo. Cioè la vera preoccupazione non è solamente quella di sfuggire  – entro certi limiti, perché poi insomma come diceva Lipovetsky giustamente i consumi non sono il demonio: noi ora parliamo di speranza rispetto a questo ma per i nostri genitori, per i miei genitori la speranza sono stati i consumi, i consumi a cui non potevano accedere, che ci hanno offerto [...] delle opportunità di vita che prima non conoscevamo – però siamo ora d’accordo nel dire che l’imperativo dei consumi poi è una forma di totalitarismo. Ma come mi ci allontano io se il sistema di produzione è lo stesso, nella cultura come nella politica oltre che nel mercato tradizionale? Quindi il primo aspetto, la prima cappa di cui liberarsi diventa evidentemente questa.



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(disegno originale di Guido Scarabottolo)