La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010








Contro il target,
Bollati boringhieri 2008



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Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008




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Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003




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Gli interventi sull'argomento





Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999




Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento



Articoli
October 10th, 2008


Mentre anche oggi la borsa perde il 7%, la buona notizia è che è arrivato il nuovo numero:

Il costo di una vita appunto, visto non tanto come dato statistico ma nelle sue implicazioni più profonde (come si diceva qui, l’economia ha al centro la persona). E ogni fase di una vita ha il suo costo: nascere in provetta, imparare a sciare, laurearsi allo Iulm, sposarsi a Venezia, tenere in casa animali domestici, invecchiare, farsi cremare.

Leggi la recensione di Giulia Stok sul costo della vecchiaia.

*

Il mio editoriale si intitola invece I conti senza l’hostess:

L’unica misura pubblica seria che i governi oggi potrebbero varare, di fronte alla crisi dei mercati e a quella dei destini, sarebbe quella di assumere migliaia, forse milioni di hostess. Quando mio padre morì, per un infarto, rimasi molto colpito dal fatto che, prima dell’angina decisiva, avesse spedito mia madre a prendergli un bicchiere d’acqua in cucina, quasi volesse risparmiarle la scena finale. Se così fu, scelse coraggiosamente di stare da solo, senza una mano cui aggrapparsi, senza l’ultima illusione che quella mano potesse ancora tirarlo su. Sarebbe stato forse giusto che avesse goduto almeno di una compagnia meno impegnativa dal punto di vista emotivo, eppure rassicurante, una che guardi quando sembra inequivocabile che stai precipitando ma tiene fede al suo ruolo, ti sorride, ti fa pensare che ti sbagli, e magari tira fuori una salvietta rinfrescante. Baluardo della nostra sicurezza è la hostess in quella situazione in cui sei incollato con la faccia al vetro, nella contemplazione di ciò che più assomiglia all’infinito: ma se ti sei appena svegliato il panorama rende angosciosamente simili, o magari intercambiabili, una nuvola e una palla di zucchero filato. Sarebbe bastata una hostess vicino per dissuadere David Foster Wallace dall’infilarsi la corda al collo? D’altronde non era, anche nel titolo, una spericolata incursione nell’infinito il suo libro più conosciuto? Sembra particolarmente assurdo che un uomo così, ad un certo punto, consideri finite le parole. O forse è normale che un genio del quale probabilmente afferriamo la metà di quello che intende, perché la sua intelligenza vola troppo alto, ad un certo punto si annoi. O ancora: un’ipotesi su Infinite Jest, ma in fondo su tutta l’opera di Foster Wallace, è che quella forma di gigantismo, centrifughismo della trama e dispersione narrativa fosse la presa di coscienza dell’autore che il libro non è più concepito per essere letto ordinatamente dall’inizio alla fine. E da lì, chissà, il pensiero che ciò valga anche per la vita individuale.

Leggi tutto l’editoriale del n.37

*

Infine, per chi non avesse mai sentito parlare del nuovo Premio Nobel per la letteratura (e fino a 24 ore fa erano in tanti), segnalo la recensione che avevamo dedicato al suo ultimo libro:

L’attacco è folgorante: “Dicono che l’Africa sia il continente dimenticato. L’Oceania è il continente invisibile. Invisibile, perché i primi viaggiatori che vi si sono avventurati non ne hanno colto la natura, e perché rimane ancora oggi un luogo senza riconoscimento internazionale, un passaggio, quasi un’assenza”. In un colpo solo accende l’interesse come se fosse un thriller, o un libro di avventura di altri tempi, e rievoca tele di Gauguin, scenari di Stevenson, collane di conchiglie e fiori di tiaré. Perché è proprio questa la fortuna e insieme la sfortuna di questa manciata di isole del Pacifico: la loro capacità di suscitare un immaginario potente, così radicato che superarlo per arrivare a una visione più realistica e rispettosa di questi luoghi e della loro storia è quasi impossibile. Qui si sono persi o hanno trovato pace Cook e Melville, oltre a Gauguin e Stevenson. Nei secoli gli esploratori hanno dato all’arcipelago molti nomi diversi: Nuove Ebridi, Grandi Cicladi, tutti che cercavano di identificarlo come una versione del mondo conosciuto, e dunque tutti inappropriati.

Leggi tutta la recensione di Giulia Stok su Il continente invisibile.

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9 Commenti


9 Responses to “Il costo di una vita”

  1. uno sbolognato says:

    e la presentazione felsinea di oggi del romanzo?

  2. Massimo says:

    caro sbolognato,

    ho appena ricevuto una mail di Bassetti da “un posto assurdo più o meno a bologna”. mi conferma la presentazione per stasera, spero di poter dare poi coordinate più precise :)

    m.

  3. sergio garufi says:

    bell’editoriale, come al solito.

  4. [...] 10 ottobre. Esce il nuovo numero di Giudizio Universale, con l’apertura dedicata al costo di una vita: [...]

  5. Lurraine says:

    You mean I don’t have to pay for expert advice like this anoyrme?!

  6. ygvdjc says:

    sOzqkx , [url=http://glxccjmtvazj.com/]glxccjmtvazj[/url], [link=http://bdseratinfii.com/]bdseratinfii[/link], http://xpzmjdakwqng.com/

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