La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Soltanto il 17,5% dei notai in esercizio ha un notaio in famiglia. La percentuale più bassa di tutte le professioni. Questo dipende da una selezione molto severa, garantita da un concorso su base nazionale gestito dal Ministero della Giustizia. Ad esso partecipano migliaia di candidati per 200-300 posti e richiede una preparazione giuridico-fiscale di altissimo livello. Molti figli o parenti di notai non superano il concorso che è il più serio e selettivo d’Italia.
Ma si sa che i dati statistici in Italia non hanno tanto successo. Sono ahimè sicuro che domani troveremo di nuovo dichiarazioni come quella di Aldo Giannuli, docente di storia contemporanea allUniversità Statale di Milano, che pochi giorni fa ha dichiarato in un’intervista al blog di Grillo:
Non parliamo dei notai dove addirittura dove quello che dovrebbe essere un concorso pubblico si risolve in targhe del tipo: “..Tal dei tali notai dal 1830″ perciò una carica manifestamente ereditaria di generazione in generazione da due secoli.”
E questo è uno che insegna storia! Se si documenta sulle fonti con lo stesso scrupolo stiamo freschi. Soprattutto i suoi studenti.
Sparare cazzate, purtroppo, si fa da prima del 1830, anche se gli scienziati tendono a escludere che sia prerogativa manifestamente ereditaria.
Per la cronaca, al contrario, non c’è probabilmente nessuna professione in Italia nella quale lavorano in ufficio con il genitore tante persone che non sono riuscite a ottenere il suo stesso titolo di abilitazione. Il meccanismo psicologico è il seguente: molti notai convincono i figli che è saggio e razionale che nella vita loro continuino lo studio paterno. E accanto a quelli che effettivamente hanno una propensione al diritto, ce ne sono tanti, sottratti a inclinazioni più personali, che passano la vita doppiamente frustrati (non hanno vinto il concorso e non hanno eguagliato il padre). Uno dei grandi meriti del concorso notarile è proprio quello di non guardare in faccia nessuno. Quando io, figlio di maestro di scherma, l’ho vinto, a pochi metri sedeva il figlio dell’allora ministro dell’Interno Gava, che nell’occasione non passò la selezione. Sotto questo profilo, insomma, è una casta all’amatriciana.
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