La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010








Contro il target,
Bollati boringhieri 2008



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Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008




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Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003




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Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999




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Articoli, Il Fermacarte
November 27th, 2008


Francesco Piccolo, “La separazione del maschio” (Einaudi) – In un periodo in cui tanti libri vengono scritti come sceneggiature, pensando già alla traduzione in film, è apprezzabile che uno sceneggiatore di valore come Francesco Piccolo (che lavora con Nanni Moretti) tenga fede alla sua estrazione di scrittore e realizzi un’opera narrativa intensamente letteraria. “La separazione del maschio” (Einaudi), ha una trama strutturalmente semplice, la storia di un uomo che si sente teneramente marito e padre, ma ossessionato dal sesso ed incapace di sensi di colpa si disperde in una serie innumerevole di rapporti erotici e a suo modo sentimentali. Piccolo, piuttosto, usa il cinema a pro della letteratura: e così non solo attribuisce al suo protagonista il lavoro di montatore, ma eleva il montaggio a inesauribile fonte metaforica. Il montaggio è un addestramento alla vita coniugale, perchè il confronto col regista fotogramma per fotogramma è un’esasperazione della vita quotidiana che spinge al reciproco rancore i suoi animatori, chiusi nella gabbia dei dettagli, ma costringe ad un certo punto a recuperare il filo della logica narrativa; il montaggio consente di spezzettare digressivamente il lavoro, in modo che alla fine la delusione per una scena sia compensata dalla soddisfazione per un’altra, come può avvenire per un uomo immerso in esperienze apparentemente contraddittorie ma dal suo punto di vista complementari; il montaggio produce una lenta modifica del film quale era stato girato, prendendo dai fatti “tutto ciò che serviva e cerca di fare meglio, tradendoli se è necessario”, e in questo senso è una quasi-verità: come l’oblio e la menzogna rimodellano, anche con un’unica omissione, i comportamenti inaccettabili. Lo stesso romanzo è una sequenza di fotogrammi, sempre filtrati dall’interpretazione del narratore. E’ un montaggio alla Ejzenstejn, sviluppato per conflitti, vista l’apparente difficoltà di comporre un quadro psicologico individualmente armonico.

Il prototipo umano restituito da questo romanzo assomiglia a quello offerto da altri bravi narratori, come Roberto Alajmo o l’ultimo Diego De Silva: è quello del maschio occidentale, borghese, acculturato e senza passioni civili, che vive in un orizzonte post-ideologico nel quale il senso di colpa si è eclissato perché non è più percepibile un principio di responsabilità, se non su un piano aridamente economico, e la dialettica di genere, più difficile da affrontare, regredisce a puro richiamo dell’istinto. Il suo modo per sopravvivere è separarsi, prima di tutto dalla propria coscienza, e sul piano estetico tale distacco viene restituito con surreali riflessioni interiori (un flusso d’incoscienza?), che esercitano una morbosa razionalità su dettagli inessenziali o nostalgici (fra gli altri, nel caso di Piccolo: l’aggiunta di cacao nel cappuccino, l’Almanacco del Giorno dopo radiofonico o il Voltaren). E’ una precisa scelta tecnica e poetica che, in omaggio a questo romanzo che potrebbe aspirare a diventarne il manifesto, definiremmo come separatismo.

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Categoria: Articoli, Il Fermacarte
6 Commenti


6 Responses to “Il manifesto del separatismo”

  1. Grazie della citazione. In effetti ho come la sensazione di far pratica di autoscissionismo, di recente

  2. Terrah says:

    That’s 2 clever by half and 2×2 clever 4 me. Tahkns!

  3. Mccade says:

    Such a deep awsenr! GD&RVVF

  4. xzdaaoiktrt says:

    gnxK2e , [url=http://ukdtilgrqxtl.com/]ukdtilgrqxtl[/url], [link=http://syrgxsuvzcjj.com/]syrgxsuvzcjj[/link], http://ocfclaoxxwvq.com/

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