La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento

Per fermare la criminalità giovanile, la Francia è pronta ad abbassare l’età della punibilità. Scrive Domenico Quirico da Parigi:
In prigione a dodici anni: in Francia succederà. La domanda è antica, e formicola di dubbi da far tremare i polsi: a quale età un bambino diventa penalmente responsabile dei suoi atti? Con la terribile aggiunta: e quindi può finire in prigione? Gli psichiatri sono d’accordo su una cosa soltanto, che non esiste un criterio oggettivo per stabilirla, quella età della colpa. [...] Nella maggior parte dei paesi europei il limite è fissato a quattordici anni. In Francia, con empirismo di cui a futura memoria bisognerà render omaggio ai prudenti legislatori del 1945, si preferì lasciar decidere alla discrezionalità suprema del giudice. Sullo sfondo ha sempre imperato, per fortuna, intangibile il principio che per questa categoria specialissima di delinquenti la educazione dovesse aver sempre il primato sulla repressione. [...] Ma questo principio, che la galera, almeno quella, ai bambini fosse il giudice e con mano delicatissima a soppesarla, il legislatore aveva tenuto a lasciarlo intatto e a gloriarsene. Destro o sinistro che fosse. Fino a quando all’Eliseo non è salito Nicolas Sarkozy. Perché al teppista giovanile, al precoce frequentatore delle panchine dei commissariati il presidente fin da quando si faceva le ossa come ministro degli Interni ha sempre dedicato una attenzione specialissima. Individuando in quei soggetti selvatici la fanteria della racaille che assi lo disturba. E i casi di adolescenti che avevano già cumulato rilevanti carriere penali e che ogni volta uscivano dalle mani del giudice senza danni hanno sempre infervorato i suoi discorsi alla Francia che aveva paura e invocava sicurezza. Così tra i primi provvedimenti ha affidato a una commissione parlamentare guidata da un docente universitario, André Varinard, il compito di tracciare un nuovo codice penale dei minori. Con un filo conduttore imperativo, basta con la tolleranze, i rinvii a improbabili ravvedimenti, semmai mano ferma e condanna rapida, da eseguire. Il rapporto della Commissione che sarà reso noto mercoledì prossimo renderà il presidente soddisfatto. Una misura colpisce: la responsabilità penale e il triste privilegio di finire in galera sono fissati appunto a dodici anni.
A questo proposito, cito un passo da Derelitti e delle pene:
Quanto ai minori, c’è una diffusa percezione sociale di un accrescersi della loro attitudine delinquenziale. In realtà nell’ultimo decennio i reati commessi dai ragazzi sono diminuiti del diciassette per cento e gli omicidi addirittura del sessanta per cento. Tuttavia quei crimini trascendono sempre più frequentemente la pura trasgressione adolescenziale e sono talvolta efferati e agghiaccianti, come se l’incoscienza dell’immaturità conferisse al superamento del limite il sigillo dell’assolutezza. Ma la questione dell’immaturità va in un certo senso letta al contrario e i delitti costituiscono nulla più che un’ulteriore prova della moderna precocità dei minorenni. Perché dovrebbe essere normale che a cinque anni usino il computer, a sette parlino tre lingue, a tredici abbiano rapporti sessuali e sorprendente che a sedici agiscano con lucida spietatezza per far male ad altri? Certo la loro comprensione della realtà, all’interno della quale si trovano calati spesso senza mediazioni e cuscinetti, riguarda essenzialmente i codici per accedervi e manipolarla e meno il senso complessivo degli eventi. Ma il discorso qui ci porterebbe troppo lontano. In questa sede ci limitiamo a riconoscere che la maggiore età non è più il parametro giusto per valutare la capacità della persona di autodeterminarsi. E’ ridicolo tuttavia partire da questa premessa per suggerire un abbassamento della soglia di punibilità sotto i quattordici anni, pensando a quelle realtà meridionali dove le associazioni mafiose sfruttano la non punibilità dei bambini e se ne servono per scippi, furti e rapine. Mi viene in mente un giochino che si faceva per sondare la stupidità, al quale si diceva: è provato che negli incidenti dei treni quelli che si fanno più male sono i passeggeri dell’ultimo scompartimento. Secondo te si potrebbe risolvere il problema togliendo dai treni l’ultimo vagone? La tesi della punibilità per gli infraquattordicenni non appare troppo diversa. I camorristi ricorrono ai dodicenni perché non sono punibili; quando la non punibilità dovesse riguardare i bambini di nove anni pescherebbero in quella fascia anagrafica cosicché il provvedimento sortirebbe lo scopo opposto di abbassare ulteriormente l’età del crimine. In questi casi bisogna occuparsi, più che dei bambini, dei genitori: ogni volta che affiori una responsabilità diretta di quest’ultimo nell’avviamento criminale non c’è dubbio che si debba intervenire sulla potestà, se non sullo stesso legame genitoriale. Quanto alla severità nei confronti dei bambini devianti, non credo che essa debba discostarsi da quella pedagogicamente opportuna, che però con la brutalità degli istituti correzionali ha veramente poco a cha spartire.
5 Responses to “Franti va in prigione”
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