La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento

Adriano Prosperi, “Giustizia bendata” (Einaudi) - Il problema della giustizia, da sempre, è il falso in bilancia. Il più classico degli strumenti di peso, infatti, si accompagna alla tradizionale iconografia della giustizia, a rivendicarne l’equilibrio. Ma ci sono state epoche e luoghi in cui per esplicitare la neutralità e saggezza del giudicare si è fatto ricorso a immagini diverse, e il dotto Adriano Prosperi ne dà puntuale conto nella “Giustizia bendata” (Einaudi). Tra questi simboli proprio la benda è il più sorprendente. In Italia non ha mai attecchito, però nella Germania riformata cominciarono nel Cinquecento a circolare quadri e incisioni che ritraevano la figura femminile della Giustizia con gli occhi coperti. Si trattava di una precisa congiuntura storica, poiché il diritto comune scritto stava sostituendo quello consuetudinario. Alcuni guardarono a questa fase come l’avvento del caos, e la benda era un modo satirico per sbeffeggiarla; ma, nello stesso periodo, prese piede un filone opposto, per il quale la forzata cecità era la migliore garanzia di terzietà. Non è da escludere che quest’ultima corrente sia stata un’abile e pronta appropriazione di quella antagonista, cronologicamente anteriore. Un po’ come quando Craxi cominciò a scrivere sull’Avanti gli editoriali col soprannome Ghino di Tacco che gli era stato spregiativamente affibbiato da Eugenio Scalfari.
I dipinti e disegni italiani, peraltro, ritraggono non di rado la giustizia con lo sguardo che oltrepassa gli osservati oppure rivolto verso il cielo, ad attendere l’indicazione divina, disinteressata allo scenario caotico che le si para davanti (peccato che tra le tante riproduzioni proposte dall’autore manchi l’Allegoria della giustizia di Luca Giordano, del 1570 e conservata a Budapest, che è forse la più complessa opera su questo aspetto del tema. E vi figura anche un putto bendato).
L’assenza dello sguardo sulle cose serve a conferire alla giustizia un volto sgombro dalla collera e dalla passione. Ma in questo modo si confonde tra giustizia e giudizio. Spesso si ritiene che la domanda alla base della giustizia sia: come deve essere il giudizio? E la risposta è: equilibrato e imparziale, alieno da emozioni. Senochè la giustizia nasce da una domanda logicamente precedente: perché si deve pronunciare un giudizio? Nella scelta di giudicare c’è proprio una volontà di schierarsi che è guidata dalla passione, dall’empatia, dalla rottura dell’equidistanza. A nulla di questo somiglia la giustizia dei giorni nostri, stanca e algida macchina amministrativa. Bendata, o forse con un paio di ray-ban.
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