Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento

Una raccolta differenziata delle utopie
Non si può negare che questa raccolta di piccoli saggi, realizzata da una cinquantina di intellettuali, sia un concentrato di intelligenze e un distillato di utili informazioni. Perché allora lascia addosso una punta di delusione? Perché il sottotitolo “Idee plurali per uscire dall’angolo” lasciava presagire qualcosa di più ardito della consueta onesta e fosca autocritica e dalle dietetiche ricette di buon senso. Salvo pochissime eccezioni, di solito più antagoniste che originali, le idee forti non decollano, e di utopie non si avverte l’odore nemmeno in una situazione in cui si tratterebbe di lanciare il sasso nello stagno, lasciando che sia la successiva mediazione politica a levigarne la scheggiante ruvidezza. Terrorizzata dal passato, che ha dato origine a un laboratorio frankensteiniano, la cultura di sinistra timbra oggigiorno il cartellino dentro un modesto ambulatorio di periferia, prestando una cura morbosa all’igiene. Le condizioni e precondizioni della società capitalistica in cui siamo immersi non vengono nella sostanza mai messe in discussione in nessuno dei loro aspetti fondanti, salvo stancamente ripetere la litania della non-esclusione dei soggetti marginali (s’intende, nei limiti del possibile). Sembra toccare alle idee di sinistra lo stesso destino che si vorrebbe riservato ai rifiuti: inceneritori, smaltimento in discarica, economico ri-uso mediante cessione dell’utilizzazione a terzi (persino nella rivalutazione dello stato la sinistra in questo momento si sta facendo scavalcare), e raccolta differenziata, quale rischia di essere questa raccolta di testi che alla fine non rinnovano cicli di energia e non raggiungono una sintesi capace di creare e pungolare un nuovo militante. Il problema, come scrive Tomas Maldonado, è che la necessità di andare oltre la sinistra, caldeggiata dal post-modernismo politico, non è altro che un modo camuffato di andare a destra. O anche, come scrive Gianfranco Pasquino, che “democratico” non è affatto qualcosa di più di “democratico di sinistra”. E’ “semplicemente qualcosa di più vago, di meno caratterizzante, di poco impegnativo”. Le pagine più lucide sono quelle di Marco D’Eramo sulla voce (il libro è concepito come una piccola Encyclopédie) “Moderatismo”: “Nessuno è più estremista del vero moderato: perché non si è mai abbastanza moderati. C’è sempre qualcuno ancora più moderato del moderato che lo ricatterà di non essere abbastanza moderato (…) E’ curioso come in politica il termine “moderato” sia diventato positivo mentre in tutti gli altri ambiti della vita è negativo, soprattutto nella forma avverbiale: se una persone è moderatamente intelligente non vogliamo dire che è un genio. E se è moderatamente simpatica non ce ne stiamo innamorando. In politica no. Essere moderati è un’ideale di vita, un’aspirazione estetica, persino un’utopia (…)I leader del centro-sinistra devono avere subito traumi infantili o-appena nati- essere stati abbandonati sul sagrato di qualche chiesa: in effetti il leader moderato sente uno spasmodico bisogno di essere accettato: benedetto dal Vaticano, invitato nei salotti buoni, lodato dai banchieri di Francoforte (…) Karl Rove ha scoperto l’uovo di Colombo quando ha notato che in un sistema bipolare ci sono non due ma tre partiti. C’è la destra, c’è la sinistra, ma poi ci sono gli astensionisti che da noi costituiscono circa un terzo dell’elettorato. Secondo Rove è proprio questo partito a inficiare la teoria dell’inevitabile corsa al centro: in questa corsa, infatti, i poli perdono votanti perché molti elettori che voterebbero un partito nettamente di centro o nettamente di sinistra perdono le motivazioni e disertano le urne”. Ma qui siamo già dentro alla strategia. La questione è a monte: potrebbe anche essere concepibile annacquare il proprio programma in nome di una decisiva alleanza elettorale, quello che è inaccettabile è elaborarlo già annacquato, inglobando l’alleanza dentro le radici stesse del partito. E’ per questo che il signore della vignetta di Altan, che chiude il volume, può dire alla moglie: “Non c’è più la sinistra” e ascoltarne la saggia lamentela: “Oddio. Adesso mi resti tutto il giorno in casa a girare in ciabatte”.
Leggi il contributo di Gad Lerner, sulla questione Rom
Vai alla scheda del libro su lafeltrinelli.it
Lascia la tua Opinione

