La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Nel decennale della morte di Fabrizio De Andrè, e nel pieno svolgimento della guerra nel territorio di Gaza, vale la pena di rileggere un impressionate passaggio tratto da “Il pianeta di Mr. Sammler” che Saul Bellow scrisse nel 1970. Un drammatico e spoglio incontro in una foresta polacca tra due combattenti di opposte fazioni. Mr. Sammler, che nel corso del romanzo è un anziano uomo divenuto molto saggio e profondamente morale, mette in scena senza infingimenti la sua ferinità in una situazione simile a quella che Fabrizio De Andrè cantò nella Guerra di Piero.
Là, a distanza ravvicinata aveva sparato su un uomo che aveva disarmato. Gli aveva ordinato di lanciare via la carabina. Da un lato. Un bel metro abbondante dentro la neve. Cadde dritta e affondò. Sammler disse all’uomo di togliersi il cappotto. Poi la giacca dell’uniforme. Il pullover, gli stivali. Dopodichè il soldato disse a Sammler con voce sommessa: “Nicht schiessen”. Chiedeva che gli fosse risparmiata la vita. I capelli rossi, un grosso mento ispido di bronzo, respirava appena. Era bianco. Violetto sotto gli occhi. Sammler vide già la terra sparsa su quella faccia. Vide la fossa rinchiusa sulla sua pelle. Il sudiciume del labbro, le grandi pieghe della pelle che gli scendevano giù dal naso rigato di sporco- quell’uomo per Sammler era già sottoterra. Non era più vestito per la vita, era segnato, perduto. Doveva andare. Era andato. “Non uccidermi. Prenditi la roba”. Sammler non gli rispose, ma rimase là in piedi, a debita distanza. “Ho figli”. Sammler premette il grilletto. Il corpo giacque sulla neve. Un secondo colpo gli traforò la testa e la fracassò. Le ossa esplosero. La materia fuoriuscì.
Sammler arraffò tutto quello che poteva- fucile, bossoli, roba da mangiare, stivali, guanti. Due colpi nell’aria d’inverno: la riverberazione si sarebbe sentita per miglia e miglia. I capelli rossi e il grosso naso poteva vederli dai cespugli. Purtroppo gli sarebbe stato impossibile prendere la camicia. Le calze di lana puzzolenti, quelle sì. Le aveva desiderate con tutta l’anima. Si sedette sotto gli alberi scricchiolanti dell’inverno e mangiò il pane del tedesco. Insieme al pane si portò alla bocca un po’ di neve per inghiottirlo, chè era difficile. Non aveva saliva. La faccenda indubbiamente si sarebbe svolta in maniera diversa per un altro uomo, un uomo che durante quel tempo avesse mangiato, bevuto, fumato e il cui sangue rigurgitasse di grassi, nicotina, alcool, secrezioni sessuali. Nel sangue di Sammler non c’era nulla di tutto ciò. Allora lui non era interamente umano. Stracci e carta, un involucro legato con lo spago, e tutti quegli oggetti sarebbero potuti volare dove volevano, se la cordicella si fosse spezzata. Non è che poi gliene sarebbe importato molto. A quel punto era ridotto. Ben poco per rispondere all’appello umano, alla supplica di una faccia distorta con i tendini che si aprivano a ventaglio nella gola.
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