La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010








Contro il target,
Bollati boringhieri 2008



Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008




Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003




Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento





Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999




Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento



Il Fermacarte
January 21st, 2009


Parte subito in salita la strada per Barack Obama. Mario Giordano, il direttore del Giornale, dopo il discorso, glielo ha detto a chiare lettere, e affettando una certa confidenza: “Caro Barack, tutto qui?”. Il fresco staff presidenziale ha cercato di correre ai ripari immediatamente di fronte alla prima grana dell’amministrazione, ma la spaccatura si presenta non semplicissima da ricucire. “Ho cercato almeno un’idea forte, una proposta forte, una soluzione innovativa”. Come tutti sanno, i discorsi d’investitura sono proprio il momento tradizionale per far viaggiare i programmi. “Dov’è la svolta storica?”. Forse nell’apertura ai musulmani (roba da “Monsignor Tettamanzi”, avverte Giordano, un altro pirlone dobbiamo dedurre)? Ma “no per favore no. Il dialogo no, almeno nel giorno in cui inizia una nuova era!”. In effetti, perché non una bella sputazzata in faccia? Ce ne sarebbero di cose su cui discutere su quello che veramente potrà consegnarci la presidenza Obama: davvero riproporrà l’interventismo di Bush, sia pure in versione friendly, una volta che ne ha già stemperato i sottintesi messianici? Avrà il coraggio di mettere radicalmente mano all’assistenza pubblica, restituendo a milioni di persone una speranza banale come quella di non crepare alla prima occasione? Per saperlo bisognerà aspettare i passi concreti, ma ci si potrebbe divertire a ragionare già in questo momento del discorso d’investitura. Ragionare, però. Giordano preferisce esibire il naso schifiltosamente arricciato del critico enogastronomico Ego nel film “Ratatouille”, della cui prosa il suo editoriale pare una caricatura. Solo che, rispetto a quello, lui mangia in trattoria. Tanto anche nei grandi ristoranti ormai va a finire che danno un tavolo anche a quei luridi negri. Qualcuno potrebbe emozionarsi già per questo, e magari potrebbe aiutare anche Giordano a provare un minimo di commozione, visto che lui chiede: “Scusate, mi spiegate allora cosa posso fare per emozionarmi anch’io?”.

(fonte img)

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Categoria: Il Fermacarte
7 Commenti


7 Responses to “Obama, Ratatouille e Mario Giordano”

  1. Bertie says:

    Which came first, the polrbem or the solution? Luckily it doesn’t matter.

  2. Honeysuckle says:

    That’s a mold-braeekr. Great thinking!

  3. endydyl says:

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