La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento

[Giulia Stok è redattrice di Giudizio Universale, collabora con La Stampa e I Viaggi di Repubblica, dirige il mensile locale Nuova Voce. E' appena tornata da un viaggio a Kogalim, in Siberia, e ce ne racconta qui un aspetto di vita quotidiana]
Tornano in aula Amanda Knox e Raffaele Sollecito, e subito telegiornali e ahimè autorevoli quotidiani nazionali si precipitano a contare i maglioncini pastello di lei e i capelli caduti a lui. Tutto questo senza che la tv possa entrare in aula.
Altrove, si è un passo più avanti. Su uno dei principali canali della televisione russa, all’ora di pranzo, va forte un programma che trasmette processi, anche penali, in diretta, con tanto di pubblico ministero in divisa blu, imputati dietro le sbarre, lacrime e condanne in diretta. Altro che Forum. Il pezzo forte è la presentazione delle prove in aula: nello specifico, un filmato di una telecamera di sicurezza in cui l’imputata, una donna di mezza età dall’aria mite, entra in un agenzia di lavoro e spara a tre persone. Due muoiono, la terza, colpita alla schiena e rimasta paralizzata, è in aula come testimone. La storia è terribile: la figlia della donna era stata spedita con l’inganno dall’agenzia in un giro di prostituzione, ed è morta cercando di ribellarsi ai carcerieri. La madre, conosciuta la storia grazie a un’altra ragazza che era riuscita a scappare, aveva interpellato avvocati e televisioni per far sì che l’agenzia fosse perseguita. Non ottenendo risultati ha deciso di farsi giustizia da sé. E la giuria popolare, di cui viene anche mandato in onda un assaggio di discussione, emette una sentenza per così dire clemente: dieci anni di carcere, con possibilità di ricorrere in appello.

Il programma è condito da musichette da suspense, zoom biografici su tutti i coinvolti come se fossero personaggi e non persone vere, primi piani su occhi stravolti e mani tremanti. Nessun rispetto della privacy e del dolore, inorridisce lo spettatore italiano. I russi, invece, con una forchetta sollevata e un bicchierino di vodka, discutono della correttezza della pena e di come sia assurdo che nessuno abbia dato retta prima alle richieste di giustizia dell’imputata. Attenzione, non di quanto fosse bella la ragazza, della gonna della madre o del rossetto dei testimoni. Tv pessima, reazione sorprendentemente genuina. Come dalla mediatizzazione spinta di un caso di cronaca possa nascere tra gli spettatori una discussione seria, benché ingenua, sul funzionamento della giustizia, è un processo incomprensibile per noi italiani. Qui neppure la tv pessima riesce a suscitare reazioni.
6 Responses to “Guardare la tv in Siberia”
Lascia la tua Opinione


[...] nuovo contributo di Giulia Stok, che questa volta è andata a vedere la mostra in corso a Milano sul Corriere dei [...]
Thats ralely shrewd! Good to see the logic set out so well.
d4A37z uzqfpsutvjpn
381TQM , [url=http://eebwavfehpvu.com/]eebwavfehpvu[/url], [link=http://mlroabhouked.com/]mlroabhouked[/link], http://humxjnxrusmd.com/
jXAiyY npphiqwtsoqv
71moEx , [url=http://nrgkvzboafke.com/]nrgkvzboafke[/url], [link=http://xffuljhrdeou.com/]xffuljhrdeou[/link], http://xahpucenkund.com/