La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010








Contro il target,
Bollati boringhieri 2008



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Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008




Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
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Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003




Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento





Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999




Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento



January, 2009

Articoli, Il Fermacarte
January 20th, 2009


Ritratti di Giovanni Fattori

Se in questa settimana, o nel prossimo week-end, avete del tempo cercate assolutamente di andare a Firenze a vedere (è l’ultima settimana) la mostra a Palazzo Pitti, dedicata ai ritratti di Giovanni Fattori. E’ un’esposizione sorprendente, visto che non è esattamente per i ritratti che Fattori è tramandato; entusiasmante, ricca di capolavori assoluti, con una divisione tematica intelligente. La chiave realistica della pittura di Fattori emerge perspicuamente proprio da questo genere, nel quale la dimensione psicologica viene restituita puntualmente e senza accomodanti infingimenti. L’unica nota stonata sono le tele dedicata all’adolescenza: si stenta a comprendere come un artista così capace di introspezione fosse tanto negato nel posare lo sguardo sul quella fase della vita, con alcuni esiti formali persino imbarazzanti. Com’era prevedibile, i vertici Fattori li tocca quando illustra le tipologie sociali più modeste: butteri, pescatori, contadini. Spesso l’azzeramento dello sfondo ambientale e l’ambigua connotazione del vestiario lasciano solo al titolo il compito di fare luce sul mestiere del raffigurato, ma quando lo si è appreso viene da esclamare: “Ma certo, non poteva che essere quello!”. Straordinari sono anche i ritratti femminili, inclusa la trilogia delle mogli di Fattori che si inaugura con un quadro intriso di classicismo (abitualmente il modello viene indicato nel Bronzino), dedicato alla prima moglie, non meno espressivo di quelli che seguono, che mano a mano adottano modelli contemporanei. Nel modo diverso di raffigurare le tre mogli pare di leggere non solo le biografie delle donne ma il modo stesso di Fattori di porsi nel tempo di fronte all’idea della compagna di vita e alle caratteristiche che immagina debba possedere e trasmettere. E’ più facile leggere un percorso interiore in quella triade che non nella serie di autoritratti, nella quale il pittore è più in difficoltà a staccarsi da un immagine rigida e stereotipata di se stesso. Del resto, il fragile (e all’epoca non abbastanza apprezzato) Fattori doveva temere che l’identità dell’artista, agli occhi degli altri, fosse troppo in bilico per denudarla oppure gravarla di spostamenti e ambiguità. Tant’è vero che mentre i borghesi vengono ritratti nei momenti di ozio, il pittore (lui stesso, Cecconi, Silvestro Lega) non può essere trasfuso che mentre è all’opera o ha almeno i pennelli in mano.

Vai alla pagina della mostra su polomuseale.firenze.it

(fonte img)

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Appuntamenti
January 19th, 2009


Mercoledì 21 sarò a Pordenone per un incontro su questo tema. Il sottotitolo è “Ironica riflessione sul mondo contemporaneo alla ricerca di nuove regole condivise e sulla criminalità a partire da un giallo tragicomico”.

Assieme a me saranno il Prof. Gian Mario Villalta ed il sindaco della città Sergio Bolzonello. L’appuntamento è per le 18 al Palazzo Montereale Mantica (corso Vittorio Emanuele).



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Il Fermacarte
January 19th, 2009


Da Berlusconi alla Legione straniera

A mia memoria sarebbe la prima volta che una cifra assurda per comprare un calciatore viene pagata a una squadra italiana invece che il contrario. Nella tradizione i nostri presidenti di club sono stati sempre i “ricchi scemi”, anche se qualche volta l’investimento, apparentemente folle, si è rivelato lucido pure per indotto extracalcistico (fu il caso di Maradona). Si possono rifiutare 110 milioni per vendere un giocatore? Certo, si tratta di un calciatore particolare, sia per le qualità tecniche che ne fanno forse il migliore del mondo, sia per la sobria serietà, che lo candidava a diventare la bandiera del Milan. Ma per la questione della bandiera, già si dice che nel calcio non esistono più (e quella storica del Milan Rivera, è stata mandata via da Berlusconi appena ha messo piede al Milan), figurarsi quando il presidente è uno che è anche capo del governo, alleato con un tale che brucia per strada pure le bandiere vere. E, pur riconoscendo al caso di Berlusconi, una vocazione commerciale sopra la media, è innegabile che incassare 110 milioni per una cessione è un affare che capita una volta nella vita, e non apparirebbe saggio farselo sfuggire. Berlusconi tuttavia dovrà riflettere su due possibili conseguenze negative: la prima è che avere usato il calcio per la costruzione della sua immagine politica rischia di ritorcerglisi contro. A parte il prevedibile malumore dei tifosi milanisti, non suona bene che in un momento in cui la gente fatica ad arrivare a fine mese il capo del governo si metta platealmente in tasca 110 milioni per il suo business. La seconda è che, se è vero che con 110 milioni si possono prendere tre o quattro giocatori che compensino ampiamente la partenza di Kakà, è vero anche che questa transazione rischia di far saltare ogni precedente valutazione di mercato. Quando il Milan chiederà Drogba o Lampard perché mai, gli diranno, dovremmo darteli alla terza o quarta parte del prezzo di Kakà? In questo generale soppesare i pro e i contro vorrei però ricordare una bellissima svolta: finalmente che Berlusconi ha fatto un affare lo sapremmo da lui stesso invece che dalle intercettazioni.

(nel frattempo lo sceicco ha perso in borsa 440 milioni. Di sterline)

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Il Fermacarte
January 15th, 2009


La proposta di allargare il numero dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura che vengono nominati da un organo politico (in questo caso sarebbe il Presidente della Repubblica) è una serissima minaccia all’indipendenza del potere giudiziario. D’altronde sono gli stessi giudici, nelle loro mailing list, a denunciare il fatto che le carriere dei magistrati sono rese clientelari dal peso delle correnti in seno all’Anm. La soluzione corretta l’ha indicata da poco Bruno Tinti sulla Stampa, ripreso ieri da La Malfa sullo stesso giornale: il sorteggio. Sorteggio integrale, direi io, con esclusione della nomina politica anche nella misura del terzo attualmente prevista. Giustamente Tinti si chiedeva perché mai una persona ritenuta idonea a decidere su un omicidio non dovrebbe essere idonea a stabilire anche chi debba diventare Presidente di una sede di tribunale. Si tratta di un modello non del tutto inedito, esistente già in Grecia. Un’obiezione all’ipotesi la si può leggere sul sito di Magistratura democratica (la corrente di sinistra): in molte occasioni il direttivo del Csm ha bisogno di rappresentatività, e la soppressione di una procedura elettorale, e di una conseguente maggioranza, riduce la rappresentatività. Ma il grosso del lavoro del Csm richiede, più che rappresentatività, credibilità: eliminare ogni dubbio di faziosità (come sempre si fa quando si tratta di assegnare un giudice a delle parti in causa o a un imputato) sarebbe il modo migliore per salvaguardarla.

Leggi l’articolo di Bruno Tinti, Il tuo reato ha la precedenza

Leggi l’articolo di Giorgio La Malfa, Csm, sorteggi contro corrente

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Il Fermacarte
January 14th, 2009


In questi giorni circolano sarebbero dovuti circolare a Genova due bus con una scritta pubblicitaria epifanica, nella quale si dà conto che Dio non esiste ma che non è una cattiva notizia perché tu (lettore) non ne hai bisogno. L’iniziativa, a cura dell’Unione degli Atei, copia quella analoga varata a Londra, e seguita in qualche altro paese, da ultimo Barcellona, in cui, posta la medesima premessa, si invita a godersi la vita. Prevedibili, e anzi cercate le polemiche, nonché le prime manifestazioni di cretinismo, tipo l’ipotizzato ricorso al Garante, trattandosi di pubblicità ingannevole (sono probabilmente reazioni come queste che scatenano i dubbi sul fatto che un’Intelligenza Suprema governi il nostro universo).

Devo però dire che qualcosa di questa trovata mi infastidisce. Nello stesso momento in cui, giustamente, noi laici invochiamo che i cattolici non pretendano di imporci le scelte personali, in materia di famiglia, sesso o dignità della morte, mi sembra inutilmente aggressivo imporre, a chi crede, di salire sopra uno spazio pubblico per eccellenza che irride la sua fede (né mi pare convincente dire che basti prendere l’autobus successivo, come suggerisce il sindaco di Genova). Certo, noi abbiamo spazi pubblici invasi dai simboli religiosi. Ma credo che tutti sarebbero molto più disturbati dai crocifissi se, invece di essere collocati come puro richiamo del cattolicesimo dentro le aule, sventolassero dentro un bus come strumento pubblicitario, con ottomila euro spesi per ogni uscita invece che indirizzati verso opere di bene, proclamando sotto l’immagine: “Dio c’è ed è pure incazzato. Fai attenzione a come cammini”.

Leggi la notizia su lastampa.it

Leggi il post di Gilioli sull’argomento

Leggi la discussione su Blogbabel

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Il Fermacarte
January 13th, 2009


Dall’articolo di Vito Mancuso su Repubblica di oggi, “La religione civile che manca all’Italia”, ricopio qui l’inizio:

Non mi risulta che ci sia una lingua al mondo che usi l’aggettivo della propria nazionalità per designare qualcosa di imperfetto e furbesco, come invece facciamo noi italiani dicendo “all’italiana”. C’è sfiducia verso l’Italia anzitutto da parte degli stessi italiani: quanti di noi oggi, immaginando di scegliere dove poter rinascere, sceglierebbero l’Italia? La crisi però non dipende dal fatto che valiamo poco, ma dal fatto che valiamo molto, nel senso che la notevole intelligenza degli italiani è incapace di trovare un valore-guida comune. Già nel 1513 Machiavelli scriveva che “in Italia non manca materia da introdurvi ogni forma”: il problema non è la materia umana, che c’è; piuttosto la mancanza di una forma su cui modellare l’esuberanza della materia. Il problema non è il valore dei singoli, ma l’armonia tra tanti singoli di valore. Il problema, in altri termini, è “religioso”, nel senso etimologico del termine religio: in Italia, a differenza degli altri paesi occidentali, manca una religione “civile”, capace di legare responsabilmente l’individuo alla società. Si tratta, per dirla ancora in altro modo, di capire come mai l’Italia, ai primi posti in quanto a pratica religiosa, lo sia anche per corruzione, evasione fiscale, criminalità organizzata e litigiosità della politica. [...]



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L'appello del mese
January 13th, 2009


Creati una situazione di attesa

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Articoli, Il Fermacarte
January 11th, 2009


Nel decennale della morte di Fabrizio De Andrè, e nel pieno svolgimento della guerra nel territorio di Gaza, vale la pena di rileggere un impressionate passaggio tratto da “Il pianeta di Mr. Sammler” che Saul Bellow scrisse nel 1970. Un drammatico e spoglio incontro in una foresta polacca tra due combattenti di opposte fazioni. Mr. Sammler, che nel corso del romanzo è un anziano uomo divenuto molto saggio e profondamente morale, mette in scena senza infingimenti la sua ferinità in una situazione simile a quella che Fabrizio De Andrè cantò nella Guerra di Piero.
Là, a distanza ravvicinata aveva sparato su un uomo che aveva disarmato. Gli aveva ordinato di lanciare via la carabina. Da un lato. Un bel metro abbondante dentro la neve. Cadde dritta e affondò. Sammler disse all’uomo di togliersi il cappotto. Poi la giacca dell’uniforme. Il pullover, gli stivali. Dopodichè il soldato disse a Sammler con voce sommessa: “Nicht schiessen”. Chiedeva che gli fosse risparmiata la vita. I capelli rossi, un grosso mento ispido di bronzo, respirava appena. Era bianco. Violetto sotto gli occhi. Sammler vide già la terra sparsa su quella faccia. Vide la fossa rinchiusa sulla sua pelle. Il sudiciume del labbro, le grandi pieghe della pelle che gli scendevano giù dal naso rigato di sporco- quell’uomo per Sammler era già sottoterra. Non era più vestito per la vita, era segnato, perduto. Doveva andare. Era andato. “Non uccidermi. Prenditi la roba”. Sammler non gli rispose, ma rimase là in piedi, a debita distanza. “Ho figli”. Sammler premette il grilletto. Il corpo giacque sulla neve. Un secondo colpo gli traforò la testa e la fracassò. Le ossa esplosero. La materia fuoriuscì.
Sammler arraffò tutto quello che poteva- fucile, bossoli, roba da mangiare, stivali, guanti. Due colpi nell’aria d’inverno: la riverberazione si sarebbe sentita per miglia e miglia. I capelli rossi e il grosso naso poteva vederli dai cespugli. Purtroppo gli sarebbe stato impossibile prendere la camicia. Le calze di lana puzzolenti, quelle sì. Le aveva desiderate con tutta l’anima. Si sedette sotto gli alberi scricchiolanti dell’inverno e mangiò il pane del tedesco. Insieme al pane si portò alla bocca un po’ di neve per inghiottirlo, chè era difficile. Non aveva saliva. La faccenda indubbiamente si sarebbe svolta in maniera diversa per un altro uomo, un uomo che durante quel tempo avesse mangiato, bevuto, fumato e il cui sangue rigurgitasse di grassi, nicotina, alcool, secrezioni sessuali. Nel sangue di Sammler non c’era nulla di tutto ciò. Allora lui non era interamente umano. Stracci e carta, un involucro legato con lo spago, e tutti quegli oggetti sarebbero potuti volare dove volevano, se la cordicella si fosse spezzata. Non è che poi gliene sarebbe importato molto. A quel punto era ridotto. Ben poco per rispondere all’appello umano, alla supplica di una faccia distorta con i tendini che si aprivano a ventaglio nella gola.



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Il Fermacarte
January 10th, 2009


Siamo solo, noi italiani, al ventiquattresimo posto nel mondo per il numero di computer ogni cento persone: appena 36,7 e meglio di noi stanno, oltre a tutte le potenze industriali, anche Irlanda, Estonia, Slovenia e Belgio. Sono molto istruttive le graduatorie che ogni anno The Economist propone con “Il mondo in cifre”, pubblicato in Italia da Internazionale, e fanno rendere conto di come certi divari dipendano da atteggiamenti culturali, ancor prima che dagli andamenti economici. Infatti, sempre l’Italia è il paese al quarto posto nella classifica del maggior numero di host, ossia di domini internet: dopo Stati Uniti, Giappone e Germania. Non è forse il nostro un paese dove tutti scrivono ma nessuno legge? E dove a tutti piace proporsi piuttosto che ascoltare? E ancora: l’Italia è al terzo posto, dopo Lituania e Macao e subito prima di Hong Kong e Trinidad e Tobago, per numero di abbonati al telefono cellulare: 135,1 ogni 100 persone! Forse che la tecnologia qui viene usata essenzialmente per giocare. Macchè, il cellulare è una necessità! Strano che nei primi cinquanta non ci siano Stati Uniti, Francia, Cina e Giappone.



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Il Fermacarte
January 9th, 2009


Quando non è un refolo di vento, è il sovrapporsi di un impegno o un difetto di prontezza o un vuoto di memoria: quella carta che volevamo leggere o rileggere ci è stata ormai portata via. Un gran dispiacere, quasi come quello di chi ha visto la nave staccarsi dal porto e una cara persona partire. In tutte le sezioni del "Fermacarte" propongo articoli scovati da qualche parte, specialmente inerenti ai temi di cui si sono occupati i miei libri (carcere, sport, sociologia dei consumi, notariato), con l’obiettivo di rendere su tali argomenti il sito uno strumento di consultazione che si rinnova e segue l’attualità. Qualche volta invece di notizie o articoli letti altrove possono essere pensieri o appunti personali, pure quelli perennemente a rischio di essere travolti e dimenticati. Ma tra le carte svolazzanti e imprigionate magari si troveranno anche altre cose, di argomenti svariati, perché è proprio da ciò che è più casuale o trasversale che nascono spesso le riflessioni più intense e produttive...

(disegno originale di Guido Scarabottolo)