La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento

Il primo numero della loro newsletter, più che una newsletter, è una rivista web completa: con editoriale, rassegna stampa, eventi, recensioni, documenti e riflessioni. Qui il resoconto di un convegno sulla crisi della giustizia, e le sue ripercussioni negative sull’economia:
[...] E’ di oltre 8 miliardi di euro il valore dei contenziosi economici in sede di giustizia civile affrontati nel 2007 dal Tribunale di Milano. Il più importante in Italia in questa fattispecie, con una previsione di crescita esponenziale nel 2008 a causa della crisi.
Il tema dell’impatto dei costi della giustizia civile sul sistema delle imprese è stato al centro di più di un intervento nel corso del Convegno (www.cnpds.it); più in particolare il Presidente dell’Ordine degli Avvocati Paolo Giuggioli ha affermato che “Il sistema deve saper rispondere alla crescente domanda di giustizia che proviene dall’economia: anche dal rapporto della Banca Mondiale emerge che la lentezza del sistema giudiziario è una delle cause dell’immobilismo economico attuale; è un sistema nel quale gli interventi sono solo emergenziali e dove i tempi di risoluzione delle controversie si allungano senza limiti”.
Del resto – ha confermato Daniela Marchesi, Direttore dell’Istituto di Studi e analisi economica – il timore dei tempi lunghi della giustizia civile è un fortissimo deterrente per le imprese che spesso non assumono decisioni anche importanti per timore di contenziosi senza fine”. Marchesi, a tal proposito ha citato esempi di imprese che non sciolgono partership diseconomiche per l’incertezza dei tempi di risoluzione qualora la controparte ricorresse in giudizio.
Nell’editoriale il Presidente dell’Accademia, Adolfo de Rienzi, fa invece il bilancio del recente Congresso Nazionale svoltosi a Firenze. E cita anche Stanno uccidendo i notai:
L’eco del Congresso Nazionale fa fatica a spegnersi.
Mai così numeroso, mai così rumoroso.
La nobile Firenze, meravigliosa anche vestita di grigio, ci ha accolti in tanti. Chissà cosa ha pensato di noi. Forse non si aspettava dei Pierre Delle Vigne, ma forse neanche dei seguaci di Beppe Grillo.
C’eravamo tutti: i meno giovani, i più giovani, i più tranquilli e i più inquieti della “lista sigillo”.
C’era anche chi attendeva – molti di noi - l’inevitabile “sono notaio non faccio il notaio” come il protagonista del best seller “Stanno uccidendo i notai”

Lunedì prossimo (12 gennaio, alle 17.30) ci sarà il primo incontro del ciclo “Un secolo di sport: diciotto appuntamenti con personaggi, miti, libri sportivi”. Oltre al sottoscritto interverrà appunto il mito ritratto qui sopra alle Olimpiadi del 1960, e si parlerà prevalentemente di atletica leggera e tennis.
Gli appuntamenti saranno tutti alla Biblioteca Civica “Alessandro Passerin D’Entreves”, in via Guido Reni 102 a Torino. Ecco il programma completo del ciclo:
INCONTRO INTRODUTTIVO
LUNEDI’ 12 GENNAIO 2009 ORE 17.30
REMO BASSETTI “STORIA E STORIE DELLO SPORT IN ITALIA”, Marsilio
Panorama generale, con particolare attenzione alla atletica leggera e al tennis
Interviene LIVIO BERRUTI, medaglia d’oro Olimpiadi di Roma 1960.
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I TEMPI EROICI
LUNEDI’ 19 GENNAIO 2009 ORE 17.30
RENATO TAVELLA “NASCE UN MITO:JUVENTUS”, Newton&Compton
L’archeologia del calcio nella Torino liberty
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LUNEDI’ 26 GENNAIO 2009 ORE 17.30
PAOLO FACCHINETTI “BOTTECCHIA”, Ediciclo Editore
Il ciclismo fachiresco dalle strade polverose
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LUNEDI’ 2 FEBBRAIO 2009 ORE 17.30
LUCA PAGLIARI “ZONA CESARINI”, Bompiani
La fantasia del tango al servizio della Grande Juventus del Quinquennio
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LA RICOSTRUZIONE DEL DOPOGUERRA
LUNEDI’ 16 FEBBRAIO 2009 ORE 17.30
ORIO VERGANI, GUIDO VERGANI “CARO COPPI”, Mondadori
La vita e le sublimi imprese del “Campionissimo”
Partecipa BEPPE CONTI, autore del libro “CENTO STORIE DEL GIRO D’ITALIA”,Graphot
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LUNEDI’ 23 FEBBRAIO 2009 ORE 17.30
FRANCO OSSOLA, RENATO TAVELLA “IL ROMANZO DEL GRANDE TORINO”,Newton Compton
Una squadra da amare per sempre.

Due nuove segnalazioni su Stanno Uccidendo i Notai: mentre il blog indiejunkies gli assegna una “menzione d’onore” fra i libri letti nel 2008, Lidia Gualdoni lo recensisce qui:
[...] dimostra originalità, una buona dose di ironia e di autoironia, grande padronanza dell’argomento e innegabili capacità affabulatorie che si concretizzano, innazitutto, nell’organizzazione di una trama piuttosto articolata ma sempre godibilissima, e, in secondo luogo, nell’utilizzo di diversi registri espressivi, scelti, di volta in volta, a seconda delle situazioni descritte – dagli esilaranti e sguaiati litigi in napoletano fra marito e moglie, alle colte digressioni sull’arte e sulla letteratura dedicate, nel corso della storia, ai notai; dal linguaggio erudito e formale usato durante la stipula di un atto o le trattative preliminari, alle espressioni tipiche dell’ambiente investigativo o criminale, solo per fare qualche esempio.
Ecco allora che Stanno uccidendo i notai non può essere semplicemente definito un giallo: sempre in bilico fra un ironico distacco ed una partecipe attenzione al comune sentire, fra un serio disincanto e l’obiettiva difesa di alcune categorie umane, Remo Bassetti riesce a comporre un affresco impietoso, a tratti surreale, ma sempre molto divertente, della nostra società, della sua innegabile decadenza di valori, dei suoi vizi e incomprensioni, debolezze e imbrogli.
E’ così che il mondo descritto con leggerezza, ma senza rinunciare alla coerenza, dal protagonista fornisce al lettore più di una lezione.
Una per tutte (o, almeno, quella che mi è sembrato di poter cogliere e che io preferisco): “dove non si può arrivare con la virtù, ci si accontenti perlomeno di sfuggire il vizio”.
La definizione “in tempo reale” (a parte il significato tecnico che ha nel cinema) nasce essenzialmente con i risultati delle partite di calcio e gli andamenti della Borsa che possono, appunto, essere conosciuti nel momento stesso in cui accadono. Ma è l’intera nostra vita che corre verso il “tempo reale”, grazie alla tecnologia: per via del telefono cellulare non c’è bisogno di aspettare che la persona con cui vogliamo parlare torni a casa o rientri in ufficio, con la mail possiamo far comparire la nostra lettera sullo schermo dell’interlocutore nello stesso istante in cui gliela stiamo annunciando. Si vede però, da questi esempi, come il “tempo reale” sia piuttosto un eliminazione dello spazio (ho conoscenza delle cose come se mi trovassi nel luogo in cui stanno avvenendo), e consista dunque nella costituzione di uno “spazio irreale”, reso compatto dalla compressione dei tempi di comunicazione.
Vivere in tempo reale non aumenta né diminuisce il tempo effettivo delle nostre giornate, ma ne modifica la qualità. Se sussiste un intervallo tra ciò che accade altrove e il tempo che ci manca per venirne a conoscenza, noi riempiamo questo intervallo con un tempo interiore: l’immaginazione, la speranza, la previsione, l’emozione dell’attesa. Il tempo reale, pertanto, sottrae spazio al tempo interiore. Tutti gli stati del tempo interiore sono allenamenti della coscienza, una sorta di training della coscienza. La coscienza si nutre molto più dello stimolo dell’immaginazione che della tempestività della conoscenza. Il tempo reale rende la coscienza più piatta.
(immagine: Salvador Dalì, The Time Series – A)

Una raccolta differenziata delle utopie
Non si può negare che questa raccolta di piccoli saggi, realizzata da una cinquantina di intellettuali, sia un concentrato di intelligenze e un distillato di utili informazioni. Perché allora lascia addosso una punta di delusione? Perché il sottotitolo “Idee plurali per uscire dall’angolo” lasciava presagire qualcosa di più ardito della consueta onesta e fosca autocritica e dalle dietetiche ricette di buon senso. Salvo pochissime eccezioni, di solito più antagoniste che originali, le idee forti non decollano, e di utopie non si avverte l’odore nemmeno in una situazione in cui si tratterebbe di lanciare il sasso nello stagno, lasciando che sia la successiva mediazione politica a levigarne la scheggiante ruvidezza. Terrorizzata dal passato, che ha dato origine a un laboratorio frankensteiniano, la cultura di sinistra timbra oggigiorno il cartellino dentro un modesto ambulatorio di periferia, prestando una cura morbosa all’igiene. Le condizioni e precondizioni della società capitalistica in cui siamo immersi non vengono nella sostanza mai messe in discussione in nessuno dei loro aspetti fondanti, salvo stancamente ripetere la litania della non-esclusione dei soggetti marginali (s’intende, nei limiti del possibile). Sembra toccare alle idee di sinistra lo stesso destino che si vorrebbe riservato ai rifiuti: inceneritori, smaltimento in discarica, economico ri-uso mediante cessione dell’utilizzazione a terzi (persino nella rivalutazione dello stato la sinistra in questo momento si sta facendo scavalcare), e raccolta differenziata, quale rischia di essere questa raccolta di testi che alla fine non rinnovano cicli di energia e non raggiungono una sintesi capace di creare e pungolare un nuovo militante. Il problema, come scrive Tomas Maldonado, è che la necessità di andare oltre la sinistra, caldeggiata dal post-modernismo politico, non è altro che un modo camuffato di andare a destra. O anche, come scrive Gianfranco Pasquino, che “democratico” non è affatto qualcosa di più di “democratico di sinistra”. E’ “semplicemente qualcosa di più vago, di meno caratterizzante, di poco impegnativo”. Le pagine più lucide sono quelle di Marco D’Eramo sulla voce (il libro è concepito come una piccola Encyclopédie) “Moderatismo”: “Nessuno è più estremista del vero moderato: perché non si è mai abbastanza moderati. C’è sempre qualcuno ancora più moderato del moderato che lo ricatterà di non essere abbastanza moderato (…) E’ curioso come in politica il termine “moderato” sia diventato positivo mentre in tutti gli altri ambiti della vita è negativo, soprattutto nella forma avverbiale: se una persone è moderatamente intelligente non vogliamo dire che è un genio. E se è moderatamente simpatica non ce ne stiamo innamorando. In politica no. Essere moderati è un’ideale di vita, un’aspirazione estetica, persino un’utopia (…)I leader del centro-sinistra devono avere subito traumi infantili o-appena nati- essere stati abbandonati sul sagrato di qualche chiesa: in effetti il leader moderato sente uno spasmodico bisogno di essere accettato: benedetto dal Vaticano, invitato nei salotti buoni, lodato dai banchieri di Francoforte (…) Karl Rove ha scoperto l’uovo di Colombo quando ha notato che in un sistema bipolare ci sono non due ma tre partiti. C’è la destra, c’è la sinistra, ma poi ci sono gli astensionisti che da noi costituiscono circa un terzo dell’elettorato. Secondo Rove è proprio questo partito a inficiare la teoria dell’inevitabile corsa al centro: in questa corsa, infatti, i poli perdono votanti perché molti elettori che voterebbero un partito nettamente di centro o nettamente di sinistra perdono le motivazioni e disertano le urne”. Ma qui siamo già dentro alla strategia. La questione è a monte: potrebbe anche essere concepibile annacquare il proprio programma in nome di una decisiva alleanza elettorale, quello che è inaccettabile è elaborarlo già annacquato, inglobando l’alleanza dentro le radici stesse del partito. E’ per questo che il signore della vignetta di Altan, che chiude il volume, può dire alla moglie: “Non c’è più la sinistra” e ascoltarne la saggia lamentela: “Oddio. Adesso mi resti tutto il giorno in casa a girare in ciabatte”.
Leggi il contributo di Gad Lerner, sulla questione Rom
Vai alla scheda del libro su lafeltrinelli.it

Amanda Palmer, Who killed Amanda Palmer? (Roadrunner/Warner) - Come il suo nuovo presidente, anche Amanda Palmer ha esordito col botto. E’ la più filoeuropea dei musicisti americani, pianocentrica, e con questo esordio anticipa il pop degli anni Dieci.
Portishead, Third (Island) - Intanto però il 2008 non ha lanciato tendenze musicali particolarmente significative. E’ logico allora che uno dei dischi migliori sia arrivato da una band quasi fantasma, ricomparsa dal nulla dopo oltre un decennio di assenza.
Tv On the Radio, Dear science (4AD) - I cori selvaggi e neoprimitivi che emergono dall’overdose di ritmi e suoni robotici, esprimono il senso di un anno in cui la fiducia incontrollata nella crescita ha provocato il crollo globale.
Anne-Sophie Mutter, Bach / Gubaidulina (Deutsche Grammophon) – L’inizio e la fine della nostra storia musicale appaiate dalla violinista tedesca, come a lasciare immaginare tutto quello che c’è stato in mezzo. Sofia Gubaidulina ha scritto questo concerto per violino e orchestra nel 2007, appositamente per la Mutter.
Kaija Saariaho, Notes on light, direttore Christoph Eschenbach (Ondine) – Non ancora nota al grande pubblico, questa compositrice finlandese è però uno dei nomi di punta dell’ultima generazione. Notes on light, per violoncello e orchestra, ha una forte impronta debussyana.
John Adams, Doctor Atomic (Nonesuch) – Opera teatrale di un musicista atipico, che si è dato al minimalismo quando questo non era ormai più di moda. E che qui rievoca l’incubo nucleare, ma ispirandosi al Flauto magico.
Marilyn Crispell, Vignettes (Ecm) - Un disco lungo ed eterogeneo, in cui la mano destra e quella sinistra della pianista americana hanno pari opportunità. Il vasto uso del pedale contribuisce all’atmosfera onirica e rarefatta.
Mathias Eick, The Door (Ecm) – Eick è un multistrumentista di Oslo che suona principalmente la tromba, ma anche pianoforte, basso e vibrafono. A dispetto della giovane età ha già esperienza e maturità notevoli, come dimostra questo suo esordio da solista.
Quintorigo, Quintorigo Play Mingus (Egea) - Forse è la band che, nella musica italiana d’oggi, riesce a raggiungere il livello esecutivo più alto. Anche quando alla perfezione tecnica non corrisponde altrettanta profondità espressiva.
Toumani Diabate, The Mande Variations (World Circuit) – Il leggendario virtuoso della kora maliana aveva fatto soltanto un disco solista prima di questo. Diabate nel suo soffice virtuosismo stilistico raccoglie una tradizione secolare, portandola a livelli di raffinatezza e complessità inimmaginabili.

