La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento

La vignetta qui sopra, da Spinoza.it, si intitola “Trovare le parole” e in effetti esprime come ci si sente qui da un po’ di giorni a questa parte:
Proviamo a ravvivare questi tempi bui con un piccolo esperimento. Provate a immaginare cos’è che si dicevano, stamattina, questi due tizi dall’aria mesta e disillusa: e, naturalmente, tirate fuori le vostre idee nei commenti. Vediamo cosa succede.
Un esempio?
“Il Pd è senza leader”
“Insomma non è cambiato niente”(Ovviamente non è necessario che i personaggi siano elettori del Pd, però aiuta)
E ovviamente la fantasia dei commentatori si scatena. Del resto, sul Pd sono in tanti ad infierire nel giorno dell’autofunerale di Veltroni. Così Mauro Senzaterra su Giornalettismo:
Franceschini mette le mani avanti dichiarando che tutta questa cosa del PD è “merito” di Veltroni. Hai visto mai che gli fanno una class action per avere indietro i soldi delle primarie.
Per gli approfondimenti più istituzionali sul fatto del giorno, si può andare su RepubblicaTv dove titolano addirittura “E’ già post-Pd” (qui la seconda parte).
Carletto Darwin invece in controtendenza, fa una serie di post in cui non critica il centrosinistra ma l’Italia attuale:
Io continuo a pensare che l’Italia sia culturalmente il paese più vivo del mondo, quello che ha espresso storicamente il maggior grado di genialità e trasversalità e che ha prodotto le soluzioni più interessanti.
Questo paese però di fronte a scelte come quelle della Sardegna proprio non la capisco. Aspetto con ansia la fine di questo ventennio e sto a disposizione per la ricostruzione.
Qui ricorda l’atteggiamento ben diverso nell’ammettere le sconfitte:
Baffetto se ne andò quando aveva perso le regionali; Romano due volte per un voto di fiducia mancato; Walter per una sconfitta alle regionali.
Dall’altra parte il Peron in salsa italiana ne ha vissute di peggio, ma sta sempre lì. E ha persino l’immagine dell’antipolitico.
E qui accusa il servilismo della stampa:
Lo scorrettissimo editoriale del direttore del Giornale, che non cita il fatto che WV si è confrontato e ha vinto più volte, a Roma, in parlamento come alle primarie.
Eppoi cita sconfitte come unico criterio. Dimenticandosi di quando il fratello del suo editore non ne prendeva una (sia nel periodo 95-98, che in quello 2003-2006).
La vita è fatta a scale, ma i giornalisti cercano sempre di salirle. Poi quando si tratta di scenderle, saltano sul prossimo carro.
Lascia la tua Opinione

