La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010








Contro il target,
Bollati boringhieri 2008



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Rassegna Stampa
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Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008




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Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003




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Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999




Estratti dal libro
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Il Fermacarte
February 19th, 2009


E’ talmente deprimente il panorama che in questi ultimi giorni ci troviamo davanti agli occhi, che forse vale la pena, per un giorno, di rivolgersi al passato ed a luoghi lontani. Pubblichiamo qui sotto tre brevi racconti zen. Inizialmente attribuiti al ben noto Shaseki-ku, scritto nel tredicesimo secolo da un maestro giapponese, essi provengono in realtà da raccolte diverse e qualcuno ipotizza addirittura che sia stato lo stesso Dogen, autore dello Shobogenzo, a metterli in circolazione, cosa che ci sentiremmo di escludere dato che essi sembrano piuttosto in contrasto con i dettami della Scuola Caodong. Ma in fondo non ha importanza. Ciò che conta è il loro essere senza tempo, e questo voglio offrire a chi frequenta questo sito, allontanandolo per un giorno dai miseri affanni della nostra epoca.

*

Il maestro zen Oshugo venne sfidato a dibattere in pubblico da un maestro rivale. Al mattino, prima di recarsi al confronto, entrò nella casa di una famiglia di contadini e la sterminò, senza curarsi di nascondere le tracce. Quando arrivò, con le mani ancora sporche di sangue, la notizia si era già diffusa e il maestro rivale lo accolse con un grido di orrore:

“Come osi venire qui? Hai appena sterminato una famiglia”

“ Perché mi demonizzi? Io non ti demonizzo. Non potrai mai vincere questo confronto se mi demonizzerai, come se si trattasse di una questione personale”.

Il maestro rivale chinò il capo e tacque.

*

Nella comunità del maestro Oshugo vigeva la regola ferrea che nessuno potesse appropriarsi delle cose degli altri. Un giorno il maestro rubò tutti i vestiti e i beni di alcuni suoi discepoli. I discepoli trovarono il coraggio di denunciarlo a un altro discepolo, cui erano affidate le funzioni di giudice della comunità. I discepoli andarono da lui per comunicargli la sentenza:

“Maestro, ti abbiamo condannato ad abbandonare la comunità”

“Ma io sono stato eletto” rispose il maestro.

I discepoli si guardarono, poiché non ricordavano alcuna elezione. “Da Dio, intendo”. I discepoli si guardarono perché era la prima volta che il maestro nominava Dio.

“Comunque, ho cambiato la legge. Contingenza, ciò che non permane. Come può la sentenza di oggi essere la guida di domani? Forse che ci scotteremo con lo stesso sole?” concluse il maestro. E poi, dopo qualche minuto di silenzio: “Buddha è la ciotola o il cane?”.

I discepoli rimasero interdetti.

“Dicevo così, tanto per dire” bofonchiò il maestro Oshugo. I discepoli, finalmente illuminati, si inchinarono.

*

Il maestro Oshugo una volta, mentre era seduto in un bosco insieme a un gruppo di discepoli che lo acclamavano, si alzò e si rivolse a quattro fanciulle che passavano ridendo.

“Ehi, non lo sapete che questo è un posto di raccoglimento?”.

Quelle lo ignorarono, così il maestro prese delle pietre e le scagliò contro le giovinette, colpendole con precisione alla tempia e provocandone l’immediato decesso.

I discepoli lo acclamarono. In quel mentre sopraggiunsero due fratelli delle ragazze.

“Assassino” gli gridarono.

“ Voi non state offendendo me” disse calmo Oshugo “State offendendo loro, che mi acclamano e mi danno fiducia”.

I due fratelli chinarono il capo.

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