La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Nel carcere di Dartmoor, nel Sud dell’Inghilterra, alcuni prigionieri riescono a essere i veri divi dello schermo per i loro figli. Essi, infatti, registrano dvd nei quali leggono storie della buonanotte, non di rado composte da loro stessi. L’originale intuizione è stata poi riprodotta tra i militari americani in partenza per l’Irak o l’Afghanistan. Ma fermiamoci sul carcere. Come spiega Domonic, uno dei detenuti più bravi in sala di montaggio, “in carcere ti aspetti tutto ciò che è tipicamente macho. Ma in sala di montaggio tu vedi un lato umano diverso. Quando parlano dei loro bambini e delle storie o quando scelgono i pupazzi che useranno nel dvd, i detenuti si inteneriscono e si emozionano”. E’ molto toccante immaginare i bambini che mantengono questa forma di contatto col padre recluso. Anche un po’ angosciante in vero, perchè se la persona non è disponibile, lo schermo ce la rende un tantino irreale, come i divi delle fiction: ma non certo più angosciante che ignorare persino il padre che faccia e voce abbia, come sarebbe per alcuni di quei bambini, il cui genitore era già in prigione quando sono nati. Gli editor lavorano assiduamente a migliorare la qualità del video o l’interpretazione di quegli insoliti attori, ma non toccano mai il finale, quando la voce del padre si rompe mentre augura la buonanotte ai loro figli, e gli dicono che torneranno presto accanto a loro. E’ un piccolo aiuto ai bambini a elaborare la loro relazione col padre, a far sì che non si sentano abbandonati, e quindi è un modo intelligente per ridurre l’effetto “collettivo” della pena, quello che ricade sugli altri membri della famiglia. Ma è anche un approccio sensato alla cosiddetta rieducazione: il senso di responsabilità e dignità che al colpevole di delitti si vorrebbe restituire non si alimenta granchè di ordini da eseguire meccanicamente e di carrellini da spingere nei corridoi. Ben diverso è recuperare la responsabilità di un fondamentale ruolo genitoriale, la protezione dai cattivi sogni notturni, e restituire un senso all’uscita del carcere nel bacio che seguirà la fine della storia di Cappuccetto Rosso.
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