La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010








Contro il target,
Bollati boringhieri 2008



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Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008




Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003




Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento





Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999




Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento



Il Fermacarte
March 18th, 2009


La vicenda torinese del Grinzane e di Giuliano Soria è l’ennesima in cui le intercettazioni telefoniche paiono determinanti. In effetti, mentre in settimana si svolgerà la decisiva discussione parlamentare attorno al disegno di legge volto a limitare il potere dei magistrati di disporle, le indagini le ostentano come il potente mezzo di prova da cui dipende il buon esito di un giudizio penale. Con grandissima abilità il segretario dell’Associazione Magistrati, qualche settimana fa su Repubblica, ha costruito una piccola fiction, nella quale si dimostrava come la nuova legge, nei termini che si prospettano, rischia di lasciare in libertà colpevoli di orrendi crimini. E’ indubitabile che la disciplina restrittiva sia un regolamento di conti tra la classe politica e la magistratura e punti a ridimensionare indagini, attuali e future. In fondo per tutelare la privacy dei cittadini era sufficiente prevedere la distruzione delle conversazioni relative a soggetti estranei oppure ai soggetti indagati ma su argomenti non pertinenti all’indagine.

Premesso doverosamente quanto sopra, tuttavia, rimane la spiacevole sensazione che le intercettazioni siano diventate un po’ come le radiografie. Una recente indagine scientifica afferma che il numero delle radiografie prescritte è cresciuto a dismisura, e che una su quattro è inutile. Ora, è noto che le radiazioni assorbite con questo mezzo di indagine clinica sono nocive. Però prescrivere radiografie è semplice e mette al riparo dall’errore diagnostico, in nome della prevenzione. A quel punto la capacità del medico conta assai meno. Anzi, chiunque potrebbe sostituire un medico che si limitasse in prima battuta a prescrivere radiografie sulle zone del corpo dolenti. Con le intercettazioni c’è il medesimo rischio: l’intrusività nelle conversazioni private, che stigmatizzavamo quando si trattava di rimarcare l’ignominia dei regimi comunisti, è una specie di radiazione. Quand’anche la bobina inutile venisse distrutta è mortificante che qualcuno si sia insinuato nell’intimità della persona ascoltata. Perorare la causa delle intercettazioni solo evidenziandone l’utilità non è necessariamente congruo: se tutti i telefoni del mondo venissero messi sotto controllo 24 ore si eviterebbero un sacco di reati, eppure ancora nessuno l’ha proposto. Per questo penso che un buon medico e un buon magistrato sono quelli che non ricorrono routinariamente a radiografie e intercettazioni. E piuttosto che paralizzare le intercettazioni alla radice introdurrei un controllo a posteriori sui magistrati, verificando chi durante l’anno ne usi sopra la media oltre una certa percentuale, e lasciando a lui l’onere di provare, a fini disciplinari, che ognuna di esse era strettamente necessaria.

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(disegno originale di Guido Scarabottolo)