Contro il target,
Bollati boringhieri 2008



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Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008




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Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003




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Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999




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Ospiti
March 30th, 2009


Il pezzo di oggi è di Massimo Balducci (il suo intervento precedente qui).

Il nuovo slogan centrista si ricollega ad un buonismo che è molto radicato nella cultura italiana. Non molto diverso ad esempio il senso di un’opera come I Capuleti e I Montecchi di Vincenzo Bellini: la cui prima esecuzione avvenne l’11 marzo 1830, e della quale è uscita da poco una nuova importante incisione della Deutsche Grammophon con Anna Netrebko e l’Orchestra Filarmonica di Vienna.
Si pensa ovviamente al trapianto della tragedia shakespereana; ma in realtà la storia dei due innamorati veronesi faceva già parte tradizione letteraria in Italia, mentre il capolavoro inglese era da noi ancora quasi sconosciuto. E ciò può in parte spiegare perché la versione di Bellini, belcantista supremo nella terra e nell’epoca del belcantismo, tolga a Romeo e Giulietta parecchi dei connotati marziali ed eroici che conosciamo: trasformandola in una sorta di cremosa elegia sull’amore sfortunato. Protagoniste sono entrambe voci femminili (la Netrebko è Giulietta, mentre Elina Garanca è travestita da Romeo), espediente certo non nuovo: anzi ai primi dell’Ottocento affidare il ruolo maschile ad un mezzosoprano era già in disuso, per cui la scelta di Bellini appare ancora più voluta ed appropriata (ma non ditelo a Ratzinger, eh).
Dal punto di vista drammaturgico, tutto è molto semplificato ed efficace: e la differenza più significativa rispetto a Shakespeare è che qui il contesto storico non è quello delle signorie rivali, ma quello antecedente e più politico della lotta fra Guelfi (Capuleti) e Ghibellini (Montecchi). Una rivalità dunque non (solo) di sangue ma antropologica, ed in questo senso la dolcezza sprigionata dalla melodia belliniana è tutta un invito sublime a smetterla di litigare appunto: per cui fa apparire tanto più assurda, per contrasto, la tragedia della vicenda.

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(disegno originale di Guido Scarabottolo)