La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010








Contro il target,
Bollati boringhieri 2008



Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008




Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003




Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento





Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999




Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento



Il Fermacarte
April 17th, 2009


Sul numero di Limes attualmente in edicola, intitolato “Esiste l’Italia? Dipende da noi”, Antonio Pascale, in un articolo pieno di arguzie e stimoli intellettuali (il suo titolo è “Abbasso i tuareg”), lancia tra le varie provocazioni quella della critica a una sinistra che “ha sostituito l’idea di progresso (allora marxista) con il sapere nostalgico o nel peggiore dei casi con il revival. E’ riuscita a vincere là dove non avrebbe dovuto vincere. Ha sfondato e occupato il territorio che apparteneva alla destra, quello della tradizione e del mito. Del creato incorruttibile”. Pascale ha un bersaglio prioritario, quello dell’agricoltura biologica o, come lui la ribattezza, “archeoagronomia sinergica”. Se la prende con gli sbrodolamenti demagogici di Vandana Shiva e osserva, apparentemente non a torto, che “in quei luoghi dove, per forza di cose, si pratica agricoltura biologica, come parte dell’Africa, gli insetti ci sono, eccome, fanno danni e le produzioni scarseggiano”.
Ma la questione è più generale e infatti (citando come esempio la sua innatista descrizione dei napoletani) cita come modello negativo Pasolini. Sinistra legata alla tradizione anziché al progresso? Ma come? Non aveva lamentato esattamente l’opposto, nemmeno un anno fa, Bruno Arpaia, auspicando nel saggio “Per una sinistra reazionaria” che la sinistra possa affacciarsi sul futuro tenendo ben presente il passato e facendo sua la domanda posta da Franco Cassano in chiusura del saggio “Pier Paolo Pasolini (n.d.r. ancora lui!) ossimoro di una vita: “E’ possibile mantenere un’identità di sinistra attraverso un recupero dei valori della destra, è possibile usare il sacro in chiave eretica, è possibile un uso rivoluzionario della tradizione?”. La sensazione è che non molto più che la distinzione tra destra e sinistra sia obsoleta la distinzione tra modernità e tradizione, vista la manipolazione che si può fare dell’uno o dell’altro concetto. Per non dire del fatto che la modernità si può valutare solo a posteriori. Come scrive Felix De Azua nel “Dizionario delle arti”: “Anche se sembra un gioco di parole, possiamo determinare la modernità solo nel passato. Nel presente si affollano i candidati alla modernità, ma nessuno può affermare chi attraverserà questo stretto passo. Per saperlo ci si deve trovare in una nuova modernità che avrà già distrutto la modernità del precedente candidato”.

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(disegno originale di Guido Scarabottolo)