La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010








Contro il target,
Bollati boringhieri 2008



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Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008




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Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003




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Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999




Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento



Il Fermacarte
April 29th, 2009


le-monde1

Oggi, altra traduzione da un articolo di Le Monde: questo è del 3 aprile, e riguarda la delocalizzazione dei servizi giuridici.

Sempre più spesso le società occidentali fanno ricorso a dei subappalti indiani per sistemare le loro questioni giuridiche a minor costo.
Regalatevi un avvocato indiano!
Per passare dal caos di Bombay agli uffici silenziosi di Pangea3, basta posare l’indice su un lettore di impronte digitali. Le porte a vetri si aprono su un open space climatizzato, con mobili viola e verde mela, dove seri giovani salariati in giacca o tailleur sono allineati davanti a file di schermi piatti. Sono tutti giuristi, pagati tra 300 e 500 dollari al mese, l’equivalente di tre o quattro ore di consulto di un confratello negli Stati Uniti. Sono il nuovo battaglione del subappalto indiano: quello dei servizi giuridici.
Il settore dovrebbe generare 640 milioni di dollari di fatturato e impiegare 24mila persone nel 2010. Contrariamente ai loro fratelli maggiori dell’informatica, i subappalti dei servizi giuridici approfittano della crisi: “Tra le controversie nate dalla crisi finanziaria, i fallimenti e i budget rivisti verso il basso, i contratti piovono” si rallegra Saniay Kamlani, uno dei fondatori di Pangea3.
Il pioniere del settore è un’impresa americana, General Electric che, nel 2001, ha impiegato un giurista indiano per aiutarla a redigere i contratti con i clienti. Dal primo anno, l’impresa risparmia 500mila dollari. Microsoft segue le sue orme per trattare le questioni giuridiche legate alla protezione dei suoi brevetti. Nel 2008, l’impresa ha economizzato 6.5 milioni di dollari delocalizzando a Bangalore una parte dei suoi giuristi. Spesso, solo i compiti più semplici sono realizzati qui: la ricerca giuridica, che comprende soprattutto lo sfoglio di centinaia di contratti, indispensabile prima di riscattare un’impresa, il diritto di proprietà intellettuale, l’analisi di migliaia di documenti elettronici in caso di controversie, e infine, la redazione di contratti. La confidenzialità è all’ordine del giorno. Da Pangea3, i progetti sensibili hanno una sala riservata, senza fotocopiatrice né accesso a internet. Solo chi lavora sul progetto vi è ammesso grazie a un sistema di riconoscimento di impronte digitali.
Oltre ai suoi bassi salari, l’India parla la stessa lingua dei suoi clienti, e utilizza lo stesso sistema giuridico, quello della common law. Dice un’impiegata di Pangea3: “E’ come se lavorassi in America, senza subire la degradazione del loro mercato del lavoro”. (…)
I tradizionali studi giuridici indiani non possono rivaleggiare con questi nuovi venuti, ricchi di tecnologia, e che promettono dei rapidi avanzamenti di carriera. Dalla sua creazione nel 2004, Pangea3 è passata da 15 a 300 impiegati. (…)
Le imprese di subappalto di servizi giuridici non si accontentano di lavorare lontano dai loro clienti, con uffici solo in India. “I compiti più complessi hanno bisogno della prossimità geografica. Il cliente ha bisogno di vedere il suo avvocato per essere consigliato, poi, poco importa che il lavoro che gli ha affidato sia svolto vicino a casa sua o a migliaia di chilometri”, spiega Abhi Shah, il fondatore, a 29 anni, di Clutchgroup, considerata leader del settore dal libro americano Il libro nero del subappalto.
L’impresa impiega 350 avvocati tra India e Stati Uniti. Duecentocinquanta tra loro sono stati spediti in cinque città americane con stipendi inferiori alla media, con la promessa di non farli lavorare più di sessanta ore a settimana. In India, più di 100 avvocati sono stati reclutati a Bangalore. Grazie a questo modello, Clutchgroup consegna un servizio completo dall’inizio alla fine in un tempo record, grazie al fuso orario. Clutchgroup conta questa anno di raddoppiare i suoi assunti e aprire un ufficio a Londra per conquistare il mercato europeo.

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Categoria: Il Fermacarte
Un Commento


One Response to “Regalatevi un avvocato indiano!”

  1. remobassetti says:

    una delle ragioni per la quali ho inserito quest’articolo (a parte la sua rilevanza sociologica) è un invito agli avvocati, che invocano parificazioni con i notai sulle competenze di questi ultimi, in nome della libera concorrenza, a riflettere come sia sempre in agguato il famoso detto “chi di spada ferisce…”

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