La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Su Repubblica di oggi, e nell’ambito delle polemiche sulla ricostruzione in Abruzzo, Chiara Saraceno spiega molto efficacemente il funzionamento dell’otto per mille allo Stato:
[...] Questi fondi hanno i vincoli di destinazione precisi, anche se troppo spesso sono invece utilizzati in modo non trasparente e per finalità improprie. Tra le destinazioni esplicitamente ammesse vi è anche il fronteggiamento delle calamità naturali. Perciò ci si sarebbe aspettati dal ministro del Tesoro che promettesse solennemente che i proventi dell’8 per mille di quest’anno e/o dell’anno scorso, o anche solo una loro parte, saranno destinati alle zone terremotate dell’Abruzzo. Forse ciò avrebbe invogliato molti cittadini – la stragrande maggioranza – che solitamente non indicano la destinazione dell’8 per mille a farlo per questa volta, indicando appunto lo Stato come beneficiario.
Come mai allora il ministro non ha preso subito questo impegno, così ovvio e così efficace? Per capirlo occorre ricordare come funziona il meccanismo dell’8 per mille. I cittadini indicano a chi vogliono destinare la loro quota, tra lo Stato e le diverse chiese ammesse. L’intero ammontare dell’8 per mille – non solo la parte corrispondente all’insieme delle opzioni – viene poi ripartito in base alla distribuzione delle scelte. Avviene così che se sceglie, come avviene, solo il 40% dei contribuenti, ma il 90% di questi indica la Chiesa cattolica – il 90% di tutto l’8 per mille verrà destinato alla Chiesa cattolica, anche se si è pronunciato in questo senso solo il 35% di tutti i contribuenti. E’ un meccanismo molto diverso da quello del 5 per mille, ove, invece, non solo vi è un tetto massimo, ma l’ammontare finale è definito sulla base delle sole indicazioni esplicite. I fondi che la Chiesa cattolica ha, apprezzabilmente, deciso di stanziare a favore dell’Abruzzo (come quelli, qualche settimana fa, per le famiglie povere) non provengono dalle donazioni dei credenti, ma in larga misura dalle tasche di tutti i cittadini, che lo abbiano deciso loro o meno.
Le contestiamo, per le ragioni sottoesposte, il grave inadempimento alle obbligazioni di cui al contratto prot.RT/RALA/LAN/263/08/02671 del 31.7.2008 e, in particolare, ag1i obblighi previsti ai punti 8) e 9) del medesimo.
Nel corso della puntata del programma Annozero del 9 aprile 2009, disattendendo gli obblighi sopra indicati, Lei ha realizzato e mostrato al pubblico, in diretta televisiva, una vignetta del seguente tenore: ‘Aumento delle cubature. Dei cimiteri’. Tale condotta, gravemente lesiva del sentimento di pietà dei defunti, travalica all’evidenza i limiti del corretto esercizio del diritto di satira e si pone in contrasto con i parametri di qualità dell’offerta che costituiscono elemento essenziale della missione del servizio pubblico radiotelevisivo, in forza della previsione di cui all’art. 3 del vigente contratto di servizio e delle disposizioni del Codice Etico del Gruppo Rai, al cui rispetto Lei è obbligata.
Pertanto, nel ritenerLa personalmente responsabile per ogni conseguenza e/o pregiudizio e/o rilievo, anche da parte delle Autorità competenti, che dovessero derivare all’Azienda in ragione dell’illegittima condotta da Lei posta in essere, in ordine alla quale ci riserviamo ogni e più ampia tutela, con la presente Le comunichiamo che l’Azienda, in via cautelativa, non intende avvalersi delle Sue prestazioni su tutte le Reti e Testate.
Questa la lettera con cui l’Azienda (che sarebbe la Rai) scomunica l’empio vignettista. Che è un personaggio bizzarro, uno che ama infilarsi seguito dalla telecamera dentro villaggi africani dimenticati da Dio e ricordati dalla miseria e dalla malaria, e che in questi viaggi mai riesce a nascondere, dietro la maschera di ruvida immediatezza che trasmettono le sue vignette, una fortissima pietas per le vittime e i diseredati, e la ferma convinzione che dietro delle vittime collettive si celi sempre qualcosa in più del fato. E’ dunque una persona al di sopra di ogni sospetto, quanto al ferire la sensibilità dei miserabili, e il rischio di risultare offensivo se lo riserva per i notabili. Non mi pare che la vignetta discussa faccia eccezione. E’ un’opinione politica, ampiamente condivisibile, visto che un evento pazzesco, con involontario e macabro tempismo, ha ricordato che il controllo sull’edilizia non riguarda solo l’estetica e l’ambiente (ciò che pure non sarebbe trascurabile) ma la vita e la morte delle persone, malamente consegnate in pasto alla fatalità. La sanzione è dunque una stilettata alla trasmissione “Annozero”, l’eterno ritorno della tentazione censoria? Probabilmente sì. Ma forse è anche, puramente e semplicemente, una sincera distanza da una certa forma di espressione televisiva, essendo i programmi sintonizzati su onde tanto differenti da quella, posti nella gamma estesa (o impalpabile?) di gradazioni che vanno dal Grande Fratello ai telegiornali ridicolmente apologetici. L’aumento di cubatura servirebbe per i nostri cervelli. Ogni tanto bisogna ricordarlo, anche se poi si passa per snob.
Sullo stesso argomento: Carletto Darwin.
Può sembrare tutt’altro argomento rispetto al passo di Alajmo di cui si parla nel post qui sotto; ma a ben vedere, ciò che scriveva ieri Gramellini su La Stampa è un altro modo di descrivere lo stesso vizio dell’informazione contemporanea:
[...] La civiltà dell’immagine in cui viviamo è fondata (e sta affondando) sulle emozioni, e su scariche superficiali, violente e brevi di adrenalina. La «notizia» è una sostanza deperibile che produce assuefazione, per cui va tenuta in vita con infezioni di ansia da somministrare al paziente (lo spettatore) in dosi ogni volta più massicce. Proprio come una droga.
Peraltro mi sembra la prima volta (o quasi) in cui si ipotizza una fine della civiltà dell’immagine: che come tutte le civiltà, in effetti, dovrà anche finire prima o poi.
Il blog dello Scorfano scova e commenta un passo dal libro di Antonio Scurati, Il bambino che sognava la fine del mondo, dove si definisce così la mutazione antropologica nell’Italia berlusconiana:
Se in un passato remoto il potere si era fondato sull’arcano, ormai si rifondava sull’osceno. Da parecchi anni l’istituto cattolico della confessione era chiaramente diventato un metodo di governo: finite le ideologie, con la complicità diretta o indiretta dei media, ora i politici di ogni schieramento rinnegavano disinvoltamente il proprio passato, abiuravano i propri errori, ostentavano i propri vizi, dichiaravano le proprie peggiori intenzioni, ricevendo da un’opinione pubblica assuefatta una generosa assoluzione plenaria. Invece di rischiare la vergogna si era scelto di confessare sponteneamente e in anticipo ogni colpa. Ovviamente, si trattava di una confessione che non purificava la coscienza. La cancellava.
La Disputa su Dio e dintorni di Corrado Augias e Vito Mancuso, come era forse era prevedibile, sta creando qualche polemica. Il libro si è appena beccato un attacco frontale da Ragionpolitica.it – la webzine diretta da Gianni Baget Bozzo – che definisce gli autori “i due gran sacerdoti dell’anticattolicesimo militante”. Se ne parla sul sito dell’UAAR, con un vivace dibattito nei commenti.
Ci sarebbe anche da chiedersi, a margine, per quale strano meccanismo comunicativo questo vecchio termine – “militante” – sia regolarmente utilizzato in funzione offensiva.
In “Questi fantasmi”, Eduardo De Filippo si inginocchia davanti all’amante di sua moglie convinto, contro ogni evidenza, che costui sia un fantasma, e gli confessa tutte le sue frustrazioni rispetto alla consorte. Precisando poi che a un essere umano non avrebbe potuto parlare cos’, con il cuore in mano, perché lo avrebbero fermato quelle cose sciocche che sono l’orgoglio e la dignità. Ma con lui, che è un fantasma, è diverso: “Con te me sento niente…e me fa piacere sentirmi niente, così posso liberarmi del peso del mio essere che mi opprime”. Avremmo tutti bisogno di un fantasma, almeno e noleggio. Forse anche un bambino che ha perso prematuramente il padre: ed è quello che capita al piccolo Philip. Solo che il fantasma del padre è assai ingombrante, e vuole spingerlo, sia pure al nobile fine di restituirgli la pace, ad accoppare lo zio, che reputa responsabile volontario dell’apparente disgrazia che l’ha spedito al creatore. Da qui parte una storia dal ritmo serratissimo, e uno dei libri più riusciti degli ultimi tempi, “Il club dei padri estinti” di Matt Haig. L’autore fa una cosa straordinaria, che lo apparenta (non nello stile, diversissimo) alla grande Agota Kristoff della “Trilogia della città di K”. Come in quel testo si davano più possibili letture, e rimaneva da chiarire se la versione giusta fosse quella dei due fratelli o di una mente malata e sdoppiata, così nel Club ci si può liberamente domandare: ma ‘sti fantasmi esistevano davvero, o era solo una fissazione di Philip? L’alternativa resiste anche a libro chiuso, e a lacrima asciugata (ci si commuove, anche). Dopo essere transitati per molte tenere comicità e qualche baloccarsi di gusto neo-futurista, tipo: e si chiuse in un silenzio simile a questo
(segue spazio bianco)
Comunque (e vale per De Filippo, per Matt Haig, o per noi stessi), se i fantasmi hanno un difetto, è che somigliano troppo ai vivi.
Lasciatemi ricordare, in tanta pena, la galera. Sentire il terremoto chiusi a doppia mandata, ammassati, in una cella, ecco un’esperienza che bisogna provare a immaginare.
Dalla Piccola posta di Adriano Sofri, ieri
Sulla questione della prevedibilità o meno dei terremoti, e la rapidità con la quale il “caso Giuliani” è stato mitizzato ieri in rete e su facebook, scrive oggi Leonardo:
Dico la mia: Giuliani non sarà un imbecille, ma è un irresponsabile in discreta percentuale. Se durante uno sciame sismico cerca particelle di radon, è probabile che ne troverà; ma il suo tentativo di triangolare i dati e trovare l’epicentro di un sisma prima del sisma stesso non regge per ora la prova dei fatti. Sessanta chilometri sono la distanza tra Milano e Varese. Prevedere un terremoto a Varese una settimana fa non significa mettere in guardia i milanesi oggi; tanto più che molti sfollati da Varese potrebbero accorrere proprio a Milano – e se la scorsa settimana nessun fuggitivo da Sulmona (AQ) si è fermato nel capoluogo, lo dobbiamo solo alla fortuna e magari un po’ a Bertolaso, che ha pubblicamente trattato da mitomane il Noè di turno. Che probabilmente è in buona fede, e chissà, nei prossimi anni metterà davvero a punto quel sistema di previsione dei sismi che nessun laboratorio al mondo è ancora riuscito a trovare. Glielo auguro di cuore [...]
Leggi Noè sotto il Gran Sasso di Leonardo
E’ bastato meno di tre anni. Le carceri di oggi sono più affollate di come erano il 31 luglio 2006, quando venne varato l’indulto. Dai 60.710 che erano i detenuti si ridussero a 38.847, per la prima volta, dopo molto tempo, al di sotto della soglia considerata quella compatibile con la capienza regolamentare di 43.102. Ora siamo a 61.058 e dunque in prossimità della capienza considerata come massima tollerabile, quella evidentemente oltre la quale i detenuti non ci stanno più, nemmeno a impilarli l’uno sull’altro: 63.557. Sarà pure la prova che l’indulto, attuato al di fuori di un quadro di provvedimenti volto a immaginare una qualche forma di percorso per le persone che venivano liberate, è stato un fallimento. Ma è prova non meno chiara della miopia della politica attuale, che continua in un indiscriminato processo di carcerizzazione, rendendo più difficoltoso l’uso delle misure alternative. Un buon quadro della situazione è uscito domenica sul Sole 24 ore, in questo articolo a firma di Donatella Stasi.
Sullo stesso giornale, si apprende sorprendentemente (e forse neppure tanto) che il modello americano studiato dai nostri governanti, il modello insomma che destina alla reclusione una persona su cento, sta avviando una possente retromarcia. Del resto, era difficile sostenere un trend come quello degli ultimi venti anni, nei quali la spesa carceraria è salita del 127%, mentre quella per l’istruzione superiore è salita solo del 21% e nel 2008 il sistema nel suo complesso è costato 47 miliardi di dollari. Mentre in Italia l’unica fissa della maggioranza (forse con l’eccezione proprio del ministro della Giustizia Alfano, che tuttavia non sembra ancora in grado di imporre la sua personalità nel settore) è quella di aprire nuove prigioni, stati tradizionalmente forcaioli come Kansas e Colorado le stanno chiudendo.
Di tutte le assurdità della legge sul testamento biologico, la più assurda è quella approvata all’ultimo minuto e che autorizza il medico a non tenere conto del testamento stesso. Essa ricalca, in qualche modo, le discipline che in tema d’incapacità lasciano al giudice la possibilità di non tenere conto delle indicazioni testamentarie volte a nominare il rappresentante legale di un incapace. Ad esempio, i genitori possono prevedere che, in caso di morte, tutore dei figli venga nominata una certa persona: ma essendo in gioco l’interesse di un soggetto terzo (i figli) è normale che la valutazione del giudice possa criticamente sovrapporsi a quella effettuata dai genitori.
Ma già per la figura dell’amministratore di sostegno, che è il soggetto preposto ad assistere una persona affetta da una parziale incapacità, il giudice è obbligato a tenere conto della designazione anticipatamente effettuata dall’interessato in vista di una sua eventuale futura incapacità, espressa in un atto pubblico o una scrittura privata autenticata. La somiglianza in ogni caso è vaga, perchè qui al posto del giudice c’è il medico che viene eretto a giudice insindacabile, divino quasi, del nostro legame con le cure forzose.
E’ chiaro che non ha nessun senso prevedere, sia pure con una serie di limiti, la decisione in tema di sospensione di cure mediche, e poi lasciare libero il medico di fare di testa sua, specialmente se non viene indicato uno straccio di criterio per limitare l’onnipotenza del medico.
Molta documentazione sull’argomento si trova sul sito di Ignazio Marino. Mentre su un piano più filosofico, vale anche la pena di riscoprire le teorie di Michel Focault.






