La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010








Contro il target,
Bollati boringhieri 2008



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Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008




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Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003




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Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999




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Il Fermacarte
May 11th, 2009


balotelli

Sulla boutade dei posti riservati sulla metro uno dei commenti più divertenti è stato di Michele Serra, che si domandava, tra l’altro: come faranno a  farsi riconoscere i milanesi? Si tatueranno con una M? E come ci si regolerà con i calciatori dell’Inter e del Milan? Altrettanto pertinente, per questi ultimi, tuttavia sarebbe stata la domanda: e come si regoleranno loro (domanda ovviamente retorica, al paro della prima, dato che non si è mai visto un calciatore nella metro)?
Un’amara riflessione politica di questi giorni è la normalità che ha raggiunto l’utilizzo dell’appeal mediatico per accedere a posizioni di potere. E’ certamente indice di scadimento della democrazia che la semplice popolarità diventi elemento costitutivo della carriera politica: all’inverso, il fatto che si possa efficacemente sostenere una causa pubblica, grazie alla fama di cui si gode in quanto artista o uomo di spettacolo, potrebbe essere un propulsore di democrazia. E’ quello che, con una certa regolarità, fanno cantanti e attori. Ma i calciatori?
Raramente vanno oltre la pur meritoria messa a disposizione della loro faccia per scopi di beneficenza. Mai li si sente alzare la voce per difendere e promuovere grandi battaglie di principio. Quando si parla di razzismo, al massimo i calciatori si pongono il problema di Balotelli, che è pur sempre un maleducato giovanotto milionario, non esattamente il prototipo del vucumprà: e gli insulti, pur riprovevoli, servono essenzialmente a provocarlo. Lo sport, e per la sua importanza il calcio più degli altri, è un potente fattore di disintossicazione razzista, proprio perché abitua a vedere mescolate le etnie, e ad inneggiare a coloro che si vivrebbero come diversi da noi. Per un curioso sdoppiamento non è detto che applaudire un nero significhi uscire dal razzismo: quando Louis Armstrong, ormai famoso, tornò nella natia New Orleans per una grande serata, ai neri fu vietato l’accesso, e poterono solo ascoltarlo dalla finestra del locale. In effetti, a parte rarissimi scatti d’orgoglio, Armstrong nulla fece per smuovere le ineguaglianze razziali, e anzi offriva le sue facce buffe ai bianchi che godevano non solo per la sua musica ma anche per la sua buffonesca viltà e sottomissione. Così i calciatori di colore: che potrebbero spendere qualche volta una parola, e persino minacciare una protesta o uno sciopero, in nome di tutti gli immigrati che si vorrebbero confinare in vagoni differenziati della metro, rispedire nel paese oppressore a cui sfuggivano, prendere a sprangate per strada; in nome insomma di quei disgraziati di cui essi stessi potrebbero fare parte se non avessero avuto il culo del talento calcistico. Con esso deliziano i loro padroni i quali, evolutisi a loro volta, non chiedono un rispettoso inchino ma si contentano di una sforbiciata o un tiro da venti metri.

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Categoria: Il Fermacarte
Un Commento


One Response to “Quegli Zio Tom dei calciatori”

  1. Bdd says:

    io però mi sono sempre posto questo problema: come considerare un artista o un intellettuale che, in quanto personaggio pubblico, sostiene una battaglia di principio che però noi non condividiamo?
    e applicandola il dubbio ai calciatori: se si mettessero davvero a sostenere pubblicamente delle cause politiche, siamo sicuri che sarebbero quelle giuste? istintivamente mi viene da dire di no…

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(disegno originale di Guido Scarabottolo)