La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010








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Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008




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Derelitti e delle pene,
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Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999




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Il Fermacarte
May 12th, 2009


Un po’ di segnalazioni per uscire dalla stretta cronaca di questi giorni, ed inquadrarla in una prospettiva più ampia. A partire dall’articolo scritto da Paolo Graziano nel 2004, dal titolo “L’imbarazzante questione del diritto d’asilo. I rifugiati e le frontiere meridionali dell’Europa”:

Si direbbe che le democrazie europee abbiano elaborato un rapporto isterico con la questione dell’asilo politico, dovuto in buona misura all’incapacità di conciliare le irrinunciabili petizioni di principio su cui esse si fondano con la nuova configurazione assunta dalla massa dei rifugiati, che per dimensioni, provenienza e composizione sociale risulta potenzialmente dirompente nell’impatto con le strutture sociali dei paesi di destinazione.
A causa del mutato assetto geopolitico mondiale, che ha visto la sostituzione del grande conflitto immateriale tra est e ovest con una miriade di micro-conflitti reali dislocati nelle periferie del pianeta, il profilo del richiedente asilo è radicalmente cambiato: esso corrisponde, attualmente, a quello dell’individuo povero, appartenente ad un’etnia remota, proveniente da aree marginali e depresse, in fuga dalla tirannia dell’indigenza come da quella di un qualche governo autoritario – ma sono ancora compiutamente distinguibili le due cose?
Nel caso di queste persone l’applicazione del diritto viene subordinata a una serie di considerazioni estranee alla sfera giuridica e relative, piuttosto, alle questioni della sicurezza, dell’economia, dell’interesse nazionale: in pratica, l’asilo politico diventa una delle tante variabili del fenomeno dell’immigrazione, trattato con la stessa mistura di imbarazzo e indifferenza, paternalismo e intolleranza. Nel cambiamento dell’atteggiamento di governi e opinione pubblica occidentale nei confronti dei richiedenti asilo ha avuto gioco certamente l’arresto dell’espansione economica delle ex potenze coloniali, che nel secondo dopoguerra integravano agevolmente nel tessuto produttivo i sudditi affrancati dei vecchi domini asiatici e africani, ma anche lo sfaldamento delle contrapposizioni ideologiche che hanno formato in occidente l’immagine del rifugiato politico [...].

Ma il problema, per il nostro Presidente del Consiglio, non ci riguarda: “Su questi barconi, come dicono le statistiche, persone che hanno diritto d’asilo non ce ne è praticamente nessuna”. Dunque li si respinge in base alla statistica, non si capisce quale, e senza passare per i fatti. Peraltro, aggiunge il premier, gli aventi diritto d’asilo sono “casi eccezionalissimi”: che evidentemente hanno il torto imperdonabile di trovarsi in cattiva compagnia. Se vogliono l’asilo che gli spetta, se ne venissero un po’ con il loro aereo privato.

Una tendenza abbastanza recente, a livello globale, è invece quella di respingere in qualche modo non solo i clandestini ma perfino gli immigrati regolari. Ne parla oggi Vittorio Longhi su Repubblica:

Da Praga a Madrid, da Londra a Tokio, la crisi economica sta portando diversi governi ad allontanare i lavoratori migranti che potrebbero ingrossare le fila dei disoccupati nazionali. Tra incentivi, progetti di rimpatri volontari e riduzione dei flussi, si ripetono e si moltiplicano le storie degli immigrati spinti a tornare a casa, o comunque a lasciare il paese, dopo anni di lavoro e di vita nei paesi più ricchi [...]. Anche il governo Zapatero nei mesi scorsi ha lanciato un programma per favorire i rientri. Chi si allontana dalla Spagna per almeno tre anni riceve sussidi di disoccupazione fino a sei mesi e finora hanno già aderito in quattromila. La misura riguarda soprattutto i 70 mila disoccupati romeni, per i quali, tuttavia, è stato raggiunto un accordo bilaterale con Bucarest. Secondo il ministro del lavoro romeno Marian Sarbu, “non ci sarà un rientro in massa, ma nel paese manca ancora manodopera e il governo è pronto a organizzare corsi di formazione per ricollocare circa 100 mila lavoratori” [...].

L’Italia invece procede all’italiana, ovvero con un nuovo balzello sugli immigrati. Ne parla il blog di Paolo Manasse:

Il governo pare proprio deciso a far pagare agli immigrati un “contributo” addizionale sul permesso di soggiorno. Non mi soffermo sulla natura demagogica e discriminatoria del provvedimento: se alcuni immigrati (regolari) non pagano le imposte (venditori ambulanti?) perché farne pagare di più a quelli che già le pagano? Dal punto di vista economico si tratta di un’imposta piena di difetti: è regressiva (Robin Hood al contrario), perché incide esclusivamente sulle fasce deboli (le famiglie degli immigrati regolari); incoraggia la clandestinità e disincentiva l’emersione delle attività economiche degli immigrati (incoraggia il lavoro nero); soprattutto è inutile, perché genera poche entrate [...].

Ma paradossalmente, si verifica nel contempo il fenomeno inverso. La stessa Spagna, per esempio, facilita il rientro degli spagnoli dall’estero: a partire dalla concessione della cittadinanza. Ne parla la rivista inglese Monocle, nel numero di maggio:

Thousands of Spaniards lost their citizenship as they fled Spain’s Civil War and Franco. Now Spain is offering its descendents the right to be Spanish. Should other countries who need migrants do more to encourage the diaspora to move home? [...] In countries all over the developed world, people are living for longer and having fewer babies. So even in the current hard times, governments know they need migrant workers to keep their economies going and fund growing numbers of pensioners. Foreign workers are welcome. But then again, they are not. Many countries are struggling with a backlash against immigration: increasingly vociferous groups say newcomers from poorer nations are taking ever more precious jobs and are changing the social and cultural make-up of their countries.
Traduzione – Migliaia di spagnoli persero la loro cittadinanza scappando dalla Guerra Civile Spagnola e da Franco. Ora la Spagna offre ai loro discendenti il diritto di essere Spagnoli. Dovrebbero anche altri paesi bisognosi di migranti fare di più per incoraggiare il rientro della diaspora? [...] Nei paesi del mondo sviluppato, le persone vivono più a lungo ed hanno sempre meno figli. Dunque perfino in questi tempi di crisi, i governi sanno che hanno bisogno di lavoratori immigrati per mantenere l’economia e finanziare il numero crescente dei pensionati. I lavoratori stranieri sono benvenuti. Ma allo stesso tempo, non lo sono. Molti paesi combattono con un rigurgito anti-immigrazione: gruppi sempre più rumorosi sostengono che i nuovi arrivati dai paesi poveri “rubano” lavoro quanto mai prezioso, ed alterano la fisionomia sociale e culturale dei loro paesi.

Si spiegano poi i dettagli del provvedimento adottato dal governo Zapatero, ipotizzando che possa essere preso a modello da altri. E si riporta anche una dichiarazione di Demetrios Papademetriou (presidente del Migration Policy Institute di Washington) che forse sintetizza nel modo più efficace l’intera questione: “Ogni politica migratoria è, in un certo senso,  un fatto di ingegneria sociale“.

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Categoria: Il Fermacarte
14 Commenti


14 Responses to “Clandestini e diritto d’asilo: una rassegna stampa”

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