La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento

Non posso certo dire che la Formula Uno sia il mio sport preferito, ma il caso di questi giorni dimostra – con rara chiarezza – come qualsiasi partita, in generale, inizi a giocarsi già da quando si decidono le regole del gioco. Ne ha scritto ieri Michele Serra su Repubblica:
Un gran premio di Formula Uno senza la Ferrari sarebbe come un campionato del mondo di calcio senza il Brasile. O come Fronte del porto senza Marlon Brando. O Parigi senza la Tour Eiffel. Una pagina con un buco in mezzo. La Ferrari lo sa. E ieri ha giocato la carta più efficace di questa sua disgraziata stagione, minacciando di non iscriversi alla prossima. Da tempo le beghe tecnico-politiche contendono i titoli di prima pagina alle vicende sportive. Diciamo, per i profani, che le grandi case automobilistiche, che insieme alle scuderie private inglesi hanno costruito storia e leggenda dell’automobilismo, contano sempre meno, e sempre di più conta la ristretta lobby di gentlemen piuttosto eccentrici che gestiscono la F1 come una specie di circolo privato e stabiliscono regolamenti cervellotici e molto cangianti. E’ uno dei (tanti) segnali del mutamento, anzi della mutazione di molte discipline sportive, che perdono “classicità” e radici popolari nell’ansia di rinnovare lo show. Dimenticando che i grandi sport, per il vasto pubblico, sono anche un rito codificato, e dunque l’eccesso di cambiamento leva più di quanto aggiunge. Impiegare un paio di mesi per capire le novità non è, per nessun pubblico pagante, la massima delle ambizioni. Gli estenuanti rivolgimenti regolamentari producono sull’automobilismo lo stesso effetto pernicioso del doping sul ciclismo: l’impressione, cioè, che “trucchi” esterni rendano meno leggibile un ordine di arrivo.
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