La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
La scorsa settimana è finito il ciclo di “Striscia la notizia”. Per quanto mi riguarda, è la prima volta che l’ho seguita, e ciò è accaduto perché è diventato il programma preferito di mio figlio di nove anni. Un po’ il suo “Carosello” prima di andare a dormire. Che un bambino possa essere così accanitamente fan del programma dice già qualcosa sul lavoro subliminale svolto dall’equipe di Striscia: tutta una serie di trovate ritmico-musicali e iconografiche, o quel pupazzone del Gabibbo (che però ormai appare solo nella sigla), sono certamente espedienti per colpire il pubblico infantile, oppure per far leva sulla parte infantile degli adulti. Da principio mi sono posto davanti allo schermo giusto per solidarietà genitoriale, pronto ad approfittare dei tempi morti o della distrazione di mio figlio per mettermi a leggere il giornale, nonostante l’indiscutibile bravura dei conduttori Ficarra e Picone.
Alcuni pregiudizi che avevo venivano confermati: con la scusa di fare il verso al gossip e alla ostentazione del corpo femminile si mettono in scena il gossip e l’ostentazione del corpo femminile; le battute sul padrone del vapore non mancano, e a volte sono pure pesanti (come è stato per il caso di Noemi) ma fanno parte della logica che induce a sopportare una quantità controllata di critica o satira interna, per cedevolezza rispetto alle esigenze del business e per potere poi sbandierare l’habitus del democratico; gli inseguimenti di Staffelli con il tapiro in mano, o la sua pressione fisica, sanno un po’ troppo di catodica somministrazione di olio di ricino, e qualche volta mi portano a parteggiare per gli individui più abbietti; spesso viene dato spazio ad accusatori senza troppo preoccuparsi della loro credibilità e di un minimo di contraddittorio serio (così è stato per la famosa polemica sulla cucina molecolare e sulle guide enogastronomiche, e lo dico senza nutrire alcuna simpatia né per lo chef Adrià né per le guide enogastronomiche), privilegiando la loro utilità scenica. A questi difetti si potrebbe aggiungere il sostanziale accanimento contro i pesci piccoli del malcostume, e si potrebbe eccepire che nell’anedottica localistica si perdono di vista i malesseri più profondi della società italiana. Eppure raramente ho visto passare con tanta leggerezza, e rivolto a un pubblico non necessariamente intellettualizzato, il messaggio che il fantuttismo (lo fanno tutti, che male c’è) o il benaltrismo (viene qui da me? Ma con tutti i problemi seri che ci sono) non bastano a giustificare lo sprezzo delle regole. Si potrebbe dire che la trasmissione verta all’ottanta per cento su questo. In una puntata c’era gente che metteva in gabbia e vendeva i cardellini, contro il divieto, e sincera era l’indignazione dei trasgressori: “E che fa? Che è una cosa grave, un cardellino?”. Con la telecamera e un contachilometri nascosto gli inviati di Striscia sono andati a verificare la violazione dei limiti di velocità da parte dei calciatori. Mi capitava di non stupirmi della violazione, che so comune ai più degli automobilisti, per poi rendermi conto che è da quell’assuefazione che cominciano le stragi sulle strade. Ed è un’ottima cosa andare a censurare, sia pure col sorriso (ma pure col rilevatore), i personaggi pubblici, facendo notare che la visibilità crea anche la responsabilità di dare degli esempi. Proprio la circostanza di guardare il programma insieme a un bambino di nove anni mi dava la prova in diretta della sua introiezione del valore delle regole come necessario. Assisteva a episodi minimi, truffe da quattro soldi, verso le quali noi adulti non di rado assumiamo un atteggiamento stanco e rassegnato, e manifestava tutta la sua riprovazione. Divertendosi, per giunta. Insomma, devo prendere atto che ho assistito a un corso di educazione civica. Tanto di cappello.
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