La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
“Quando infine mi fermai, constatai di essere in un misero vicoletto. Dovevo essere uscito dalla zona turistica, perché lì attorno non c’era più nessuna libreria antiquaria, ma solo squallide catapecchie da cui provenivano gli odori più sgradevoli. Negli androni si aggiravano figuri infagottati, uno dei quali, mentre passavo, mi sibilò: “Ehi, ti serve una stroncatura?”
Porca la miseria, ero capitato nel Vicolo Velenoso. Quello non era una delle attrattive di Librandia, ma uno di quei luoghi da cui bisognava rigorosamente tenersi alla larga se si aveva anche una sola scintilla di onestà in corpo. Vicolo Velenoso, la strada malfamata dei critici prezzolati. Qui viveva la vera feccia di Librandia: presunti esegeti letterari disposti a scrivere a pagamento devastanti stroncature. Vi si potevano assumere quegli spargiveleno e aizzarli contro i colleghi scrittori antipatici: a patto ovviamente di degradarsi a simili espedienti e di essere senza scrupoli. E quelli allora perseguitavano le loro vittime fino a rovinarne completamente il nome e la carriera. “Cerchi una stroncatura totale?” bisbigliò il pennivendolo. “Lavoro per tutti i più grandi giornali”.
“Grazie no!” risposi e repressi a stento l’impulso di prendere per la gola quel farabutto. Poi però non volli negarmi la soddisfazione di un’osservazione pepata e mi fermai.
“Come osi, pezzo di fogna, trascinare nella merda da cui provieni il lavoro di qualche onesto scrittore” lo investii.
L’intabarrato emise un disgustoso rumore sbavante.
“E chi sei tu, per insultarmi in questo modo” domandò, piano.
“Io? Io mi chiamo Ildefonso De Sventramitis” risposi con fierezza.
“Sventramitis, eh? “borbottò quello, tirò fuori dalla mantella un quadernetto e una matita e si annotò qualcosa. “Non hai ancora pubblicato niente, altrimenti lo saprei. So tutto io della letteratura zamonica. Ma poiché vieni da Forte Verdicchio, prima o poi ci proverai anche tu. Voi lucertoloni non siete capaci di tenere lontane le dita dall’inchiostro”.
Lucertolone perché il destinatario dell’invettiva è un dinosauro, e il brano è tratto dallo splendido “La città dei libri sognanti” di William Moers, autore per ragazzi (ma in realtà adattissimo agli adulti, eccome), uscito da qualche anno, ma che ho appena scoperto.
Vale la pena di citarlo, anche se da fondatore di una rivista di recensioni, che non disdegnava affatto la stroncatura, non posso essere proprio d’accordo. La stroncatura ha una sua dignità e una sua ragione, che Giudizio Universale ha affermato nella terza regola del “Decalogo del recensore”:
La stroncatura, in un giornale di recensioni, è una prospettiva normale e non bisogna avere remore nell’adottarla, se discende dall’esercizio del giudizio.
Tuttavia, quel pizzico di perverso cinismo che può rendere divertente una stroncatura e la severità, anche ruvida, dell’opinione non devono trascendere in insulto gratuito o inimicizia verso il recensito.
Certo se poi la stroncatura è prezzolata, come nel Vicolo Velenoso di Librandia, il discorso cambia. Ma è noto che in Italia per lo più abbiamo il problema contrario…
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