La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Che sia venuta a un grande intellettuale francese, Marc Augè, la voglia di scrivere “Il bello della bicicletta”, un lirico e utopistico elogio delle due ruote, quali chiavi di una nuova sostenibilità urbana non ha sorpreso. Parigi, infatti, è in questo momento all’avanguardia, con i suoi Velib disposti fuori dalla metropolitana e le sue oceaniche domeniche dei ciclisti, nella riscoperta dell’antico amore a pedali. La bicicletta, per i francesi, sta diventando (o ridiventando) una chiave per i più svariati progetti sociali. Ecco dunque che oggi si conclude, allo Stadio Charleti di Parigi, dopo quindici tappe cominciate a Lille, il primo Tour de France per detenuti e guardie carcerarie, organizzato dall’amministrazione penitenziaria. Non ci sono tentativi di fuga, non solo nel senso di evasione, ma neppure sotto il profilo propriamente tecnico. I corridori affrontano fianco a fianco la fatica con la soddisfazione del cimento con il percorso, senza una competizione con dei vincitori; cenano insieme la sera, dormono in camere di due. I detenuti, che sono stati scelti tra quelli senza una grande pena a carico, e che torneranno a scontarla al termine della prova, sono motivatissimi. Come uno di loro ha spiegato a Le Monde, “mia madre è venuta alla partenza a Lille. Questo le ha permesso di vedermi e parlarmi. Io ero fiero di mostrare che potevo fare qualche cosa come questa. Questo fa nascere un po’ di speranza”. L’aspetto più intelligente è quello dei sorveglianti e dei sorvegliati impegnati insieme nel medesimo sforzo. “Ci si rispetta” spiega un altro partecipante, riferito agli agenti penitenziari “Ha cambiato la mia maniera di vederli. Dopo tutto sono uomini come noi. E loro stessi ci vedono diversamente”. Del resto, proprio Marc Augè, nel testo sopra citato, ha scritto che “tra i ciclisti, ai livelli più umili, c’è la coscienza di una certa solidarietà, la coscienza della sfida e del momento condiviso, di un qualcosa che li distingue da tutti gli altri e appartiene solo a loro”. E che, attraverso la bicicletta, si scopre che “c’è una certa relazione tra la riscoperta di una certa presenza a se stessi e quella della presenza degli altri”. Nessuna salita, nemmeno il Ventoux o il Tourmalet, può essere ripida quanto la strada del recupero e del reinserimento. Ma quella insolita carovana di pedalatori, paradossalmente più vicina alla purezza atletica di quanto lo siano i colleghi professionisti che si iniettano anabolizzanti, dimostra come un po’ di fantasia possa addolcire il tragitto, e magari portare qualche vincitore di più sotto lo striscione del traguardo.
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