La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Daniele Checchi su LaVoce.info analizza la riforma Gelmini della scuola secondaria, e il giudizio non è esaltante.
[...] A voler peccare di dietrologia, sorge il sospetto che il ministero dell’Istruzione avesse due obiettivi: da un lato, soddisfare l’aspettativa del ministero dell’Economia di riduzione degli organici, intervento che ovviamente non era realizzabile a ordinamenti esistenti. Dall’altro, ribadire la continuità con la tradizione gentiliana di una scuola secondaria che ha nella sua mission la riproduzione della stratificazione sociale.
È illuminante a questo proposito la lettura dell’articolo 2 di ciascun progetto di revisione, relativo all’identità del tipo di scuola. Gli studenti dei licei devono acquisire le capacità critiche necessarie per poter svolgere in autonomia compiti di responsabilità. Gli studenti degli istituti tecnici devono focalizzare le proprie competenze ai fini di una rapida applicabilità nel mondo del lavoro. Così come gli studenti degli istituti professionali devono limitarsi alla dimensione operativa delle proprie conoscenze. Coerentemente con questo assetto, la valutazione e il monitoraggio degli apprendimenti verrà seguito dall’Invalsi per i primi e dall’Isfol per i secondi e i terzi.
Vai all’articolo di Daniele Checchi “E la chiamano riforma”
One Response to “E se l’operaio vuole il figlio dottore?”
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Non è detto che se si riesuma una stratificazione gentiliana questo sia un male! Cosa ha prodotto il 68? una classe dirigente incapace che con il passare degli anni è stata sempre più livellata verso il basso; ha fatto pensare a tutti che fare l’idraulico fosse una cosa semplice e dequalificante quando è assolutamente il contrario in entrambe le affermazioni e ha prodotto dei quadri intermedi con sempre minori competenze e all’uscita della scuola assolutamente inadatti al mondo lavorativo. La scuola dovrebbe promuovere il merito e se il figlio di un ingegnere non ha le doti intellettuali per farlo è meglio che faccia l’idraulico se ne ha le aspirazioni e le capacità. L’orpello classista che si intende qui dare alla argomentazione è più retrogado della stessa riforma Gelmini. Argomentiamo come gli insegnati dovrebbero indirizzare i discenti verso le proprie peculiarità e studiamo i modi, ma per favore non ditemi che un volenteroso e intelligente ragazzo figlio di un panettiere non possa fare l’economista. (sempre poi che il panettiere non sia più appetibile come mestiere di quello dell’economista visti i tempi di crisi che corrono)