La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010








Contro il target,
Bollati boringhieri 2008



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Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008




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Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003




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Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999




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Il Fermacarte
July 20th, 2009


“Abbiamo detto buongiorno signor notaio, e preso posto, tutti e quattro su poltrone un po’ logore. Sul cuoio verde della scrivania ci aspettava l’atto. E il notaio, con aria bonaria, ha incominciato a darcene lettura: L’anno duemilacinque (…) C’è stato un momento in cui tutto ha preso a vorticare nella mia testa. Quando ci ripenso mi rendo conto che doveva essere inevitabile L’uomo parlava del “sopravvissuto dei donanti” e del “decesso del premoriente”. Di tanto in tanto s’interrompeva e avevo l’impressione che ci guardasse in modo particolare, me e mia sorella, per verificare di non andare troppo in fretta. In quei silenzi tutto era teso verso un unico punto d’arrivo, evocato di continuo: il momento in cui si sarebbero “riconciliati l’usufrutto e la nuda proprietà”. Ho capito che voleva dire: il giorno in cui i vostri genitori saranno entrambi morti. Ma perché si affannava a costruire formule lambiccate intorno a una cosa così semplice e terrificante? E perché bisognava che “il godimento”, mio e di mia sorella, cominciasse proprio “a partire da quel giorno”? (…) Certe persone si vedono sfilare davanti l’intera esistenza all’approssimarsi della morte. Altre nello studio di un analista. Nel mio caso, di colpo, è stato nello studio di un notaio che ho creduto di capire tutto. Alla luce di ciò che lui chiamava “le cessioni e gli spossessamenti necessari” per diventare “nuda proprietaria”.

Si tratta di pagine poste all’inizio del romanzo “La donazione”, esordio narrativo della giornalista di Le Monde Florence Noiville, pubblicato in Italia qualche mese fa da Rizzoli. Un libro elegante, poetico, un’opera tra le più riuscite nel ripercorrere con la memoria un delicatissimo rapporto tra madre e figlia.
Quello che qui m’interessa, da notaio, è la parte che ho riportato. Ricordo che una volta, a un nostro congresso professionale che era stato chiamato a moderare, Enrico Deaglio disse, più o meno: “Di voi mi colpisce che viaggiate vicino alla morte delle persone”, e lo disse con un sottinteso elogiativo, come se ciò comportasse un necessario sforzo di sensibilità che travalicava la padronanza delle nozioni. Il notaio che disegna la Noiville sembra invece arido, quasi ignaro del carico umano che si cela dietro formule asettiche, o al massimo sornionamente impegnato a celarlo. La Noiville è molto brava a mostrare lo stridore tra la pietas che la morte dei genitori evoca e l’astrazione economicistica con cui la norma giuridica la descrive. Ma la verità, non di rado, è assai più amara. Fa impressione a noi notai la crudezza con cui le persone che abbiamo davanti regolamentano freddamente la morte futura dei loro “cari”. E quelle “cessioni” e “nude proprietà”, persino loro, ci sembrano un piccolo plaid di lana, da sistemare sulle gambe per contenere quel gelo.

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(disegno originale di Guido Scarabottolo)