La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento

(A sinistra il campione di ciclismo Danilo Di Luca, a destra un importante politico italiano)
A proposito dell’ultimo scandalo doping al Giro, il blog NuovoIndiscreto scrive: “Perché chiediamo ad un atleta professionista di essere più onesto della media dei suoi concittadini? Forse perché essendo la media dei cittadini schifosa pretendiamo che lo sport non sia un’isola di purezza ma almeno l’unico posto in cui i meriti vengono premiati ed i demeriti puniti”.
Giusto, certo. Ma c’è di più. Lo sportivo è, naturalmente, portato a rivestire un ruolo di esempio per i comuni mortali: che sia la forza, il coraggio, la velocità, o l’onestà, lui è lì non solo per sé ma per incarnare una serie di valori sia fisici che morali.
Fin qui, credo, molti italiani potrebbero ritrovarsi d’accordo. Ma poi cosa succede se si pretende che non soltanto gli sportivi, ma pure i gestori della cosa pubblica debbano essere di esempio per tutti gli altri? Ecco, penso sia qui che iniziano i problemi: perché emerge una spaccatura fondamentale, quasi antropologica, fra i “moralisti” e “quelli che sanno come va il mondo”. O che credono di saperlo, perlomeno.
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