La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010








Contro il target,
Bollati boringhieri 2008



Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008




Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003




Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento





Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999




Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento



July, 2009

Il Fermacarte
July 22nd, 2009


Il sempre brillante Phonkmeister segnala oggi un simpatico giochino dell’Huffington Post, che ha selezionato i “10 peggiori leader mondiali”.

Ci sono tutti, eh. Gheddafi, Hu Jintao, Mugabe, il re dell’Arabia Saudita… e per chi avesse qualche dubbio, la risposta è sì. C’è anche lui.

(Mario Giordano sarà contento: almeno in questo abbiamo battuto gli inglesi).

Argomenti:
Categoria: Il Fermacarte
Commenti


*

Il Fermacarte
July 21st, 2009


Giusto qualche giorno fa si parlava del ritorno in voga di Mario Appelius, grazie alla campagna anti-Inghilterra recentemente promossa dal Giornale di Mario Giordano (rappresaglia per i torti subiti, a suo dire, da un importante politico italiano).

Bene, la campagna non è passata inosservata, e martedì scorso Richard Owen ci ha dedicato un articolo sul Times: ‘Dear Brits, we’ve beaten you at everything’ says Berlusconi paper (traduzione qui):

La Gran Bretagna è in penoso declino, messa in ombra sotto ogni aspetto dall’Italia, un paese in cui anche la rinascita della nazionale di calcio è merito del miracolo gestionale del governo. Questo il verdetto de Il Giornale, il quotidiano che fa parte dell’impero mediatico di Silvio Berlusconi, uscito ieri con pagine colme di critiche e con il titolo “Cari inglesi, vi abbiamo battuto su tutto ed è tempo che lo capiate.”

L’attacco generalizzato agli inglesi arriva dopo settimane di rivelazioni sugli scandali a sfondo sessuale del Presidente del Consiglio Italiano, la maggior parte delle quali, secondo il Premier, rientrano in un preciso piano volto a destabilizzarlo, al quale prendono parte elementi della stampa britannica ed anche il Times. “Stiamo parlando di un paese che molte persone considerano un faro del giornalismo, della politica, dell’economia e dello sport” ha aggiunto. “Ma la Gran Bretagna non è più così grandiosa.”

Chissà se a Mario Giordano non sia venuto il dubbio di avere perso un’occasione per tacere. Anzi: “He lost a chance to remain silent”.



*

Il Fermacarte
July 20th, 2009


“Abbiamo detto buongiorno signor notaio, e preso posto, tutti e quattro su poltrone un po’ logore. Sul cuoio verde della scrivania ci aspettava l’atto. E il notaio, con aria bonaria, ha incominciato a darcene lettura: L’anno duemilacinque (…) C’è stato un momento in cui tutto ha preso a vorticare nella mia testa. Quando ci ripenso mi rendo conto che doveva essere inevitabile L’uomo parlava del “sopravvissuto dei donanti” e del “decesso del premoriente”. Di tanto in tanto s’interrompeva e avevo l’impressione che ci guardasse in modo particolare, me e mia sorella, per verificare di non andare troppo in fretta. In quei silenzi tutto era teso verso un unico punto d’arrivo, evocato di continuo: il momento in cui si sarebbero “riconciliati l’usufrutto e la nuda proprietà”. Ho capito che voleva dire: il giorno in cui i vostri genitori saranno entrambi morti. Ma perché si affannava a costruire formule lambiccate intorno a una cosa così semplice e terrificante? E perché bisognava che “il godimento”, mio e di mia sorella, cominciasse proprio “a partire da quel giorno”? (…) Certe persone si vedono sfilare davanti l’intera esistenza all’approssimarsi della morte. Altre nello studio di un analista. Nel mio caso, di colpo, è stato nello studio di un notaio che ho creduto di capire tutto. Alla luce di ciò che lui chiamava “le cessioni e gli spossessamenti necessari” per diventare “nuda proprietaria”.

Si tratta di pagine poste all’inizio del romanzo “La donazione”, esordio narrativo della giornalista di Le Monde Florence Noiville, pubblicato in Italia qualche mese fa da Rizzoli. Un libro elegante, poetico, un’opera tra le più riuscite nel ripercorrere con la memoria un delicatissimo rapporto tra madre e figlia.
Quello che qui m’interessa, da notaio, è la parte che ho riportato. Ricordo che una volta, a un nostro congresso professionale che era stato chiamato a moderare, Enrico Deaglio disse, più o meno: “Di voi mi colpisce che viaggiate vicino alla morte delle persone”, e lo disse con un sottinteso elogiativo, come se ciò comportasse un necessario sforzo di sensibilità che travalicava la padronanza delle nozioni. Il notaio che disegna la Noiville sembra invece arido, quasi ignaro del carico umano che si cela dietro formule asettiche, o al massimo sornionamente impegnato a celarlo. La Noiville è molto brava a mostrare lo stridore tra la pietas che la morte dei genitori evoca e l’astrazione economicistica con cui la norma giuridica la descrive. Ma la verità, non di rado, è assai più amara. Fa impressione a noi notai la crudezza con cui le persone che abbiamo davanti regolamentano freddamente la morte futura dei loro “cari”. E quelle “cessioni” e “nude proprietà”, persino loro, ci sembrano un piccolo plaid di lana, da sistemare sulle gambe per contenere quel gelo.

Argomenti: ,
Categoria: Il Fermacarte
Commenti


*

Il Fermacarte
July 17th, 2009


Sembra dunque destinata alla sconfitta il tentativo dell’Uci, nel Tour de France in corso, di vietare l’uso degli auricolari ai corridori, per il costante contatto radio con i direttori sportivi situati sulle ammiraglie. La questione, che i giornali e i blog si sono poco occupati di commentare, è stata per lo più ricondotta al rapporto tra sport e tecnologia. Ma tutto sommato la posta in gioco mi pare un’altra, ed è l’iniziativa dell’atleta e la sua autonomia rispetto alle linee tattiche concordate dall’esterno.
Ricordo, nella mia esperienza, un confronto duro nella scherma, che all’epoca venne chiamata guerra delle transenne. A fronte di una lunga tradizione, nella quale il maestro affiancava l’atleta a bordo pedana così come avviene ad esempio per l’allenatore del pugile sul ring, una parte della dirigenza di allora mirava a confinare i tecnici lontano dagli atleti, dietro delle transenne, appunto, in maniera da rendere difficoltosa, se non impossibile, la loro comunicazione, ritenendo che essa potesse falsare le forze in campo. Per la squadra in cui militavo era una batosta, poiché mio padre, che era un grande maestro, era un attento studioso dei colpi istintivi dei nostri avversari, che ci segnalava in diretta, suggerendoci di eseguire un’azione piuttosto che un’altra. E tutti noi suoi allievi, quando eravamo impegnati a nostra volta come accompagnatori, provavamo a praticare la medesima vocazione, e anzi consideravamo inadeguati gli allenatori avversari che rimanevamo muti vicino ai loro ragazzi, senza dare loro consigli di sorta.
Del resto, mi pare che susciti ammirazione più l’allenatore di calcio che continuamente striglia i suoi prodi e li approvvigiona continuamente di schemi che non quello che rimane con gli occhi fissi nel vuoto sulla panchina. Insomma, dell’immaginario sportivo più genuino fa parte storicamente anche il sodalizio cospirativo tra l’atleta e l’allenatore, benché talvolta riduca apparentemente il secondo a braccio (o gamba…) ed elevi l’altro alla mente. Gli auricolari, dunque, spingono verso la tradizione.

Argomenti: ,
Categoria: Il Fermacarte
Un Commento


*

Il Fermacarte
July 16th, 2009


Non so se esistano, in rete o altrove, rassegne stampa di argomento appunto culturale (anzi, sarei molto grato a chi me ne segnalasse). Di certo è già difficile stabilire i confini di ciò che possiamo definire “cultura” da quello che non lo è: e in fondo dipende dal modo in cui ci si occupa di qualcosa, più che dall’argomento stesso.
Con questo in mente provo a raccogliere in modo sparso un po’ di cose, che valgono comunque la lettura…

- Ma dobbiamo cominciare da lui, sempre lui. Perché sul nuovo numero della London Review Of Books compare un pezzo (richiamato anche in copertina) dal titolo “Berlusconi in Teheran”, dove si traccia un provocatorio accostamento fra il regime iraniano e quello italiano. Lo dicono loro eh, non io.

- PublishingPerspectives analizza il mercato dei libri usati, che a quanto pare sta beneficiando della crisi economica.

- Dazed & Confused racconta le serate della Book Club Boutique a Soho, dove alla performance letteraria si affianca il consumo di alcolici (che immagino aiuti a sopportare meglio gli inevitabili momenti di noia).

- LoScorfano, dopo il tanto discusso aumento delle bocciature quest’anno, stronca il ministro dell’Istruzione Gelmini: “Un mix assolutamente attraente e irresistibile di banalità e falsi tecnicismi, di luoghi comuni e stereotipi; insomma il cocktail perfetto per colpire al cuore l’opinione pubblica (se c’è un cuore, sia chiaro) e quindi anche quello di mia madre”.

- Sul VillageVoice, Greg Tate riflette sul ruolo di Michael Jackson nella cultura nera americana: che oggi mancherebbe non tanto di talento o ambizione, quanto “della inconfondibile presenza di un qualche tipo di genio spirituale: il senso di qualcosa altro da o perfino più che umano stia parlando attraverso un involucro umano, non importa quanto fragile, è incaricato di rappresentare il divino, il magico, il soprannaturale, l’ancestrale. Potete ancora sentirlo quando andate ad ascoltare Sonny Rollins, Ornette Coleman, Aretha Franklin, o Cecil Taylor, o quando leggete Toni Morrison – orisha viventi che portano avanti una tradizione”.

- Sempre in tema musicale. Borguez, reduce da un viaggio nei Balcani, parla dell’orgoglio e monumento nazionale bosniaco Safet Isović: “figura trasversale d’appartenenza e cantore di una tradizione che lo ha preceduto e che sopravviverà alla sua scomparsa”.

- Il New Scientist intanto sostiene che le tendenze artistiche sono collegate al gene della schizofrenia. Dottore, è grave?

- Infine Internazionale parla di Fancy Fast Food, una “Guida pratica all’alta cucina falsa”: ovvero, a “come invitare gli amici a cena e fare una figurona con un Big Mac”. Diseducativo!



*

Il Fermacarte
July 15th, 2009


Per rispondere alla mancanza di rispetto di certa stampa d’oltremanica, Il Giornale ha pensato bene di riempire queste giornate estive con un dibattito emozionante: meglio l’Italia o l’Inghilterra?
A ben vedere però, nonostante i consolidati luoghi comuni, dobbiamo riconoscere che molte delle tradizionali differenze vanno sfumando. Il clima, per esempio: come possiamo ancora sfottere i sudditi di Elisabetta dopo le bizze meteo delle ultime settimane?
E ancora, la moralità sessuale: anche da questo punto di vista vi sono sorprendenti somiglianze fra Italia e Inghilterra, se pensiamo che in entrambi si usa ormai organizzare festini un po’ equivoci in palazzi prestigiosi o istituzionali.
Perfino gli stipendi dei parlamentari europei sono stati equiparati: Mastella non se l’aspettava, e appena l’ha scoperto è andato su tutte le furie.

Per chi volesse tornare ai fasti di Mario Appelius, la sfida è aperta…



*

Il Fermacarte
July 14th, 2009


La narrativa young adult è quella che si rivolge al pubblico degli adolescenti, mettendo un loro rappresentante generazionale al centro di un romanzo, e chiamandolo ad affrontare storie di amore, sesso e morte. Nata in tempi abbastanza lontani, tanto che come esempio si prende a capostipite il Giovane Holden, questa forma letteraria ha mano a mano sviluppato caratteristiche che l’hanno distanziata da quelle origini: la sua sintassi parlata, la semplicità dei contenuti, lo schema fantasy, l’assenza di ogni ambiguità nel messaggio. La stessa trama del romanzo di formazione si è trasformata in una supplenza degli adulti assenti o incapaci, piuttosto che in un percorso di apprendimento interno alle tipiche dinamiche adolescenziali. In definitiva la YA ha cominciato a rivolgersi a coloro che non sono lettori abituali, e ha preso a produrre per loro una forma di evasione, anche ideologica, dal faticoso mondo reale, espungendone le contraddizioni nel manicheismo, e tendendo a riprodurre la limitata visione del mondo che i giovani lettori già possiedono. Benché, come sempre, non manchino delle eccezioni, sovente dietro il libro c’è un attento lavoro di artigianato collettivo piuttosto che l’estro visionario di uno scrittore di talento.
La sostanziale povertà dell’offerta ripropone l’antico quesito: è meglio questo piuttosto che non leggere o alla fine si tratta di scorciatoie che allontanano, in prospettiva, da letture a più elevato contenuto pedagogico, e dallo sviluppo del senso critico che ne consegue?

Del tema YA si parla dettagliatamente oggi sul blog di Loredana Lipperini.



*

Il Fermacarte
July 13th, 2009


Può un comico candidarsi a segretario di un partito? Impostata così, la domanda è particolarmente stupida. Non solo perché è già  stato presidente degli Stati Uniti uno che faceva film western, ma anche perché sono anni che Grillo non è più prevalentemente un comico ma, al contrario, un agitatore politico. Trovo semmai singolare che uno si iscriva a un partito dopo essersi candidato a segretario piuttosto che il contrario. Dovrebbe essere il legame col partito a giustificare l’impegno dirigenziale.
Siamo nella situazione specularmente opposta a quella descritta da Groucho Marx nella sua celebre battuta: “Non potrei mai far parte di un club che accettasse come socio uno come me”. Qui Grillo potrebbe dire: non potrei mai far parte di un partito che non avesse me come segretario. Messa da parte questa non lieve premessa, non è che quelli che sono in pista producano un brio particolare, né vagamente ispirano la sensazione di potere un domani vincere un’elezione. Però, a parte una certa debolezza di carisma, quello che trasmettono è una fondamentale assenza di un progetto politico forte. Grillo può inventarne uno? Fino ad oggi Grillo è stato il rappresentante dell’antipolitica, e siccome di antipolitico al governo ne abbiamo già uno da una quindicina di anni, e non pare che l’esperimento sia esaltante, non vorremmo prolungarlo, sia pure cambiando testimonial. Dopo di che, se si mettesse a fare sul serio, a me Grillo non sembra certo intellettualmente meno dotato di Bersani o Franceschini. Solo che dovrebbe cambiare registro e avere il coraggio di dichiararlo pubblicamente, a costo di giocarsi da subito una parte dei fan. Non si può certo immaginare quel tipo di approccio, eccellente per scuotere le coscienze, come un potenziale e realistico metodo di governo. Intanto: invece di limitarsi alla candidatura, perché non sfida subito gli altri in un dibattito pubblico? Ad oggi, e mi spiace ripetere l’analogia, è l’unico, oltre Berlusconi, che attacca gli altri sempre senza contraddittorio.

Il dibattito sull’argomento in rete ovviamente c’è, ma meno vivace di quanto ci si potrebbe aspettare (sarà l’estate). Segnalo comunque: Lo Scorfano, Polisblog, Francesco Nardi, Gilioli, L’Altro Lato del Letto, Galatea, Random Bits, Internazionale e Luca Sofri.

Argomenti:
Categoria: Il Fermacarte
8 Commenti


*

Il Fermacarte
July 7th, 2009


Per un problema tecnico in questi giorni non è stato possibile inserire post. Rimedio oggi con un gruppo di tre che avevo scritto.

L’onorevole leghista Carolina Lussana ha presentato un disegno di legge che ha scatenato subito molte discussioni (tra le posizioni critiche si possono seguire il Passaparola di Marco Travaglio e il parere dell’avvocato Antonello Tomanelli su Difesa dell’informazione). Il senso sarebbe quello di rendere irreperibile su Internet, dopo un certo numero di anni, le notizie riguardanti le indagini su o la condanna di una persona, perché questa non resti giudicata sempre per il suo passato. Si è fatto subito notare come la deputata abbia un marito del Pdl che ha avuto qualche problema, e che dunque il suo pensiero non è disinteressato. Ma non ci interessano i reconditi fini della Lussana: più interessante è entrare nel merito della questione, tutt’altro che semplice. Partiamo dal presupposto che, in altri tempi, non avremmo dubitato dell’alto valore civile di una proposta di questo tipo. Tant’è vero che il diritto penale prevede la non menzione, e cioè, a certe condizioni e dopo un certo tempo, la cancellazione dal certificato penale della pena scontata. Sarebbe molto più difficile che un’azienda si determinasse ad assumere un ex ladro, ormai ravveduto, se il certificato penale riportasse all’infinito la sua pena. La non menzione è volta a favorire la riabilitazione e il reinserimento, e come tale è uno strumento garantista tipico di una democrazia evoluta.

(more…)

Argomenti:
Categoria: Il Fermacarte
Commenti


*

Il Fermacarte
July 7th, 2009


L’analfabetismo istituzionale del giudice Mazzella, che quale membro della Corte Costituzionale dovrà occuparsi del lodo Alfano, e che per intanto ha ospitato a casa sua per cena lo stesso Alfano e Berlusconi, è sconcertante e in qualche modo rivelatore dello stato comatoso in cui è caduta l’etica del paese. Mazzella, nientemeno, scrive a Berlusconi una lettera pubblica, oltre che per deplorare il clima totalitario che avvolge l’Italia, per rivendicare il suo diritto a invitare a cena chi gli pare, a maggior ragione un amico di vecchia data, che anzi inviterà ancora. Gli sfugge completamente quello che apparirebbe chiaro al più ingenuo dei magistrati, e cioè che se a uno si dice “caro amico, ti invito a cena da me” si deve poi aggiungere “naturalmente, perché poi non rischi di sembrare non obiettivo, mi asterrò poi in ogni decisione che ti riguarda”. Che in chi giudica la necessità di apparire imparziale coincida, per importanza, con l’esserlo veramente è nozione che sfugge completamente al nostro anfitrione; che l’essere promossi a una funzione di rilievo possa comportare qualche cambiamento nel menage privato è concetto che, evidentemente, rientra nel paventato rischio totalitario. E’ già un miracolo che non abbia aggiunto espressamente: “Ma insomma, questo mi ha pure nominato ministro qualche anno fa. Dovrò pure ricambiare qualche cortesia, no?”. E meno male che ha fatto carriera come Avvocato dello Stato. La sensazione, da quel poco che si evince dalla lettera, è che parlare di Stato con uno così sia come fare una traversata nel dessert.

Argomenti:
Categoria: Il Fermacarte
Commenti


*


Quando non è un refolo di vento, è il sovrapporsi di un impegno o un difetto di prontezza o un vuoto di memoria: quella carta che volevamo leggere o rileggere ci è stata ormai portata via. Un gran dispiacere, quasi come quello di chi ha visto la nave staccarsi dal porto e una cara persona partire. In tutte le sezioni del "Fermacarte" propongo articoli scovati da qualche parte, specialmente inerenti ai temi di cui si sono occupati i miei libri (carcere, sport, sociologia dei consumi, notariato), con l’obiettivo di rendere su tali argomenti il sito uno strumento di consultazione che si rinnova e segue l’attualità. Qualche volta invece di notizie o articoli letti altrove possono essere pensieri o appunti personali, pure quelli perennemente a rischio di essere travolti e dimenticati. Ma tra le carte svolazzanti e imprigionate magari si troveranno anche altre cose, di argomenti svariati, perché è proprio da ciò che è più casuale o trasversale che nascono spesso le riflessioni più intense e produttive...

(disegno originale di Guido Scarabottolo)