La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
A margine della polemica tra il Giornale e l’Avvenire, in pochi ne hanno fatto notare un ulteriore aspetto sgradevole: la schedatura degli omosessuali che emergerebbe come prassi di polizia ancora attiva (nonostante sia stata eliminata già da Giorgio Napolitano quando era ministro degli Interni).
Nelle carte pubblicate da Vittorio Feltri si legge che Boffo sarebbe un “noto omosessuale già attenzionato”, non si capisce da chi, e soprattutto perché. L’attenzione è infatti necessaria di fronte ad un pericolo, mentre qui l’unico pericolo sembrerebbe proprio la discriminazione attuata da un pubblico ufficiale.
Sull’argomento Antonio Di Pietro ha annunciato un’interrogazione a Maroni, mentre il senatore Marco Perduca l’ha già presentata.
Prendiamo la notizia da una fonte non sospettabile di antiberlusconismo:
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intenta causa a Repubblica e chiede un risarcimento danni per un milione di euro al Gruppo L’Espresso, oltre a una somma da stabilire “a titolo di riparazione”. Per i legali del premier, infatti, sono “diffamatorie” le ormai famose “10 domande” formulate dal quotidiano il 26 giugno scorso… queste sono per i legali di Berlusconi “palesemente diffamatorie”, perché “il lettore è indotto a pensare che la proposizione formulata non sia interrogativa, bensì affermativa ed è spinto a recepire come circostanze vere, realtà di fatto inesistenti”.
Ora, ditemi voi se non è geniale: stanno facendo causa non contro dieci affermazioni, ma contro dieci domande. E questo apre scenari nuovi, forse rivoluzionari, nel diritto penale.
Magari, chessò, vado dal macellaio ed ho l’imprudente idea di domandargli: “Ce l’ha del prosciutto in offerta?”. Grave errore. Il macellaio pensa si tratti di un artificio retorico per insinuare che la sua merce costa troppo, e invece di rispondere mi fa causa.
Possiamo ancora chiederci, retoricamente, se quest’ultima idea di Ghedini non sia una colossale autorete?
Per mettere una pezza alla cosiddetta “emergenza carceri” (un’emergenza che dura da decenni), il ministro della Giustizia chiede adesso l’aiuto dell’Unione Europea.
Secondo Alfano, infatti, la colpa del sovraffollamento non sarebbe del nostro paludoso sistema giudiziario – che tiene dentro una quantità abnorme di persone in attesa di giudizio, quasi il 50% – bensì dei “troppi stranieri”. Se ne deduce che, se non fosse per extracomunitari e rumeni, funzionerebbe tutto a meraviglia.
Ma a parte che per molti di loro l’unico reato commesso è quello di trovarsi in Italia, non si capisce bene quale tipo di aiuto dovrebbe dare l’Europa per toglierci le castagne dal fuoco. Fra l’altro, come mostra questo rapporto, non siamo i soli ad avere un’alta percentuale di stranieri detenuti: l’Italia è anzi sui livelli degli altri paesi mediterranei.
E mentre lo scaricabarile in Italia è un gioco che spesso funziona, la risposta dell’UE alla richiesta di Alfano è lapidaria: “La Commissione è pronta ad aiutare per quanto possibile, ma non interviene nella gestione quotidiana del sistema di giustizia criminale dei singoli Stati membri”.
Io continuo a sperare che in Italia la “cultura del respingimento” resti minoritaria, e che un bel giorno verrà archiviata come un’infelice e velenosa forzatura ideologica.
Per farlo, però, credo che bisognerebbe anche opporvi un modello realmente più avanzato. La composizione delle grandi capitali europee “multietniche” (Bruxelles, per esempio) non è che sia poi una gran soluzione: perché ci sono sì tante etnie diverse, ma sempre ben separate l’una dall’altra finendo per affettare la città come una torta in quartieri (nordafricani, polacchi, turchi, cinesi) che non comunicano affatto fra loro. Basta svoltare l’angolo per cambiare lingua, musica, abitudini: un mondo in miniatura che riproduce su piccola scala le divisioni nazionali, come pure il meccanismo di marketing della targettizzazione. E che magari può essere anche affascinante dal punto di vista antropologico, ma lascia molti dubbi sul nostro concetto di “integrazione”.
Siccome è da anni che ci viene spiegato come quelli della Lega siano solo atteggiamenti un po’ “coloriti”, dei quali non c’è nulla di cui preoccuparsi, magari rientra in tale “folklore” anche ciò che si predica a Radio Padania Libera:
“Accoltellarli è troppo, però ai gay due calci nel culo glieli avrei dati anch’io in mezzo alla strada”.
Certo, non si può scambiare la telefonata di un ascoltatore con una linea editoriale o politica. Però c’è anche molta ipocrisia in questo nascondere il proprio estremismo dietro un dito, lo stesso dito che poi si erge al cielo come niente fosse per condannare moralmente (ma anche legislativamente, non dimentichiamolo) la presunta criminalità altrui.
L’aspetto più scandaloso non è infatti la telefonata in sé, ma ciò che dice il conduttore pensando di prenderne le distanze: “Chiaramente queste sono le opinioni del nostro amico ascoltatore”. Già, perché tutto ciò che proviene dagli “amici” va bene: tutt’al più sarà derubricato a “opinione”. Anche le randellate.
(segnalato da Daniele Sensi e Logoterapia)
Lo Scorfano segnala questo articolo dal Corriere della Sera di oggi:
Poggioreale, Napoli, il più grande carcere d’Europa. “Fuori c’erano le transenne e una lunga fila. Parenti e bambini in attesa dei colloqui, ore sotto il sole.” Poi, 8-10 persone in una cella di venti metri quadrati, 2266 detenuti su una capienza di 1400 (…) Venti, ventidue ore in cella senza potersi muovere. P0i, 4 suicidi nel 2009, 521 detenuti tossici, 218 stranieri, solo 166 avviati al lavoro. Su 28 educatori previsti, presenti 14. A Fuorni, Salerno, celle femminili con il wc a vista, senza neanche una tenda. Bottigilie di plastica messe fuori dalla finestra per scaldare l’acqua per la doccia (…) A Lecce, l’altro ieri, un record: 1360 detenuti su una capienza di 640. A Marassi, Genova, in molte celle da due si è già aggiunta la terza branda. Nella sezione femminile di Santa Maria Capua Vetere, 12 donne in una stanza da 4, si fa a turno per stare sedute. San Vittore, Milano, sei detenuti in nove metri quadrati, 1400 in tutto su una capienza di 700, 700 agenti su un organico di 1200.
E su 63.000 detenuti (altro record dal 1946) solo trentamila sono i condannati: ciò vuol dire che quasi la metà è ancora in attesa di giudizio.
Gli effetti della targettizzazione, visti da chi lavora in libreria:
Un’altra cosa che urta è la prevedibilità. Quella cosa secondo cui, se vedi avvicinarsi una smorfiosetta agghindata a festa, sai già che ti chiederà dove tieni i vari Twilight e via dicendo; l’americano con il panama e la pelle cotta dal sole vorrà i libri da salotto da cento euro cadauno; sua moglie, i libri di cucina siciliana, mentre il figlio punterà a Eragon in inglese; il pazzo con i capelli unti e lo sguardo da cane braccato ti pregherà di dirgli in quale reparto sono i libri su Padre Pio; per il palestrato/depilato/gellato il massimo della vita è Osho. Eccetera eccetera eccetera. Qualche sorpresa ogni tanto non guasterebbe, ecco.
Vai a Renault4, il blog di Stefano Amato.
Da oggi e per circa una settimana il titolare di questo blog sarà in ferie, come (mi auguro) molti di voi.
Potrebbe comunque esserci qualche aggiornamento sporadico. Nel frattempo, buon ferragosto e buone vacanze a tutti.
Schumacher si deve rassegnare a una vita più impiegatizia, perchè il collo dolorante impedisce il grande rientro. Subito prima Stoner aveva deciso si sospendere il suo mondiale perchè ad ogni gara paga il prezzo di un’ansia insostenibile, e vomita regolarmente. E’ ancora più potente, simbolicamente, che i due siamo campioni dei motori, e mai come ora si distinguano dalla costruzione meccanica e dalla sua astratta perfezione e insensibilità. Le vicende del doping mettono in mostra un tentativo di assimilare i campioni a delle macchine, in nome di un obbligo di vittoria che sta rendendo lo sport stesso più noioso rispetto a quando era una storia epica scritta per l’ottanta per cento da perdenti.
Schumacher e Stoner, insomma, ci ricordano che lo sport non è solo uno strumento per vincere le proprie fragilità ma anche per imparare, qualche volta, ad arrendersi a loro.
Era da un po’ che avevamo perso di vista la strapaesana campagna del Giornale contro l’Inghilterra. Ma oggi grazie a Wittgenstein scopriamo un nuovo capitolo della vicenda: i sudditi della Regina non fanno abbastanza l’amore.
La famosa piece teatrale di Foot e Marriott, “Niente sesso, siamo inglesi”, aveva colto nel segno con 38 anni di anticipo. Da oggi è ufficiale: i sudditi di Sua Maestà sono diventati così pigri per cui il sesso, la sera, diventa troppo “faticoso” per tre britannici su quattro. [...] E dilaga l’obesità.
Sottinteso: ecco il motivo di tanta anglosassone acredine verso il nostro virile premier! Era tutta invidia!
(fra l’altro il Giornale prende la notizia dal Guardian: ma non dicevano che è inaffidabile?)

