La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010








Contro il target,
Bollati boringhieri 2008



Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008




Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003




Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento





Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999




Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento



Il Fermacarte
August 7th, 2009


Prendiamo il giornale di ieri, Non è che manchino argomenti di cui parlare. La RU 486, l’offensiva della Lega ai simboli nazionali, operai che salgono sulle gru per protestare contro il licenziamento, un detenuto risarcito perché ha vissuto in condizioni inumane. Pane per gli intellettuali, insomma. Cari scrittori, torna l’ora della militanza. E invece di cosa si occupa il fresco vincitore dello Strega Tiziano Scarpa, nella sua intervista a Vanity Fair? Di sparare a zero sul secondo di quel premio, Antonio Scurati. Una paginetta fitta e intera dedicata solo a quest’argomento. Che al limite, nonostante l’ineleganza, ci potrebbe pure stare, se gli intellettuali fossero quelli di una volta, che si aggredivano verbalmente per questioni ideologiche: ma insomma si può andare avanti col marxismo? Ma quello lì non l’ha capito che è finita l’epoca del neorealismo? E quell’altro, non è troppo fedele ai dogmi dello strutturalismo? Vanamente si cercherebbe un rigo del genere nell’intervista di Scarpa, che si limita, nella sostanza, a censurare che Scurati è un fetentone, che voleva vincere questo premio a tutti i costi. Anzi, Scarpa, esordisce così: “Ho capito che lo Strega non è una questione di copie che vendi in più, è una questione di potere”. Ora: se uno ragiona da ingenuo, non dovrebbe pensare che lo Strega è una questione di copie, bensì di qualità letteraria; se ragiona da furbo, dovrebbe sapere che le copie in Italia si vendono prima di tutto grazie al potere dell’editore. E’ imbarazzante provare a cercare una terza via per il nostro Scarpa. Che, peraltro, scrive per Einaudi, non proprio l’ultimo arrivato né un editore abituato a disimpegnarsi nei premi letterari: ciò che, forse per l’ebbrezza della vittoria, sembra diventato l’unico orizzonte culturale di Scarpa. Come ha fatto a vincere? Facile, c’erano “voti non controllabili”. E l’accusa di plagio, rispetto a un racconto di Anna Banti? Per forza, spiega. L’ha scritto Cappelletto, che scrive sulla Stampa, guarda caso il giornale dove scrive Scurati. Ci manca il riferimento ai soliti comunisti e siamo alla quadratura del cerchio. A inizio carriera lo ricordavo diverso, Ma, lo dice anche il detto popolare, ogni scarpa diventa scarpone.

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Categoria: Il Fermacarte
7 Commenti


7 Responses to “Ogni Scarpa diventa scarpone”

  1. Giulio says:

    E chi se ne importa se Tiziano Scarpa è quel che è e scrive quel che scrive? Così pure Scurati.C’è tanto da leggere, da Omero in poi, e ancora oggi da Mondadori a Il Maestrale, anche nella libreria dove vado io a Cagliari, anche per chi può leggere solo in italiano, che davvero non importa che Scurati sia Scurati e Scarpa sia Scarpa o Scarpone. E, se non si vedesse, dico che scrivo ciò per ottimismo, mica perché scoraggiato dalla “società letteraria italiana”.

  2. Giovanni Di F. says:

    Bassetti, molto ingenua la tua reazione. E’ evidente che Scarpa nell’intervista aveva detto un sacco di altre cose, ma la giornalista ha usato solo i 3 minuti in cui ha parlato di Scurati

  3. Roxie says:

    Now I feel stpuid. That’s cleared it up for me

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