La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Il liberismo ci spiega ogni giorno che l’economia in salute è quella del Pil elevato, dunque quella dove, entro certi limiti, i prezzi crescono. Quando ciò non accade, nell’interpretazione keynesiana, che oggi tutti considerano tornata in auge, è necessario intensificare la domanda, immettendo nuovi flussi di denaro sul mercato. Improvvisamente, con le gabbie salariali, sembrerebbe doversi applicare il contrario: al Sud i prezzi sono più bassi che al Nord ma, sorpresa delle sorprese, anziché leggere questo come uno stadio di recessione sul quale incidere a mezzo di nuove risorse, si pensa di adeguare i salari ai prezzi, sostanzialmente condannando l’economia depressa a restare quello che è.
Giova anche ricordare che il federalismo leghista nasce dal desiderio di trattenere sul territorio i redditi ivi prodotti; qui, all’inverso, si propone di redistribuire, attraverso la differenziazione degli aumenti di salari, una parte dei risparmi ottenuti al Sud. Davanti a questa truffa in procinto di essere perpetrata ai danni del Meridione passano persino in secondo piano le non del tutto nascoste volontà di ridimensionare ulteriormente il sindacato e di favorire le imprese che potranno delocalizzare impianti al Sud, risparmiando sul costo del lavoro.
Chi è che riparlava della Cassa del Mezzogiorno?
Nel Decalogo che disciplinava le recensioni del Giudizio Universale, una delle regole auree era che non si recensivano i collaboratori stabili della rivista. Come è noto, sui giornali il contrario accade invece abitualmente, e anzi occupa una parte consistente della sezione culturale. Non è nemmeno infrequente assistere a uno scambio di cortesie tra collaboratori che, a distanza di qualche tempo, si recensiscono reciprocamente i libri con commovente entusiasmo.
Quando un deplorevole costume s’instaura, dopo un po’ diventa un diritto per i beneficiari, e quando, per puro accidente, la libera discrezionalità del recensore infrange le maglie dello spirito di club e stronca il volume del collaboratore, quello diventa una bestia e a stento si trattiene dal recarsi in Procura per sporgere querela. L’esempio penalistico calza perfettamente al patetico caso verificatosi la scorsa settimana su Repubblica, quando il proceduralpenalista e sommo intellettuale, nonché collaboratore di Repubblica, Franco Cordero ha bacchettato tale E.A. per avere, sull’Espresso (dunque lo stesso gruppo editoriale) “lanciato invettive deterrenti” contro il suo Savonarola, ripubblicato dopo oltre 25 anni da Bollati Boringhieri. Cordero, il quale ha sempre cura che anche da una virgola traspaia la sua alta erudizione, comincia lamentando che il recensore abbia scritto del suo libro: “Se fosse un Tir porterebbe la scritta trasporti eccezionali” e replica: “La mappa letteraria annovera dei cicli, bretone, provenzale, stilnovo ecc., e icto oculi uno vede dove sia classificabile questa metafora ars poetica dei carrettieri. Emergono subito i livelli intellettuali: piglia i libri con le molle; conta i fogli; gli scappa la rabbia del numero (2426 pagine), stride: “Sì, avete letto bene”. Sinora ha esibito se stesso e detto tra noi esistono spettacoli migliori. Ecco, cola il veleno”.
E così via, seguendo la tesi che il recensore fosse troppo ignorante per leggere il volume e abbia, più o meno per cattiveria, detto male del testo, prima di leggerlo, e anzi forse senza averlo letto. Ora, che l’estensore con quella recensione non faccia lui una gran figura è probabile, e un lettore avveduto se ne rende conto di suo. Ma è corretto abusare dello spazio di cui si gode sul quotidiano, in quanto collaboratore, per fare a pezzi un recensore ostile? Con quella prosopopea, poi? Di Cordero insomma mai si dirà: “Quanta quies placidi tantast facundia Nervae, sed cohibet vires ingeniumque pudor (è Marziale. Mi perdonino i lettori ma se non si cita in latino, Cordero considera indegno chi scriva di lui).
Prendiamo il giornale di ieri, Non è che manchino argomenti di cui parlare. La RU 486, l’offensiva della Lega ai simboli nazionali, operai che salgono sulle gru per protestare contro il licenziamento, un detenuto risarcito perché ha vissuto in condizioni inumane. Pane per gli intellettuali, insomma. Cari scrittori, torna l’ora della militanza. E invece di cosa si occupa il fresco vincitore dello Strega Tiziano Scarpa, nella sua intervista a Vanity Fair? Di sparare a zero sul secondo di quel premio, Antonio Scurati. Una paginetta fitta e intera dedicata solo a quest’argomento. Che al limite, nonostante l’ineleganza, ci potrebbe pure stare, se gli intellettuali fossero quelli di una volta, che si aggredivano verbalmente per questioni ideologiche: ma insomma si può andare avanti col marxismo? Ma quello lì non l’ha capito che è finita l’epoca del neorealismo? E quell’altro, non è troppo fedele ai dogmi dello strutturalismo? Vanamente si cercherebbe un rigo del genere nell’intervista di Scarpa, che si limita, nella sostanza, a censurare che Scurati è un fetentone, che voleva vincere questo premio a tutti i costi. Anzi, Scarpa, esordisce così: “Ho capito che lo Strega non è una questione di copie che vendi in più, è una questione di potere”. Ora: se uno ragiona da ingenuo, non dovrebbe pensare che lo Strega è una questione di copie, bensì di qualità letteraria; se ragiona da furbo, dovrebbe sapere che le copie in Italia si vendono prima di tutto grazie al potere dell’editore. E’ imbarazzante provare a cercare una terza via per il nostro Scarpa. Che, peraltro, scrive per Einaudi, non proprio l’ultimo arrivato né un editore abituato a disimpegnarsi nei premi letterari: ciò che, forse per l’ebbrezza della vittoria, sembra diventato l’unico orizzonte culturale di Scarpa. Come ha fatto a vincere? Facile, c’erano “voti non controllabili”. E l’accusa di plagio, rispetto a un racconto di Anna Banti? Per forza, spiega. L’ha scritto Cappelletto, che scrive sulla Stampa, guarda caso il giornale dove scrive Scurati. Ci manca il riferimento ai soliti comunisti e siamo alla quadratura del cerchio. A inizio carriera lo ricordavo diverso, Ma, lo dice anche il detto popolare, ogni scarpa diventa scarpone.
- Domenica sono ricominciati i viaggi estivi di Paolo Rumiz per Repubblica. Il tema questa volta è “L’Italia sottosopra”, non nel senso letterale (che si fa poi inevitabilmente metaforico) dei vulcani e dei terremoti: “Cosa c’è sotto questo mare nero? Me lo sono sempre chiesto sulla rotta della Sicilia. Ora so darmi una risposta. Ho con me una carta geologica, la mia carta. Me l’ha data un grande geologo, Renato Funiciello, un elfo gentile del Profondo. Una mappa dai colori magnifici: violetto per i graniti, rosso per i vulcani, grigio per i tavolieri calcarei. Mostra spinte, scavalcamenti, fratture, derive e impressionanti collisioni. Sotto la superficie del mare disegna un altro mondo fatto di scarpate, valli, canyon, tavolati, catene montane”.
Il suo racconto si può leggere giorno per giorno qui.
- Harper’s Magazine ripercorre la figura del filosofo inglese Thomas Hobbes, e la sua forte influenza (attraverso Dick Cheney) sull’amministrazione Bush.
- L’agenzia fotografica Corbis, che fa capo a Bill Gates, compie 20 anni. Per celebrare l’anniversario ha raccolto in questa pagina le testimonianze di “scrittori, eroi, fotografi e persone che erano lì al momento dello scatto”. Peccato che la navigazione non sia agevolissima. Se ne parla anche qui.
- Funktastic ritorna sul caso fumettistico Ferrario-Miyazaki, paragonando l’autodifesa del disegnatore italiano a quella di Alvaro Vitali: “Durante il compito in classe la maestra dice a Pierino ‘Pierino, non puoi copiare da Giannalberto’ e Pierino ‘Ma maestra, lo sto omaggiando’ “.
- Il New York Times indaga sul fenomeno del doping nel baseball.
- Dopo il dilagare delle bevande energetiche/eccitanti (Red Bull e simili), qualcuno adesso prova a lanciare l’anti-energy drink. La canadese Slow Cow ha prodotto un infuso (a base di camomilla, valeriana ed altri ingredienti) che dovrebbe combattere lo stress ed aiutare a rilassarsi. Ma non esistevano già le tisane?
La proposta di affiancare bandiere ed inni regionali a quelli nazionali sta gettando nel panico i presidenti di Regione, che fino ad oggi ne ignoravano l’esistenza. Per fortuna, su repubblica.it c’è una piccola guida per non farsi trovare impreparati.
Qualche inconveniente potrebbe però capitare con gli inni delle regioni. Per esempio, ai mondiali di calcio 2010, prima degli incontri occorrerà eseguire le musiche di tutte le regioni contemporaneamente: con un risultato di avanguardia cacofonica che certamente avrebbe fatto felice Stockhausen, ma potrebbe lasciare perplessi alcuni tifosi. Preoccupazione anche per i calciatori: da anni cercano invano di imparare quello di Mameli, come reagiranno alla prospettiva di dover ricominciare tutto daccapo?
Sulla scarcerazione dell’ex terrorista, le reazioni in rete sono abbastanza unanimi.
PolisBlog racconta nel dettaglio “chi è l’esecutore materiale della strage di Bologna”.
Su Archivio900 c’è l’elenco, freddo e interminabile, dei crimini da lui commessi dal 1976 fino alla cattura nel 1981.
Il Messaggero raccoglie alcune reazioni indignate: “Vergognosa indulgenza”.
Sasaki Fujika scrive: “Ora, 26 anni di carcere non sono due righe. È roba dura e seria, non la si augura a nessuno. È che leggere il giorno dopo esatto in cui avvenne ventinove anni fa la stessa strage per la quale un uomo è stato condannato in via definitiva che da oggi è libero e che nulla, nonostante sia un ergastolano, pluriomicida e riconosciuto stragista, abbia più a dovere nei confronti dello Stato e in fin dei conti miei, sia pure quel ‘fine della pena: mai’ scritta su ogni pezzo di carta che lo riguardi, mi rende davvero perplesso. E nervoso.”
Claudio Cicali ricava da questa vicenda una morale amara: “Se sei giovane e vuoi uccidere un centinaio di persone, fallo pure. Ti farai 26 anni di carcere, di cui 5 con solo l’obbligo del pernottamento. Nel frattempo però troverai un lavoro, farai un figlio e potrai fare tanti progetti per il futuro”.
Il più arrabbiato è però Mario Adinolfi: “Il peggiore assassino della storia italiana, l’uomo responsabile per sentenze passate in giudicato della morte di novantadue persone e del ferimento di altre duecentoventicinque, non ha mai trovato un magistrato che avesse un dubbio d’opportunità sull’aprire o meno le porte del carcere per lui. Oggi, in un articolo vergognoso scritto sul principale quotidiano italiano dal giornalista che sulla mitizzazione di Mambro e Fioravanti ha costruito denari e carriera, ci viene spiegato che il terrorista è libero per normali meccanismi di legge. Non c’è una riga che spieghi che quei meccanismi sono discrezionali, non automatici. Non c’è una riga che spieghi che Mambro e Fioravanti hanno trascorso realmente in carcere poco più di quindici anni, un paio di mesi per ogni morto ammazzato e da tutti dimenticato. Tutti, tranne i familiari delle vittime, di tutte le vittime, nessuna delle quali mette in dubbio la colpevolezza di Mambro e Fioravanti. A loro il giornalista riserva una concessione sulla libertà improvvisa del terrorista: ‘Possono legittimamente rammaricarsene, però…’. Possono. Grazie.”
In molti ricordano la canzone degli Offlaga Disco Pax dedicata a lui: “Sensibile”.
Valerio Fioravanti, intanto, ammette di essere libero proprio “grazie alla Costituzione antifascista”. Ma dà anche le sue indicazioni alla Procura: “Adesso lavori sulla pista palestinese”.
Secondo Paolo Bolognesi, “Adesso andrà in Parlamento”.

Dallo show a Parigi, “I love Silvio” alla prossima pubblicazione di un libro sulla vicenda, magari con un editore inglese. Non so voi, ma io già non ne posso più della D’Addario, e comincio a provare un certo malessere per l’alone eroico che continua a circondarla.
Stiamo pur sempre parlando di una che era salita per battere a Palazzo Grazioli, che ha provato a spuntare là per là qualche vantaggio dalla conoscenza a proposito di certi permessi edilizi, che nel frattempo, non certo per idealismo, registra tutto con il telefonino e che poi cerca di massimizzare questa meschina notorietà. Trovo carino che “Repubblica” tutti i giorni continui a porre le fatidiche dieci domande a Berlusconi, ma forse sarebbe anche ora che smettesse di informarci sulla D’Addario dalle colonne di cronaca (in attesa di trasferire le notizie nella cultura) e di sponsorizzarla, visto che di quel degrado che alcune di quelle dieci domande correttamente suggeriscono la D’Addario partecipa con grande ambizione. Poi forse c’è il rischio che la signora si risenta, e anche quello che la morbosa curiosità del pubblico rimanga inappagata.
Ma combattere il berlusconismo, al di là di Berlusconi, comporta qualche sacrificio, in nome della coerenza.
Marco Lamperti segnala che fra le tante norme accozzate nel “decreto Anticrisi” c’è anche quella che “sopprime, di fatto, il ruolo del ministero dell’Ambiente nel delicato iter autorizzativo per la realizzazione di centrali di produzione e per le reti di distribuzione di energia”.
L’idea è partita dal ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, che ha chiesto di eliminare gli intralci burocratici al fine di velocizzare le grandi opere.
In effetti, con tutte le centrali che occorre costruire, non vorremo mica perdere tempo a chiedere i pareri della Commissione Via-Vas (Valutazione Impatto Ambientale), della Commissione Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) o addirittura agli enti locali? Con una manovra tipicamente centralistica, le autorizzazioni verranno adesso affidate ad una serie di commissari straordinari nominati dal governo.
Ringraziamo poi che sono moderati: a voler semplificare davvero si potrebbe tranquillamente abolirlo, questo ministero per l’Ambiente (e sarebbe pure un bel risparmio). Per non parlare di tutti gli intralci che si eviterebbero se rinunciassimo, oltre al ministero, all’ambiente stesso.
Questa cosa delle dieci domande sta diventando una moda.
Stavolta le pone Altroconsumo a Michela Vittoria Brambilla, a proposito del portale italia.it: sulla sua utilità, i costi, gli aspetti legali, gli sponsor ed altre questioni che meritano un chiarimento.
Ne aggiungono altre i lettori, nei commenti.
(Segnalazione di Mantellini)

