La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010








Contro il target,
Bollati boringhieri 2008



Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008




Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003




Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento





Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999




Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento



October, 2009

Il Fermacarte
October 30th, 2009


Il Sudafrica ricorda quanti suoi figli sono morti misteriosamente mentre erano in carcere. Secondo la versione delle autorità – a cui forse la maggioranza della comunità bianca, ma non certo la comunità nera, ha potuto prestar fede – quelle persone si sono uccise impiccandosi con la cintura, o sono scivolate sul sapone mentre facevano la doccia, o avevano la tendenza a saltare dalle finestre degli edifici in cui venivano tradotti per essere interrogati. Oppure – ci è stato detto – morivano per le ferite che si infliggevano spontaneamente. Nel settembre 1977, una versione irrazionale e inattendibile fu fatta circolare a proposito della morte di Steve Biko, il giovane studente fondatore del Black Consciousness Movement, di cui si disse che era morto fracassandosi la testa contro un muro in seguito a un alterco con i poliziotti che lo stavano interrogando.

(da Non c’è futuro senza perdono, di Desmond Tutu, pag.21)

E meno male che oggi non siamo nel Sudafrica dell’apartheid, eh. Da noi l’immancabile versione delle autorità si accontenta della buona vecchia “caduta dalle scale”.



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Il Fermacarte
October 29th, 2009


L’onorevole Guido Mazzarini era il personaggio più ricco, e più odiato, di Costanova. Era riuscito a farsi eleggere grazie ad un suffragio ben pagato in alcuni collegi, ma i suoi compaesani non accettavano questo risultato.

C’era pure chi invocava pubblicamente il suo omicidio. Fra i più chiassosi v’era Leopoldo Paroni, presidente del locale Circolo Repubblicano. Paroni pensava che ad ammazzarlo dovesse pensarci qualche malato terminale, che non avesse nulla da perdere. “Quando uno non sa più che farsi della propria vita, perdio, se non fa così è un imbecille!”.

E “imbecille!” era andato urlando quella sera, fra una ventina d’altri energumeni che affollavano il caffè, alla memoria di Lulù Pulino: un pover’uomo che aveva osato uccidersi senza prima ammazzare il Mazzarini. “Sì, sì, lo dico e lo sostengo: imbecille! Gliel’avrei pagato io il viaggio!”, continuava ad argomentare furioso.

Fra i presenti c’era un altro malato terminale, che stava pure lui per mettere fine alla propria vita.
Prima però voleva compiere un’ultima azione. Seguì Paroni sulla strada di casa, lo aspettò davanti alla porta, entrò insieme a lui. Aveva una rivoltella nel pastrano, e la tirò fuori. “Ho visto Mazzarini, a Roma” disse truce. “Mi ha detto: non fare l’imbecille. Prima di ucciderti, corri a Costanova e ammazzami Leopoldo Paroni”.

Paroni tentò d’insorgere: “Ma c’è differenza, perdio! Io non sono Mazzarini!”. Ma che differenza poteva fare agli occhi di un malato terminale, cui ormai non importava di nulla e di nessuno? “Quando uno non sa più che farsi della propria vita…” l’aveva detto lui, no?

imbecille

Questa la trama del perfido racconto “L’imbecille” di Luigi Pirandello (pubblicato nel 1912) dove la tentazione di uccidere il politico di turno viene rivolta contro chi la predicava.
E alla fine restiamo a chiederci: chi è il vero imbecille, in questo gioco al massacro?
Il racconto si può leggere per intero qui.

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Il Fermacarte
October 21st, 2009


Era già da un po’ di tempo che il popolo aveva la sensazione di trovarsi in un brutto sogno. Tutti stavano ormai cambiando atteggiamento nei confronti del governo, e perfino la Chiesa cattolica – il cui sostegno era stato fino ad allora totale – si mostrava sempre più perplessa.
Ma questo, di per sé, non sarebbe certo bastato a far vacillare il dittatore; e in effetti, non v’era nulla in assoluto che potesse farlo vacillare: a parte lui stesso, e la sua età. Avanti con gli anni, sapeva che era giunto il momento di nominare un successore. Un uomo fidato, che potesse perpetuare il suo regime anche dopo la morte ed impedisse alla sinistra di arrivare al potere.
Così, esattamente 40 anni fa, il generale Francisco Franco scelse Juan Carlos di Borbone come proprio delfino:

JuanCarlos

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Il Fermacarte
October 16th, 2009


Il bel film romeno “Racconti dell’età dell’oro” è dedicato agli anni della dittatura di Ceausescu. Uno degli episodi è centrato sulle correzioni cui venivano sottoposte le fotografie ufficiali, con una piccola equipe che lavorava a uno di questi casi. A volte si trattava di eliminare alcune persone dall’immagine, specialità nella quale avevano già raggiunto punte d’eccellenza gli specialisti staliniani. Nel film, si trattava di mandare in stampa la foto di un incontro tra il capo dello Stato e il presidente francese Giscard d’Estaing. Ci sono diverse cose che non vanno. Il francese è troppo più alto: E va bene, facciamo più alto anche Ceausescu. Ma…cambiano tutte le proporzioni, eccepisce uno dei fotografi. Non si discute!

Okay, dopo l’altezza rimane un dettaglio che infastidisce. Giscard ha il cappello ben calato sulla testa, Ceausescu ha invece il capo scoperto, e il capello nella mano sinistra che scende di lato. I rappresentanti del partito dicono che così proprio non va: e come se il leader comunista, quasi in segno di sottomissione, si togliesse il cappello davanti a un esponente del sistema capitalistico. Sul piano simbolico è inaccettabile! E così via a calzargli il cappello in testa. Peccato che la fretta giochi un brutto tiro, e nella rettifica i fotografi dimentichino di levarglielo dalla mano, così Ceausescu, nella versione taroccata, ha due cappelli, uno sul capo e l’altro in mano, come un saltimbanco colto in una pausa del suo esercizio. Bisogna ben meditare su questi fatti, e sul giusto discredito che gettano sul totalitarismo comunista.

Solo con il comunismo sarebbero possibili questi o episodi simili, tipo che qualcuno ritocchi le rughe o i capelli del capo del governo per farlo apparire più giovane e dignitoso. O peggio, potrebbe saltare in testa al capo del governo di rendere inutile la correzione fotografica, rettificandosi egli stesso e facendo comparire una bella chioma dove prima c’era una dignitosa calvizie. E’ anche ricordando eventi così apparentemente minimi che dobbiamo tenere desta l’attenzione contro gli epigoni del comunismo e delle sue falsificazioni. Non vogliamo più sentire frasi come quella sprezzante che Ceasescu era solito pronunciare ai comizi: Alla democrazia ghe pensi mi.

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Il Fermacarte
October 15th, 2009


Negli ultimi tempi la Rai gode di cattiva  fama: da più parti la si accusa d’essere faziosa, altri lamentano invece il suo calo qualitativo.
Eppure, senza grandi clamori, la nostra tv di Stato sta concedendo sempre più spazio alla cultura. Anche in prima serata: giovedì scorso, per puro caso, ho scoperto ad esempio che su Raidue stava andando in onda (addirittura in diretta!) uno spettacolo teatrale d’avanguardia.
C’erano due attori che improvvisavano con una complessa tecnica di sovrapposizione vocale – presumibilmente mutuata dall’opera lirica, in particolare i duetti comici di Rossini – e sfoggiavano un’eccezionale abilità nel parlarsi sopra l’uno sull’altro, creando una trama linguistica incomprensibile.
Sul ruolo di un terzo personaggio, che resta in mezzo tra i due antagonisti assistendo compiaciuto alla loro performance, si potrebbero invece formulare svariate ipotesi: straniamento brechtiano? Metafora dell’ipertrofia comunicativa che ci circonda?

Nel video qui sotto si può comunque assistere ad un frammento dello spettacolo, intitolato significativamente “Anno Zero”:

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Il Fermacarte
October 14th, 2009


dante-alighieri

Dai piani alti è giunto in questi giorni il consiglio di “ribellarsi agli anti-italiani”. Mi pare un chiaro attacco a Dante Alighieri: un signore che sputtanò in lungo e in largo il nostro Paese, ma – nonostante ciò – continua a far parte di tutti i programmi scolastici (i quali lo sappiamo da che parte stanno).

Cosa viene fatto studiare ai nostri ragazzi? Passi come questo:

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!

Quell’ anima gentil fu così presta,
sol per lo dolce suon de la sua terra,
di fare al cittadin suo quivi festa;

e ora in te non stanno sanza guerra
li vivi tuoi, e l’un l’altro si rode
di quei ch’un muro e una fossa serra.

Cerca, misera, intorno da le prode
le tue marine, e poi ti guarda in seno,
s’alcuna parte in te di pace gode.

Che val perché ti racconciasse il freno
Iustinïano, se la sella è vòta?
Sanz’ esso fora la vergogna meno.

Ahi gente che dovresti esser devota,
e lasciar seder Cesare in la sella,
se bene intendi ciò che Dio ti nota,

guarda come esta fiera è fatta fella
per non esser corretta da li sproni,
poi che ponesti mano a la predella.

O Alberto tedesco ch’abbandoni
costei ch’è fatta indomita e selvaggia,
e dovresti inforcar li suoi arcioni,

giusto giudicio da le stelle caggia
sovra ‘l tuo sangue, e sia novo e aperto,
tal che ‘l tuo successor temenza n’aggia!

Ch’avete tu e ‘l tuo padre sofferto,
per cupidigia di costà distretti,
che ‘l giardin de lo ‘mperio sia diserto.

Vieni a veder Montecchi e Cappelletti,
Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura:
color già tristi, e questi con sospetti!

Vien, crudel, vieni, e vedi la pressura
d’i tuoi gentili, e cura lor magagne;
e vedrai Santafior com’ è oscura!

Vieni a veder la tua Roma che piagne
vedova e sola, e dì e notte chiama:
«Cesare mio, perché non m’accompagne?».

Vieni a veder la gente quanto s’ama!
e se nulla di noi pietà ti move,
a vergognar ti vien de la tua fama.

(Dante, Purgatorio, canto VI, vv.76-117)

Poniamo il problema all’attenzione del Ministro Gelmini. È possibile che nelle scuole italiane si dia voce a libri politicizzati, nei quali si incita ad odiare il proprio Paese?

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Il Fermacarte
October 12th, 2009


roberspierre

E’ uscito da poco per Einaudi un piccolo libello (121 pagine) che si occupa della figura di Roberspierre.

Augustin Roberspierre, per l’esattezza (o “Bonbon” come veniva chiamato confidenzialmente): il fratello minore del Grande Giustizialista. Minore d’età e di spessore politico, nonché – si potrebbe fin troppo facilmente ironizzare – di intelletto.

E invece Sergio Luzzatto, muovendosi tra le pieghe dei documenti, va a scoprire un personaggio il cui interesse non si limita alla curiosità da buco della serratura. Né ad un profilo psicologico inevitabilmente segnato dall’ingombrante Maximilien, al quale fu talmente devoto da “farsi giustiziare” insieme a lui il 28 luglio 1794.

Già dal paradossale sottotitolo “Il Terrore dal volto umano”, l’autore sembra quasi suggerire il dubbio che fra il due fratelli fosse proprio il povero Augustin ad averla vista giusta. Se Maximilien fu un “burocrate della ghigliottina”, chiuso nelle sue stanze, e col passare del tempo sempre meno capace di rendersi conto della realtà, Augustin andò a sporcarsi le mani come emissario della Rivoluzione in giro per la Francia: era uno degli incarichi più rischiosi, quello di portare il nuovo regime in un paese ancora tutt’altro che unificato (e che Luzzatto descrive come un epico di far west).

Ma la dicotomia non si ferma qui. Augustin fu in realtà un giacobino molto particolare, “dal volto umano appunto”: che proprio dall’aver toccato con mano la realtà del Terrore, e sentito fin troppo l’odore del sangue, ricavò la convinzione che – perché gli ideali della Rivoluzione si realizzassero – era necessario che la “Rivoluzione permanente” finisse. E che soltanto una riconciliazione nazionale, mettendo fine alle vendette incrociate e alla violenza di Stato, poteva evitare il crollo. Scrive Luzzatto a pagina 62, che Augustin non attese

“(…) l’inverno dell’anno II per riconoscere, sotto la superficie delle incombenze anche più gravi e più grevi di un rappresentante in missione, un mandato ulteriore e decisivo: non consegnarsi per intero alle logiche dell’oltranzismo. Dell’oltranzismo parigino, quale si esprimeva nella politica della Montagna, e più ancora dell’oltranzismo provinciale, di cui i convenzionali in missione si limitavano spesso a valere da interpreti passivi. Con netto anticipo sulla maggioranza dei montagnardi, Roberspierre jeune comprese la necessità di sfrondare la rete periferica degli esagerati, fermando la mano di coloro per i quali la Rivoluzione pareva risolversi – sotto i pretesti più vari – in un regolamento di conti fra vicini di città, o vicini di paese, o vicini di casa.”

Probabilmente era comunque troppo tardi, avesse pure Maximilien ascoltato la timida voce del fratello minore, per salvare qualcosa (e certo, se non si è capaci di farsi ascoltare, anche avere ragione non è che serva a molto). Sarebbe peraltro scorretto ricavare paralleli espliciti fra questa storia e certi odierni “rappresentanti del popolo”, apparentemente assai diversi dai due Roberspierre; tuttavia ci sono dei lampi di attualità sconvolgenti in questa storia, e valga per tutti questo passo alle pagine 43-44:

“Per un secolo dopo il Novantatre, il tema pruriginoso del rapporto fra i convenzionali in missione e le donne sarebbe stato un chiodo fisso della polemica reazionaria. Dagli smilzi libelli dei pennivendoli termidoriani ai volumoni di uno storico del rango di Hippolyte Taine, i detrattori della Prima Repubblica non avrebbero perso una sola occasione per alimentare la leggenda nera del rappresentante del popolo come uomo lubrico, altrettanto affamato di sesso che di potere, denaro, violenza. Né avrebbero perso l’occasione per alimentare, in parallelo, la leggenda delle donne al suo seguito come altrettante malefemmene. Attrici di mezza tacca, sessualmente disponibili perché elettrizzate dalla prospettiva di sfilare per le strade del borgo nei giorni di festa, ritte sopra un carro, impersonando una seminuda Dea della Ragione. Lolite senza scrupoli, pronte a sacrificare al potente di turno il falso idolo della loro verginità.”

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Il Fermacarte
October 7th, 2009


la_battaglia_di_lepanto

Certo che questi giudici della Consulta sono davvero eversivi.

Non solo bocciano il Lodo Alfano, intestardendosi sull’antiquato articolo 3 della Costituzione (che sancirebbe l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, pensate un po’).

Ma soprattutto, per farlo hanno scelto l’anniversario della Battaglia di Lepanto: lo storico scontro che salvò la nostra civiltà dall’assalto degli infedeli.

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Il Fermacarte
October 6th, 2009


Mmh, eccomi qui, comincio a essere nervosa. Se uno ha un carattere può fare tutte le esperienze che vuole, ma l’ansia a un certo punto riaffiora sempre. Beh, certo l’ambiente non aiuta, non è quello che si dice un posto informale. Okay, sempre meglio che farlo in macchina, no? Uhu, ma davvero la vorrà lasciare accesa questa televisione? E’ stato garbato, per la verità, galante. Un po’ stucchevole però. Poi quei capelli finti in testa, brrr, ma non si rende conto che è ridicolo?

Arrivo presto, mi ha detto, sistemati come vuoi, quella è la stanza. L’unica caduta di tono quando mi ha sibilato quell’insulto. Non ho capito bene, puttana credo volesse dire, ma deve aver parlato milanese, sì, credo fosse, dialetto… puten o putin non ho capito bene. Mah, se fa il porco è anche più eccitante. Oddio, eccitante. Me lo dico da sola perché le premesse non sono per niente buone. Ma si potrà almeno abbassare il volume di questa cosa? Quel tipo che mi ha fatto salire mi ha spiegato poco. Dice che lui vuole farlo mentre guardiamo la televisione. Ah, un film porno, scommetto. Il tipo ha fatto un ghigno, no, ha altri gusti, mi ha detto.

Vediamo, che trasmissione è questa? Uhm, Annovero. Non ne ho mai sentito parlare. Così lo eccita farlo mentre va in onda una trasmissione così. Toh, carina quella tipa, mi pare di averla già vista… ah, già, l’ultima raccomandazione che mi ha fatto quello prima di entrare nel palazzo, di non fargli domande. Niente domande, intesi? Lì mi è sembrato persino minaccioso, ma sono io che devo essermi suggestionata. E cosa dovrei domandargli poi, non ho capito nemmeno bene chi è. E poi quel tale ha aggiunto che se faccio la brava mi sistema. Un bel lavoretto. Mi piacerebbe anche un posto fisso, gli ho detto, magari la cassiera. Quello si è fatto una risata. Non è il caso di volare così basso, piccola. Chissà che voleva dire. Ero già distratta quando mi ha chiesto un’altra cosa, una cosa come sei mai stata in collegio? Chissà che gliene frega.

Una mia amica è già stata qui. Dice che è stata una noia mortale, che a lui non gli si allungava nemmeno con la pinza, però continuava a gridare è una menzogna, io sono a posto, lo dice anche il giornale. Eh sì, meglio che mi disponga al peggio. Potrei sempre fargli una battuta sulle erezioni politiche. E’ una frase che ha tirato fuori quella mia amica che dicevo. Dio, che sonno. Non so, non vorrei giudicare prima. Ma mi sa tanto che sarà una cosa da vomitare.

(prerecensione pubblicata sulla pagina facebook dei Pregiudizi Universali. E ora c’è anche il blog)



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Il Fermacarte
October 3rd, 2009


banchi-vuoti

Qui sopra, i leader dell’opposizione al momento di votare contro lo scudo fiscale.

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Quando non è un refolo di vento, è il sovrapporsi di un impegno o un difetto di prontezza o un vuoto di memoria: quella carta che volevamo leggere o rileggere ci è stata ormai portata via. Un gran dispiacere, quasi come quello di chi ha visto la nave staccarsi dal porto e una cara persona partire. In tutte le sezioni del "Fermacarte" propongo articoli scovati da qualche parte, specialmente inerenti ai temi di cui si sono occupati i miei libri (carcere, sport, sociologia dei consumi, notariato), con l’obiettivo di rendere su tali argomenti il sito uno strumento di consultazione che si rinnova e segue l’attualità. Qualche volta invece di notizie o articoli letti altrove possono essere pensieri o appunti personali, pure quelli perennemente a rischio di essere travolti e dimenticati. Ma tra le carte svolazzanti e imprigionate magari si troveranno anche altre cose, di argomenti svariati, perché è proprio da ciò che è più casuale o trasversale che nascono spesso le riflessioni più intense e produttive...

(disegno originale di Guido Scarabottolo)