La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
L’immagine che non vedete qui sopra è una fotografia. Fu scattata da Yousuf Karsh nel 1974, e come tutte le sue foto è uno splendido ritratto in bianco e nero che raffigura un personaggio molto potente.
Karsh immortalò quasi tutti i grandi del secolo scorso, mettendo simbolicamente sullo stesso piano politici e scienziati, esploratori degli spazi celesti e dei fondali marini, architetti e musicisti. E in particolare, il personaggio di questa foto è uno scrittore.
Pur non rientrando fra i più celebri di Karsh (e infatti non lo troverete facilmente in giro) il ritratto di Norman Mailer colpisce perché in esso sembra raffigurata l’idea stessa dell’intellettuale del Novecento: autorevole, temuto, influente.
Mailer guarda fisso l’obiettivo, con tranquilla spavalderia: si capisce subito che del nostro giudizio non gliene frega nulla, perché è lui che giudica noi. È il suo mestiere, del resto, e non c’è nulla che possa condizionare la sua rettitudine: le sue ciglia lievemente piegate all’insù potrebbero addirittura suggerire qualcosa di diabolico in questo spocchioso individuo che tutto sa e tutto critica (e a cui nessuno, guardandolo, verrebbe di chiedere “Ma perché tu e non un altro?”).
Infine ci sono le mani. Come in molti ritratti di Karsh sono congiunte, ma è improbabile che Mailer stia pregando qualcuno lassù: non sono infatti rivolte al cielo, ma dritte verso di noi. Perché è noi che sta scrutando, e da un momento all’altro ci aspettiamo che prenda in mano la penna per massacrarci con stile.
Poche immagini come questa possono rendere la distanza fra la percezione che avevamo degli intellettuali negli anni ‘70, e la sostanziale indifferenza che li circonda oggi.
Possiamo ricordare con nostalgia quel periodo, maledicendo tempora e mores. Oppure possiamo essere brunettianamente contenti che il libero mercato abbia quasi spazzato via un’élite di scribacchini autonominati.
A Giudizio Universale invece abbiamo sempre creduto che l’intellettuale debba continuare a perseguire proprio quell’autorevolezza che parrebbe ormai così fuori moda: convinti che cedere alla moda, in questo caso, toglierebbe ogni gusto all’umano bisogno di capire (e di giudicare, appunto) le cose del mondo.
Un’attività che tutt’oggi può essere vitale, anche giocando con le sue stesse forme consolidate. Ad esempio recensendo una fotografia senza farla vedere. O “prerecensendo” – per così dire – un libro dichiaratamente prima di averlo letto, in modo da esplicitare i nostri pregiudizi.
Quest’ultima è infatti l’idea che muove il “Pre-Giudizio”, sulla nuova pagina di facebook che prepara il ritorno del Giudizio Universale vero e proprio. La trovate qui.
Lascia la tua Opinione

