La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010








Contro il target,
Bollati boringhieri 2008



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Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008




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Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003




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Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999




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Il Fermacarte
October 12th, 2009


roberspierre

E’ uscito da poco per Einaudi un piccolo libello (121 pagine) che si occupa della figura di Roberspierre.

Augustin Roberspierre, per l’esattezza (o “Bonbon” come veniva chiamato confidenzialmente): il fratello minore del Grande Giustizialista. Minore d’età e di spessore politico, nonché – si potrebbe fin troppo facilmente ironizzare – di intelletto.

E invece Sergio Luzzatto, muovendosi tra le pieghe dei documenti, va a scoprire un personaggio il cui interesse non si limita alla curiosità da buco della serratura. Né ad un profilo psicologico inevitabilmente segnato dall’ingombrante Maximilien, al quale fu talmente devoto da “farsi giustiziare” insieme a lui il 28 luglio 1794.

Già dal paradossale sottotitolo “Il Terrore dal volto umano”, l’autore sembra quasi suggerire il dubbio che fra il due fratelli fosse proprio il povero Augustin ad averla vista giusta. Se Maximilien fu un “burocrate della ghigliottina”, chiuso nelle sue stanze, e col passare del tempo sempre meno capace di rendersi conto della realtà, Augustin andò a sporcarsi le mani come emissario della Rivoluzione in giro per la Francia: era uno degli incarichi più rischiosi, quello di portare il nuovo regime in un paese ancora tutt’altro che unificato (e che Luzzatto descrive come un epico di far west).

Ma la dicotomia non si ferma qui. Augustin fu in realtà un giacobino molto particolare, “dal volto umano appunto”: che proprio dall’aver toccato con mano la realtà del Terrore, e sentito fin troppo l’odore del sangue, ricavò la convinzione che – perché gli ideali della Rivoluzione si realizzassero – era necessario che la “Rivoluzione permanente” finisse. E che soltanto una riconciliazione nazionale, mettendo fine alle vendette incrociate e alla violenza di Stato, poteva evitare il crollo. Scrive Luzzatto a pagina 62, che Augustin non attese

“(…) l’inverno dell’anno II per riconoscere, sotto la superficie delle incombenze anche più gravi e più grevi di un rappresentante in missione, un mandato ulteriore e decisivo: non consegnarsi per intero alle logiche dell’oltranzismo. Dell’oltranzismo parigino, quale si esprimeva nella politica della Montagna, e più ancora dell’oltranzismo provinciale, di cui i convenzionali in missione si limitavano spesso a valere da interpreti passivi. Con netto anticipo sulla maggioranza dei montagnardi, Roberspierre jeune comprese la necessità di sfrondare la rete periferica degli esagerati, fermando la mano di coloro per i quali la Rivoluzione pareva risolversi – sotto i pretesti più vari – in un regolamento di conti fra vicini di città, o vicini di paese, o vicini di casa.”

Probabilmente era comunque troppo tardi, avesse pure Maximilien ascoltato la timida voce del fratello minore, per salvare qualcosa (e certo, se non si è capaci di farsi ascoltare, anche avere ragione non è che serva a molto). Sarebbe peraltro scorretto ricavare paralleli espliciti fra questa storia e certi odierni “rappresentanti del popolo”, apparentemente assai diversi dai due Roberspierre; tuttavia ci sono dei lampi di attualità sconvolgenti in questa storia, e valga per tutti questo passo alle pagine 43-44:

“Per un secolo dopo il Novantatre, il tema pruriginoso del rapporto fra i convenzionali in missione e le donne sarebbe stato un chiodo fisso della polemica reazionaria. Dagli smilzi libelli dei pennivendoli termidoriani ai volumoni di uno storico del rango di Hippolyte Taine, i detrattori della Prima Repubblica non avrebbero perso una sola occasione per alimentare la leggenda nera del rappresentante del popolo come uomo lubrico, altrettanto affamato di sesso che di potere, denaro, violenza. Né avrebbero perso l’occasione per alimentare, in parallelo, la leggenda delle donne al suo seguito come altrettante malefemmene. Attrici di mezza tacca, sessualmente disponibili perché elettrizzate dalla prospettiva di sfilare per le strade del borgo nei giorni di festa, ritte sopra un carro, impersonando una seminuda Dea della Ragione. Lolite senza scrupoli, pronte a sacrificare al potente di turno il falso idolo della loro verginità.”

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