La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Da un articolo di Sergio Zavoli pubblicato oggi sul Quotidiano Nazionale, scopro che c’è in Parlamento una proposta di legge per regolamentare i programmi televisivi rivolti ai minori: “un regolamento in base al quale possano accedere al palinsesto i programmi televisivi nati per i minori solo se rispondenti alla necessità di promuovere e salvaguardare scopi socio-educativi, conseguibili attraverso modalità linguistiche, espressive, concettuali certificate da una sorta di bollino che indichi un si trasmetta oculato e vincolante”.
Alla parola “bollino”, viene subito da storcere la bocca: messa così, la proposta non sembra in effetti delle più liberali e sarebbe forte la tentazione di liquidarla ideologicamente.
Ma d’altra parte qui non si parla di modelli morali, ma di salute: in particolare, la salute dei bambini. E in questo senso bisogna ammettere che si va a toccare un tasto dolente della nostra società, nella quale proprio certi messaggi televisivi – la pubblicità dei fast food, per esempio – sembrano avere un nesso diretto con l’obesità infantile: che può sembrare magari una cosa da poco (almeno a confronto con il miliardo di persone che muore perché di cibo non ne ha abbastanza) ma più probabilmente sono due facce dello stesso problema.
Dove finisce allora la libertà dell’azienda di fare affari (anche tramite la pubblicità), e dove comincia quella del bambino a non subire condizionamenti dannosi per la propria salute? Un dilemma non facile, anche perché i dati concreti sulla situazione attuale fanno impressione:
[...] un bambino italiano che mediamente consumi 3 ore al giorno di televisione, nell’arco di un anno riceve 32.850 messaggi alimentari: 1 ogni 5 minuti, contro 1 ogni 10 nel resto d’Europa. Il rapporto tra questa specifica comunicazione e i comportamenti dei minori è stato sottoposto ad analisi da 24 reti televisive in 11 Paesi Europei, e la situazione italiana è risultata la peggiore.
Forse non è un caso che sia proprio l’Italia il paese europeo con il maggiore tasso di obesità infantile: quello dove l’universo del superfluo colpisce l’immaginario dei piccoli con la maggiore potenza di fuoco.
Certo si può discutere sull’efficacia della soluzione proposta, come più in generale pare utopistico (se non orwelliano) pretendere che la tv sia una buona maestra di vita ed offra alle giovani generazioni modelli positivi (ed in questo caso, salutisti). Ma almeno le si può chiedere di non offrirne di pessimi, questo sì.
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