La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento

Nel carteggio uscito di recente fra Michel Houellebecq e Bernard-Henri Lévi, ci sono molti passaggi brillanti. A volte i due intellettuali restano sul piano di un autoreferenziale palleggiamento di idee senza grandi pretese, altre invece estraggono spunti che meriterebbero d’essere approfonditi.
Per esempio, l’autore delle Particelle Elementari scrive a pagina 48: “Rari, rarissimi sono gli adulti che intuiscono quanto i bambini siano alla ricerca, nei genitori, di qualsiasi segno che indichi la maniera in cui convenga affrontare il mondo; quanto, nei pochi anni che precedono la catastrofe puberale, la loro intelligenza sia acuta, vibrante, pronta alla sintesi e alle conclusioni generali. Rari sono gli adulti che capiscono che ogni bambino è, naturalmente e senza sforzi, un filosofo“.
La definizione del bambino come filosofo – fulminante nella sua semplicità – ricorda la prospettiva, in apparenza lontanissima, adottata da Maria Montessori: laddove si ribalta il luogo comune che vede “il bambino dentro l’adulto” per scoprire, e valorizzare, “l’adulto dentro il bambino”. Ed in questo senso anche la filosofia sembra nascere non tanto dall’esperienza – quante cose so? – ma dalla capacità di sintetizzare ciò che so in modo originale (unita ovviamente ad una inesauribile curiosità).
Comunque il concetto, per quanto sorprendente rispetto allo stereotipo consolidato, non è nuovo: già il poeta inglese William Wordsworth si era spinto a ritenere il bambino come il migliore dei filosofi. Speriamo che Houellebecq e Lévi non si offendano.
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